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La sentenza di Milano che negato Stepchild adoption conferma quanto abbiamo sempre sostenuto

24 novembre 2016 di Maurizio Lupi

Forse adesso, di fronte alla precisione della sentenza del tribunale di Milano che ha negato la stepchild adoption a due donne che volevano adottare l’una la figlia dell’altra, avute per fecondazione assistita con il seme di un unico donatore, coloro che sostenevano che l’istituzione delle unioni civili riconosceva questo diritto alle unioni omosessuali hanno l’opportunità di ricredersi. Lo dico in modo particolare ai partecipanti del Family Day, che in virtù di questa convinzione si sono fatti sostenitori del no al referendum costituzionale. Accettando il compromesso sulle unioni civili abbiamo sempre detto che si trattava di un istituto diverso dal matrimonio e che soprattutto non riconosceva alla coppia omosessuale il diritto all’adozione. Nulla veniva cambiato rispetto all’ordinamento attuale. Ed è quello che mette nero su bianco il Tribunale dei minori di Milano: l’adozione non è un diritto degli adulti ma dei bambini abbandonati, secondo una casistica che la legge già prevede e tra i quali non rientra quello della stepchild. Infatti, scrive la sentenza milanese, nella legge Cirinnà, come da noi fortemente voluto, c’è scritto che ‘resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti’. Il senso di ‘resta fermo’ per noi è stato chiaro sin dall’inizio: in materia di adozioni non ci sono novità. Spero che ora sia chiaro per tutti. E che tutti coloro che hanno a cuore la famiglia possano mettersi insieme a lavorare per tutelarla, come abbiamo fatto con la legge di bilancio per il prossimo anno, che per la prima volta dedica un capitolo e significativi fondi proprio alla famiglia e alla libertà educativa di cui è titolare.

 


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