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Il progetto di Stefano Parisi è anche il mio – Intervista al Mattino

17 settembre 2016 di Maurizio Lupi

«La nostra linea è chiara ne con il Pd, né con Salvini» 

 Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area Popolare, ieri era a Milano alla convention di Stefano Parisi per la ricostituzione del centrodestra. Una presenza, quella dell’exministro, che non è passata inosservata ai suoi stessi colleghi di partito. Il suo amico Cicchitto ha paura che questa sua visita al Megawatt possa fare da «paracarro» a Salvini. 

A qualcuno di Ncd non è piaciuta la sua scelta di sostenere Parisi? «Ma non credo, io sono venuto qui per ascoltare le proposte di una parte importante del nostro fronte politico. Del resto è stato lo stesso Salvini a togliere ogni imbarazzo dicendo di trovarsi su un altro marciapiede, quindi il problema non si pone». 

Eppure in Ncd si ripropone spesso il dilemma sulla collocazione politica da tenere. C’è chi guarda a Renzi e poi chi, come lei, vuole restare ancorato nel centrodestra. Si risolveràmai questa questione? «Credo sia già risolta. Noi lo scorso martedì abbiamo tenuto una direzione nazionale dove tutti insieme abbiamo confermato il nostro percorso, vale a dire né con il Pd e neppure con il populismo lepenista della Lega».

Non può negare che però all’interno di Ncd c’è pure chi vorrebbe un’alleanza con il Pd. «Il nostro slogan e il nostro motto è “insieme”, quindi decideremo di comune accordo. Poi bisognerebbe capire con quale Pd ci si voglia alleare: quello renziano e riformista o quello che pone veti e problemi ad ogni votazione? Anche qui la questione mi sembra che neppure vada affrontata». 

Dal palco Parisi ha chiesto di votare No al prossimo referendum costituzionale, com’è possibile coniugare questa posizione con la vostra che siete sostenitori della riforma? «Negli ultimi tempi si è detto che il referendum non va politicizzato. Anche i sondaggi indicano che c’è trasversalità da parte degli elettori che voteranno non per appartenenza, ma per giudicare nel merito la riforma. Noi siamo per il Si e spiace che Forza Italia che ha votato favorevolmente in Parlamento la riforma per ben quattro volte poi si sia tirata indietro. Anche loro avrebbero dovuto attivarsi per non lasciare soltanto a Renzi lo spirito riformista che serve per cambiare il Paese».

 A proposito di Forza Italia, i parlamentari forzisti hanno disertato la manifestazione di Parisi. Con lei c’erano invece anche Sacconi, Formigoni e Albertini di Ncd. Come mai c’è freddezza da parte di Fi verso il tentativo di Parisi? «Ognuno deve lavorare nel proprio campo di appartenenza, non spetta a me giudicare, ma nessuno è venuto qui per mettere il cappello sulla bella iniziativa di Stefano. Noi c’eravamo perché crediamo fortemente che il centrodestra rischia di essere spazzato via dalla storia politica del Paese ed ogni contributo di idee ed energie, come quello portato da Parisi, va valorizzato». 

Da quanto tempo non sente Berlusconi? «Gli abbiamo recapitato gli auguri di pronta guarigione dopo l’operazione. Ora lui deve rimettersi presto e tornare nuovamente in politica, è quello che mi auguro». 

Crede che Parisi riuscirà nella sfida di ricreare una coalizione di centrodestra? « Le premesse sono ottime, ma come dice Alfano, usando una metafora calcistica, per ora Stefano è ai sedicesimi di finale e dovrà giocare altre partite. Va detto che se oggi c’è Parisi è perché il centrodestra ha perduto tante partite in passato, dilapidando milioni divoti». 

Sull’Italicum, Renzi si è detto disponibile ad apportare modifiche. Quali sono le vostre proposte? «Noi siamo per il turno unico e per il premio alle coalizioni, invece che alle singole liste». 

Se passasse questa linea chi saranno gli alleati della coalizione? Ci sarà anche Verdini? «Noi dobbiamo essere ambiziosi e non pensare in piccolo, senza fare conventio ad excludendum. La convention di Parisi ha questo merito». 

Non escluderete nessuno, ma con la Lega i rapporti sono ai minimi termini. Ci saranno ripercussioni anche nelle Regioni e nei Comuni che governate insieme? «Governiamo in Liguria con Toti e in Lombardia con Maroni capaci di saper fare la sintesi politica. Era stato così anche con Parisi che Berlusconi aveva scelto come candidato a Milano proprio per queste sue qualità. Maroni, ad esempio, un’uscita infelice come quella di Salvini sulla morte di Ciampi non la farebbe mai».

Di Valentino Di Giacomo

Fonte: Il Mattino


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