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Ecco la mia proposta per la legge elettorale – Intervista al Corriere della Sera

13 settembre 2016 di Maurizio Lupi
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«Alla coalizione vincente 90 seggi, copiamo le Regioni»

ROMA Turno unico senza ballottaggio e premio di maggioranza alla coalizione contenuto a 90seggi. Sono due i pilastri della proposta di modifica della legge elettorale avanzata per ora a titolo personale da Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera: «Il modello è quello adottato dalle Regioni che permette di non sacrificare il principio della governabilità e, al tempo stesso, di salvaguardare quello della rappresentanza democratica. Mi sembra che alla disponibilità mostrata dal presidente Renzi di modificare l’Italicum debbano seguire proposte concrete…».

La Corte si esprimerà il 4 ottobre sull’Italicum. Anche lei si aspetta un «aiutino» dalla Consulta? «Non mi aspetto alcun aiutino. Ognuno deve fare il suo mestiere e quando la politica chiede aiuto a un soggetto terzo mostra tutta la sua debolezza. La Corte, nella sua autonomia, si esprimerà sul merito e noi qui ci limitiamo a proporre un meccanismo rispettoso della volontà della Consulta già tracciata con la sentenza sul “Porcellum” del 2014».

Perché l’eliminazione del ballottaggio che invece è il punto di forza dell’Italicum? «In un quadro tripolare, che rischia di diventare quadripolare, chi ottiene il 25-30% dei voti al primo turno poi, se vince al ballottaggio anche per un pugno di elettori, può portare a casa una maggioranza del 54% dei seggi che non corrisponderebbe alla legittimazione ottenuta nelle urne».

Il tripolarismo era già delineato all’inizio della legislatura e la Spagna insegna che l’impasse è dietro l’angolo. «Ma il quadro è cambiato. Le amministrative ci hanno insegnato che al ballottaggio, alla fine, non si vota il migliore ma chi può fare perdere il nostro nemico. Le condizioni sono mutate rispetto al giorno in cui abbiamo approvato la legge e Renzi, saggiamente, ci sta dicendo che si può aggiustare il tiro senza aver paura di dire “avevamo sbagliato”».

Nella sua proposta c’è un premio di 90 seggi. Ma così facendo, se chi vince le elezioni non consegue un risultato brillante, c’è il rischio di non garantire la governabilità del Paese. «Il principio fondamentale della governabilità non può diventare il totem sul quale sacrificare il principio della rappresentanza democratica. Il premio di maggioranza c’è. E se non basta a raggiungere la maggioranza dei seggi vuol dire che la coalizione vincente dovrà trovare altri alleati».

Perché questo premio contenuto dovrebbe prenderlo la coalizione e non il partito come è scritto nell’Italicum?

«Per non confondere gli elettori, Ap non potrebbe mai accettare di confluire in un listone guidato da un partito più grande. Meglio correre in coalizione, ognuno con la sua lista ben riconoscibile».

Secondo lei perché, ai tempi del Nazareno, Berlusconi accettò il premio alla lista? «Allora non c’era stato il sorpasso della Lega su Forza Italia e Berlusconi pensava che quella formula avrebbe favorito l’unificazione del centrodestra».

La Corte potrebbe cancellare le pluricandidature volute da Ap. Siete disposti a un passo indietro sul punto? «Le pluricandidature hanno una loro ratio perché, per i partiti piccoli e medi, assicurano l’ingresso in Parlamento non solo dei capilista bloccati ma anche degli eletti con le preferenze. Se dovessero venire meno, tanto vale eleggere tutti con la preferenza».

La modifica dell’Italicum sarà più facile se vince il Si al referendum? Oppure è preferibile che prevalga il No?

«Sono convinto che debba vincere il Si. Poi sarà la politica a fare le sue scelte. Noi di Ap siamo diversi dalla minoranza del Pd: facciamo la nostra proposta ma senza porre ricatti sul referendum».

di Martirano Dino

Fonte: Corriere della Sera


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