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In una coalizione nessuno può permettersi diktat – Intervista al Corriere della Sera Milano

5 aprile 2016 di Maurizio Lupi

«In questa coalizione non ci possono essere diktat da parte di nessuno». 

Parliamo di moschee e della posizione di Matteo Salvini? 

«Parliamo di tutto ciò che va nella direzione opposta a quella per cui stiamo lavorando insieme: vincere a Milano». Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area popolare e prossimo capolista (anche se ancora non ufficializza la decisione) della lista di appoggio a Stefano Parisi, Milano Popolare, commenta la dichiarazione del leader leghista: «Nessuna moschea a Milano». 

Un problema politico? 

«Milano potrebbe essere laboratorio di una nuova proposta per il centrodestra: non la riproposizione di un vecchio schema, ma una sfida nuova che rimette insieme persone che avevano già fatto un’esperienza comune e che oggi identificano in Stefano Parisi la sintesi». 

E invece siamo già allo strappo sulla moschea?

 «Siamo di fronte a un’occasione importante per fare chiarezza sul metodo. Credo che ciascuno di noi debba portare i propri valori, la propria sensibilità e le proposte: senza diktat, perché il passato ci insegna che con diktat andiamo a perdere. A Parisi poi va il compito della sintesi». 

Lei è favorevole alla moschea a Milano?

 «Su alcune cose sono d’accordo con Salvini, perché esiste un problema oggettivo di sicurezza che non possiamo nascondere. Io condivido l’ordine del giorno che era stato portato in consiglio comunale da Matteo Forte e che il bando dell’assessore Majorino aveva completamente ignorato: chi si candida a costruire la moschea deve essere personalità giuridica riconosciuta dal Viminale. Partecipa al bando chi sottoscrive la Carta dei Valori del 2007 in cui vengono riconosciuti i principi costitutivi del nostro Paese. I ministri del culto devono essere riconosciuti dal ministero dell’Interno, devono parlare in italiano e non devono predicare contro quanto previsto dalle nostre leggi».

 Non è che la Lega detta le condizioni a Parisi?

 «Anche sulla moschea Parisi ha subito ribadito la propria posizione. Comunque io vorrei che in questa competizione non si facesse la gara per stabilire se Salvini è l’ombra di Pari-si o se Sala è davvero di sinistra e deve mettersi la maglietta di Che Guevara per convincere i suoi. Milano può scegliere il candidato migliore, quindi si confrontino sui programmi». 

Cosa pensa della striscia di vernice che l’assessore Rozza ha passato sull’auto in sosta vietata?

 «Avrei capito di più il suo sfogo negli uffici dell’assessore al Traffico o alla Vigilanza. Il vero e clamoroso paradosso è che a Milano 3 milioni e mezzo di multe hanno portato in cassa a Pisapia 188 milioni, 51 in più dell’anno precedente. Ma malgrado questo record continuano a esserci auto in sosta vietata o in doppia fila. Pensino a sanzionare pesantemente chi intralcia la mobilità, invece di accanirsi con gli automobilisti usando gli autovelox».

 Ferlini nella lista di Sala le potrebbe rubare voti, spaccando Cl?

 «Sono sempre contento quando si decide di dare il proprio contributo per il bene della città, è segno di una società viva. Detto ciò, il voto si chiede a tutti i milanesi. Ognuno deciderà in base ai programmi, alla credibilità della proposta politica e alla sua realizzabilità nella coalizione che dovesse vincere. Cl, per come la vivo io, educa a questa razionalità, e smettiamo di piegare il movimento a nostro uso e consumo».
di Soglio Elisabetta

Fonte: Corriere della Sera Milano


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