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La Chiesa deve testimoniare anche con toni duri. E la politica è in crisi profonda – Intervista al Corriere della Sera

22 agosto 2015 di Maurizio Lupi

ROMA Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area Popolare. Cosa pensa delle polemiche di questi giorni sulle dichiarazioni di monsignor Nunzio Galantino? «Sinceramente non comprendo chi ha contestato i toni. Anche Giovanni Paolo II ricorreva a espressioni molto dure, Benedetto XVI citando Agostino parlò degli Stati come “bande di briganti”, e anche papa Francesco non lesina chiarezza. Quindi ben vengano i confronti: però parliamo di contenuti, le modalità mi interessano poco. Io sono dell’idea del cardinal Ruini: meglio una Chiesa che testimonia, parla, si espone piuttosto che una Chiesa che tace, che non c’è. Al di là del credo dei singoli, la Chiesa è comunque una ricchezza per la società». 

Ieri, al Meeting di Rimini, Galantino ha ripetuto che troppo spesso l’utile immediato prevale sui progetti. 

«Galantino espone un problema che non riguarda solo la politica ma l’intera società è una riflessione che va affrontata, nella distinzione dei ruoli. Un vescovo richiama, esprime un giudizio e dei dubbi. Spetta alla libertà dei laici mettere a fuoco una proposta. La laicità è l’esercizio della propria libertà vissuta anche con i propri valori: poi, con la propria responsabilità, tradurre il tutto in atti per la collettività. Nel merito della questione, è vero: stiamo attraversando un tempo in cui società e politica vivono una crisi profonda legata non solo alla moralità ma alla finalità, appunto allo scopo. Mai come in questi ultimi tre anni si è visto un quadro politico così frammentato, diviso in fazioni, legato alle leadership. C’è un’oggettiva difficoltà nell’avanzare proposte che vadano oltre l’immediatezza». 

Si è riparlato di De Gasperi, della sua distinzione tra il politico che pensa alle prossime elezioni e lo statista che si occupa delle future generazioni. 

«La sfida è proprio qui, nel guardare lontano. E per queste ragioni due anni fa, con Angelino Alfano, abbiamo tentato di costruire nel mare aperto della crisi del centrodestra un’alternativa che possa puntare al futuro. Chiunque, invece, pensi di fermarsi all’immediato credendo che quel metodo davvero cambi l’Italia, rischia di fare dell’Italia un’altra Grecia. Tsipras, in un anno appena, ha attirato un consenso immediato, poi è dovuto tornare con i piedi per terra scontrandosi con la dura realtà, disattendendo tutte le promesse e oggi deve fronteggiare le elezioni anticipate». 

Sul Meeting, c’è chi vede un «riposizionamento» con l’invito a Renzi e l’assenza di tanti personaggi legati a Cl. 

«Io vedo un’assoluta continuità tra la linea di don Juliàn Carrón e quella di don Giussani, ovvero che l’esperienza cristiana, la fede, cambia la persona e quindi cambia tutto. Il Meeting tradizionalmente è aperto a tutti per capire cosa sta accadendo perché nessuno ha una formula in tasca per uscire dalla crisi. In quanto a me, sarò al Meeting per ascoltare e, appunto, capire anche se non sarò su un palco».

di Paolo Conti 

Fonte: Corriere della Sera


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