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La mia intervista a RTL 102.5

29 settembre 2016 di Maurizio Lupi

Oggi sono stato intervistato ai microfoni di RTL 102.5 per parlare del Referendum costituzionale.  

Ecco cosa ho detto: 

 

“Credo che un referendum non metta in crisi un Governo, sono i risultati e la politica che dovranno decidere se il Governo ha fatto bene o meno, se c’è bisogno di rinnovarsi o guardare al futuro. Noi abbiamo sempre detto che il referendum è un tagliando, un’occasione per verificare il lavoro che abbiamo fatto sulle riforme costituzionali sottoponendolo ai cittadini e che per mandare a casa Renzi non bisogna votare “sì” o “no” al referendum, per  quello ci sarà l’occasione alle elezioni politiche del 2018. Credo che in questo periodo dobbiamo lavorare, non per sapere cosa succederà dopo, ma perché le ragioni del “sì” possano affermarsi nel merito. Mi auguro che sia anche l’occasione per far capire che non è solo la partita di Renzi e del Pd contro tutti, ma di tutto un pezzo di parte politica, di cultura e di italiani che vogliono davvero cambiare il Paese.

D’altronde il referendum non è la morte di uno o la vittoria di un altro, ma è la possibilità che gli italiani hanno di avere quelle riforme chieste da anni e anni. E noi, come Nuovo Centrodestra, abbiamo fortemente voluto il referendum, in un momento in cui non sembrava necessario. Voglio anche ricordare che Forza Italia ha accompagnato per gran parte del percorso le riforme costituzionali, per quattro volte ha votato a favore. Poi FI,  legittimamente, ha fatto una scelta politica, non una scelta di merito perché l’80% del contenuto della riforma costituzionale è quella votata e condivisa sia da Forza Italia che da noi. Quindi, ci confronteremo, ma non ci sarà la catastrofe, sia che vincerà il “si” sia che vincerà il “no”.

 

Infine, ho voluto fare i miei auguri di buon compleanno a  Silvio Berlusconi. È un pezzo della mia storia politica e personale, credo che abbia rappresentato, e rappresenti, un pezzo importante della storia politica e imprenditoriale di questo Paese. Come sempre la storia darà ragione al lavoro fatto, ma senza la scesa in campo di Silvio Berlusconi sarebbero scomparse culture politiche che hanno fatto grande l’Italia. Penso a quella cattolica, quella liberale, quella socialista e riformista. Lui ebbe la grande intuizione di metterle insieme in un nuovo strumento che non era più uno strumento identitario, il partito dei cattolici, dei socialisti, ma un partito capace di farli dialogare e il cui motto era “più società e meno Stato”. Io credo che bisogni ricordare il Presidente Berlusconi anche per il buon Governo,  penso a quello 2001/2006, ai primi anni di quello 2008/2011 in cui il tentativo di innovare e modernizzare il Paese c’è stato e la storia gli darà ragione.‎


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