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La Lega serve, ma noi centrali per vincere – Intervista a Libero Milano

21 aprile 2016 di Maurizio Lupi

«Serve un piano straordinario per le periferie» 

• Maurizio Lupi non ha ancora sciolto la riserva sull’essere capolista di Milano Popolare, ma questo non gli ha impedito di metterci la faccia, sui manifesti e tra la gente che incontra instancabilmente per promuovere il progetto capeggiato da Stefano Parisi.

Onorevole Lupi che clima si respira in città?

«C’è tanto entusiasmo. E c’è la sensazione che quando si fa buona politica tra la gente e si candidano persone capaci, anche la speranza degli elettori torna protagonista».

A Milano con Parisi avete già fatto un mezzo miracolo e non si parla solo della riunione del centrodestra…

«Siamo riusciti a dare ai milanesi quello che meritano: la  possibilità non di scegliere il meno peggio, ma di scegliere il migliore. E questo grazie alla discesa in campo di Parisi».

Prima invece…

«Sembrava che Sala, dopo l’Expo, dovesse fare una cavalcata trionfale verso Palazzo Marino. Gli ultimi sondaggi, invece, raccontano un’altra storia».

Un testa a testa all’ultimo voto tra i due.

«Così i cittadini potranno giudicare gli ultimi cinque anni di Pisapia e i programmi di Sala che sono in piena continuità con quell’esperienza e confrontarli con quelli di Parisi e del centrodestra. E decidere».

Parliamo di programmi. La campagna si sta giocando tutta sulle periferie. Quali sono i vostri progetti?

«Bisogna subito predisporre un grande progetto di manutenzione straordinaria delle periferie. Per far tomare a sognare Milano non basta occuparsi di chi vive e lavora in centro».

E se lo dice uno che nelle periferie ci è cresciuto…

«Sono orgoglioso di essere di Baggio, dove vivo ancora. Quando dico che la priorità è quella di ridare dignità alle periferie so di cosa parlo. Senza questo presupposto Milano non può tomare a sognare in grande, come fece dalla prima giunta Albertini in avanti».

Milano in questi anni è stata la città delle multe e delle tasse, entrambe aumentate a dismisura. Da dove vuole partire?

«L’abbattimento della tassazione in città è una priorità assoluta. Ma anche il problema multe non va sottovalutato. Se la giunta avesse profuso più impegno a punire i parcheggi in doppia fila piuttosto che a multare serialmente gli eccessi minimi di velocità, Milano sarebbe una città migliore».

Passiamo all’accoglienza. Come farete a conciliare le posizioni della Lega con le vostre?

«La forza della coalizione sta proprio in queste differenze. Da un lato c’è la Lega che rappresenta il diritto alla sicurezza che va tutelato. Dall’altro ci siamo noi che richiamiamo il grande cuore di Milano, che deve accogliere chi scappa da guerre e carestie e respingere i clandestini non in regola».

Tutto il contrario di quanto fatto da Majorino…

«Pensi che il Comune ha speso 3 milioni di euro per distribuire pasti a 1.380 famiglie. A M ilano ci sono associazioni che lo fanno su base volonaria per 56 mila persone. Pensate a quante ne avrebbero potuto aiutare in più con un terzo della somma spesa dal Comune. Il nostro slogan sarà: Il Comune governa, non gestisce”».

Sul tema immigrazione lei ha preso una posizione molto forte contro l’arrivo di 500 profughi nell’area Expo.

«Noi siamo per un’accoglienza dignitosa e diffusa, di piccoli nuclei. Mettere 500 persone in una struttura non lo è».

Resta però un problema di sicurezza da affrontare…

«Problema che non riguarda solo gli immigrati. Per questo chiediamo ad Alfano di far approvare due leggi: una straordinaria sulla sicurezza nelle città, per dare al territorio maggiori risorse e più uomini. E un’altra per regolamentare a livello nazionale i luoghi di culto».

Ultima cosa. Milano Popolare sembra essere una sfida dentro la sfida: volete ridare casa ai centristi?

«Esattamente e non solo a loro. L’esperimento milanese mette insieme Ncd, i cattolici, i socialisti riformisti come Stefano Pillitteri e anche la società civile, qui rappresentata dall’ex rettore del Politecnico Adriano De Maio. Insomma sarà la casa di tutti quelli che non si riconoscono nella sinistra o in una destra urlante e populista».

DI FABIO RUBINI

FONTE: LBERO MILANO


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