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Infrastrutture: ecco come liberare risorse e creare posti di lavoro

16 gennaio 2015 di Maurizio Lupi
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Intervista al Ministro Lupi su La Repubblica di venerdì 16 gennaio “Lupi: via il tetto del 3% se investiamo in cantieri condivisi da Bruxelles”.

Questione di uno 0,4 per cento, che poi non è affatto poco. In gioco ci sono circa 6 miliardi di euro prima di sforare il tetto del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil. Oggi il nostro Paese è vicino al 2,6 per cento e quindi c’è un discreto spazio di manovra per muovere e avviare grandi opere che rilancino il Paese, l’occupazione e il Pil senza sottoporci aduna procedura per deficit eccessivo da parte di Bruxelles.

«La partita dell’Italia è tutta proiettata ad aprire una discussione su questo punto in particolare» dice il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi. «Secondo noi occorre ragionare in maniera più elastica: se le opere come quelle alle quali stiamo dando il via libera nel corso del 2015, rientrano tra quelle volute, ammesse, e cofinanziate dalla stessa Unione europea allora quel tetto, secondo noi, va superato.

L’Europa ha bisogno di maggiore flessibilità partendo dai lavori che interessano tutto il Continente europeo. E se questi lavori servono per avvicinare i Paesi membri dell’Unione allora bisognerà tenerne conto senza far pesare questi  investimenti  sul debito dell’Italia».

 

Il tetto del 3 per cento rimane un confine invalicabile, come pare ormai abbastanza chiaro. Quel mezzo punto scarso che resta quali margini di manovra ci concede?

«Noi abbiamo già avviato grandi opere ferroviarie strategiche che ci permetteranno di innescare un ciclo virtuoso pari a 5,55 miliardi di euro di investimenti, con una accelerazione positiva per il Pil e nuovi posti di lavoro.

Ad esempio:

  • il Terzo valico, parte della rete strategica transeuropea di trasporto, il Ten-t core network, impegna 600 milioni di euro.
  • L’alta velocità/alta capacità Brescia -Verona-Padova muove circa 3 miliardi ai quali vanno sommati il miliardo e cento milioni della tratta Napoli-Bari, i cui cantieri apriranno il prossimo autunno e gli 850 milioni della Brennero.
  •  Tutti lavori su reti Ten, ovvero i Corridoi europei, per i quali abbiamo stanziato le risorse nella legge di Stabilità e nello Sblocca-Italia.

Quindi parliamo di investimenti che non andranno a gravare sul debito pubblico. E non solo: in questo modo riusciremo ad avere effetti positivi anche sul Prodotto interno lordo e dei nuovi posti di lavoro».

 

Più posti e Pil in crescita. In che modo?

«L’osservatorio dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili, ha rilevato come giungano segnali positivi proprio dal settore degli appalti pubblici, dopo anni di stagnazione. Ora questa è una strada che porta una spinta sul Pile anche sul lavoro diretto e nell’indotto.

Ad esempio abbiamo calcolato che ogni miliardo effettivamente utilizzato nelle opere pubbliche, produce complessivamente delle assunzioni per circa 10mila persone. Le faccio un esempio: solo per il Terzo valico ci sono circa 1.500 operai impegnati».

 

C’è però un punto che spesso non appare chiaro: quando si parla di opere pubbliche molto spesso gran parte di queste muoiono ancora prima di partire, nonostante il via libera. Insomma i soldi ci sono ma non vengono spesi. Sarà così anche per opere previste al via dal 2015?

«Vorrei fare chiarezza su questo. Che è sacrosanto. Oggi non ci sono più margini per “bluffare”: o tu apri i cantieri nei tempi previsti o io mi riprendo i soldi. Punto. Lo Stato di avanzamento dei lavori, o Sal, di opere inserite nello Sblocca Italia e alcune rifinanziate anche in Legge di Stabilità, prevede che queste opere abbiano date certe di cantierabilità, pena la revoca dei finanziamenti.

Nel 2015 ci sono in gioco, verranno cioè concretamente spesi, un totale di 820 milioni di euro: 510 per le opere cantierate entro il 31 dicembre 2014 e 310 milioni per quelle da rendere operative entro l’agosto prossimo».

 

Ci faccia qualche esempio.

«Penso alle criticità delle infrastrutture stradali, ponti e gallerie sui cui c’è la possibilità nel solo 2015 di immettere 80 milioni. E poi 65 milioni per la metro di Napoli, i 25 per quella di Torino. Oppure i 40 milioni per le opere segnalate dai Comuni alla presidenza del Consiglio e i 165 previsti per la continuità degli interventi nella galleria del nuovo tunnel del Brennero».

 

 


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