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Bene FI dialogante – Intervista al Corriere della Sera

4 gennaio 2017 di Maurizio Lupi

Quella del 2013 con le larghe intese era la strada giusta

ROMA La prima premessa è chiara: «Non si fanno leggi elettorali per sfavorire qualcuno — come il M5S — o per favorire altri. La storia insegna che, quando ci si prova, si fallisce sempre: la Dc volle il Mattarellum, che ne decretò la definitiva sconfitta». La seconda lo è ancora di più: «Le larghe intese non si annunciano, né si fanno prima delle elezioni, altrimenti sarebbero coalizioni. Possono essere una necessità del Paese in alcuni periodi storici per affrontare emergenze e contingenze cruciali, come è stato in questa legislatura». Ma le conclusioni di Maurizio Lupi, capogruppo Ncd alla Camera, sono quelle di chi resta possibilista rispetto ad un futuro Parlamento che possa ancora vedere la collaborazione tra le «forze che hanno a cuore la cultura di governo del Paese», purché sappiano «dare risposte serie ai cittadini: sono loro che decidono chi vince».

Il rischio è che il prossimo Parlamento abbia tre schieramenti e ingovernabilità. Come lo si evita? «Innanzitutto con proposte concrete e credibili. Perché io credo che la frammentazione potrebbe perfino arrivare a un esito quadripolare: Grillo, il Pd, il centro e la destra. In ogni caso, l’esigenza dovrà essere quella di dare rappresentanza alla volontà popolare con il proporzionale, inserendo però dei meccanismi che favoriscono la governabilità, come un premio alla lista o alla coalizione che vince. Noi come Ncd abbiamo già presentato una proposta».

Ma voi con chi pensate di allearvi? Con Berlusconi, che non vuole essere «costretto» ad accordi con Salvini? «Noi abbiamo sempre auspicato che il centro torni ad essere unito, l’Ncd nasce proprio per rimettere insieme una proposta forte dei moderati, dei liberali, dei popolari. I nostri paletti sono sempre stati due: no alla sinistra e no alla destra lepenista. Spetterà a FI e a Berlusconi scegliere se andare dietro, in posizione minoritaria, all’asse Lega-Fdl che rappresenta secondo i sondaggi un 15-18% dei voti, o se ripartire con slancio con una proposta moderata che potrebbe davvero far risalire questa area di centro al 20-22%, rendendola determinante per il processo politico. Noi comunque lavoreremo in ogni caso ad una riaggregazione dell’area moderata».

Vede segnali da Berlusconi che vanno nella direzione che lei auspica? «Aveva scelto la strada giusta nel 2013 con le larghe intese, e anche con la collaborazione sulle riforme. Poi purtroppo si è interrotto il cammino. Oggi apprezzo la disponibilità che sta mostrando FI a dialogare sulla legge elettorale, ovviamente non sulla base del Mattarellum che anche per noi non è applicabile perché darebbe risultati del tutto casuali e anche la collaborazione sulle banche. Sono segnali importanti, il resto lo vedremo».

Fonte: Corriere della Sera

Di: Paola DI Caro


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