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Basta giochetti, il no alle #adozionigay è una posizione del governo

1 marzo 2016 di Maurizio Lupi

Sulle adozioni per le coppie omosessuali mi sembrava che quanto votato dal Senato fosse definitivamente chiaro, ma forse bisogna ribadire quanto è successo. Sulle adozioni, sull’utero in affitto e sulla stepchild adoption non ci siamo pronunciati su un testo di iniziativa parlamentare, ma su un testo sul quale si sono coinvolti direttamente il governo e la maggioranza che lo sostiene, e su quel testo il governo ha posto la fiducia. 

Abbiamo dunque confermato la fiducia a un governo che ha detto no alle adozioni omosessuali, no all’utero in affitto, no alla stepchild adoption. È questa la chiara e non equivocabile posizione della maggioranza. 

Quanto alla legge sulle adozioni, ben venga un’indagine conoscitiva, ma il suo scopo deve essere non quello di vagliare casi particolari ma di capire il perché del caso macroscopico di 35.000 bambini in attesa di una famiglia, cioè di un papà e di una mamma, e di 30.000 famiglie in lista di attesa per l’adozione.

Tra questi non c’è Tobia Antonio (benvenuto!), il figlio del compagno di Vendola, che un papà ce l’ha e una mamma ce l’aveva, solo che lo hanno allontanato da lei. Se serviva una prova che la stepchild adoption serviva a ratificare la pratica dell’utero in affitto, questa prova l’abbiamo avuta proprio dalle parole di Vendola. Ogni desiderio è legittimo, ma quando un desiderio che riguarda terzi, in questo caso un bambino, pretende di trasformarsi in diritto, si apre inevitabilmente la strada alla mercificazione, come il caso Vendola appunto documenta.


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