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Caro Renzi, quel reato non si tocca – Intervista a Il Tempo

9 gennaio 2016 di Maurizio Lupi

«Ora serve un messaggio chiaro: Continuiamo ad accogliere i profughi e ma i clandestini vanno espulsi»

«Depenalizzare oggi ilreato di immigrazione clandestina sarebbe un errore. Chiunque entra in Italia e non è nella condizione di profugo ma è un immigrato clandestino
deve essere rimandato indietro». La posizione di Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area Popolare è netta, anche se, in maggioranza, non c’è alcuno scontro. Tutt’altro. «Ci sarà un confronto serio».

Presidente Lupi, oggi siete contrari alla depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina, ma nel 2014, a ridosso delle europee, votaste a favore della legge delega.

«Su questi temi vogliamo e dobbiamo evitare strumentalizzazioni e battaglie ideologiche. Non ci interessa conquistare un voto in più. La legge delega fu votata per depenalizzare alcuni reati minori in funzione di una maggiore certezza della pena. E siamo ancora d’accordo con quella impostazione. Ma oggi è un provvedimento inopportuno, sarebbe un errore in un momento come questo».

Da cosa deriva il cambio di linea?

«È profondamente cambiato lo scenario internazionalee il Paese si trova in una diversa posizione. Oggi ci troviamo davanti alla necessitàdinon aprireindiscrimi- natamente i nostri confini. L’Italia si sta distinguendo in Europa sul tema dell’immigrazione, che riguardaun dramma epocale. Davanti a centinaia di migliaia di drammi umani l’Europa e l’Occidente devono dare una dimostrazione di accoglienza, ma devono anche dimostrare chiaramente che chi entra in modo illegale commette un reato. Da una parte dobbiamo continuare ad accoglierei profughi, madall’altra dobbiamo dare un segnale molto forte. Chiunque entra in Italia e non è nella condizione di profugo ma è un immigrato clandestino deve essere rimandato indietro, espulso». 

La delega scade il 17 gennaio. La posizione di Ap creerà uno scontro nel governo? «Nessuno scontro. Ci sarà un confronto serio all’interno del governo. Tante deleghe sono state attuate, altresono state fatte decadere proprio perché non c’erano le condizioni per attuarle. Dopo quello che è successo in Germania e quello che sta succedendo in Europa, se l’Italia dà un segnale che va in un’altra direzione, dà fiato a coloro che non hanno alcun interesse ad accogliere chi è in difficoltà, ma vogliono solo fare populismo. Per non indebolirela nostra posizione e il lavoro che stiamo facendo in Europa e non dare facili pretesti a chi fa populismo e strumentalizza questi drammi sono dell’opinione che dovremmo far scadere la delega».

Crede che iniziative come la chiusura della frontiera tra Svezia e Danimarca possano aumentare i flussi migratori verso il nostro Paese?
«L’unico rischio che vedo è la debolezza dell’Unione europea. L’emergenza durerà anni, non è possibile pensare di scaricare il problema sull’anello più debole della catena. Se l’Europa si chiude esplode. Su questo dramma si è creata una coscienza unitaria sulla quale non si debbono verificare passi indietro. Su questi temi si capisce che cos’è l’Europa, è questa la vera scommessa: evitare di chiuderci rinunciando a creare una coscienza unitaria».
L’Ue prima ha fatto finta di non vedere l’emergenza, salvo poi rimproverare l’Italia sugli hot spot.
«Questoavviene se tuttele decisioni vengono concentrate nelle mani dei burocrati e la politica non fa la politica. Per anni abbiamo detto che Lampedusa non è il confine dell’Italia, ma dell’Europa. Finalmente a Bruxelles se ne sono accorti e si sta creando una coscienza unitaria. L’Italia in questo contesto sta giocando la propria partita con forza per far sì che l’Ue risponda alle esigenze dei cittadini. Non solo sull’immigrazione, ma anche sulle banche e sulla crisi economica». 

Reputa che sia stato un errore, da parte dei governi italiani, battersi a favore del Trattato di Dublino?

 «La realtà ci ha superato. Politicamente possiamo dire che è stato un errore, ma allora era giusto. Oggi quell’impostazione va corretta, si tratta di cambiare uno strumento oggi del tutto inadeguato perché ha avuto l’effetto contrario di quello che chi lo ha voluto si proponeva. Su temi come l’immigrazione dobbiamo mettere da parte lo scontro ideologico. Per affrontare l’emergenza serve la responsabilità di tutti. Solo così la politica fa il proprio mestiere, magari anche confrontandosi e litigando ma con responsabilità. Strumentalizzazioni e populismo non servono perché spesso la strada apparentemente più facile è anche la più sbagliata».

In Senato a fine mese arrivano le unioni civili, tema su cui la maggioranza e lo stesso Pd sono divisi. Il governo non rischia?
«Noi di Ap abbiamo un compito fondamentale: dare un contributo molto coraggioso per cambiare l’Italia, pur essendo portatori di valori diversi da quelli del Pd. Lo dico chiaramente : noi vogliamo fare una legge sulle unioni civili perché ce n’è bisogno. Ma vogliamo fare una buona legge partendo dalla sentenza della Corte costituzionale, che dice chiaramente che il matrimonio non si scimmiotta. Così come non si gioca con il destino dei bambini. I bimbi hanno diritto ad avere un padre e una madre, non sono gli adulti ad aver diritto ad avere un figlio. Chi pensa quindi di usare questa legge per affermare battaglie ideologiche portate avanti da dieci anni sbaglia. Comprendo la Cirinnà, ma non ha vinto le elezioni, così come non le ha vinte il cattolico Lupi, il Parlamento deve trovare una sintesi. Le maggioranze variabili non funzionano». 

Di: Daniele Di Mario

Fonte: Il Tempo


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