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L’ISLAMICO IN FOTO CON SALA È NEL GRUPPO DA LISTA NERA – IL GIORNALE

11 giugno 2016 di Maurizio Lupi

IL CANDIDATO PD INCONTRA I DIRIGENTI MUSULMANI. ANCHE UN MEMBRO DELLA DISCUSSA ALLEANZA D’ITALIA

La foto è eloquente. Dice molto sullo scenario che aspetta Milano se vincesse Beppe Sala. L’immagine, diffusa in rete, ritrae il candidato sindaco Pd nel corso di un incontro con alcuni dirigenti musulmani.

Stanza e tavolo sono spogli ma il cartello con lo slogan «Noi, Milano» contestualizza il vertice nella vicenda elettorale in corso. E gli interlocutori di Sala? Uno è Omar Jibril. Jibril non è solo responsabile immobiliare del Caim (il coordinamento delle moschee milanesi). È anche un esponente dell’Alleanza islamica d’Italia. Di che si tratti lo spiega Matteo Forte, consigliere che ha dato battaglia sul caso moschee, facendo vacillare il discusso piano comunale, e domenica è stato rieletto a suon di preferenze.

Forte ricorda che l’Alleanza islamica è la «trentanovesima sigla presente dal novembre 2014 nella black list del governo degli Emirati arabi». Quando si diffuse la notizia della lista nera, il presidente dell’Alleanza parlò di accuse infamanti. In seguito anche il responsabile legale Caim, Reas Syed, difese la sigla al centro del terremoto: «Potrebbe essere un abbaglio» disse al Giornale, evocando ricorsi. La sigla comunque gioca un ruolo chiave nella partita delle future moschee da costruire in Italia. Forte cita il presidente dell’Ucoii, Izzedin Elzir, che ha parlato di una raccolta fondi capace di procurare 25 milioni di euro. «Il tesoriere della stessa organizzazione, che quindi ha fatto un lavoro di raccolta fondi molto valido con il Qatar charity – spiega il consigliere – è Mohammad Abdul Rahman, altrimenti noto come Mohamed Ibrahim». «Ibrahim è anche presidente dell’Alleanza islamica d’Italia».

Non solo: una foto di gruppo lo ritraeva con il discusso imam di Cinisello e con Musa Cerantonio, un reclutatore di jihadisti arrestato nel 2014. Amicizie discutibili. Jibril invece era intervenuto sulla strage nel giornale Charlie Hedbo. Così: «L’amato profeta Muhammad è caro e prezioso ad ogni musulmano» aveva scritto. «C’è chi lo insulta e lo sbeffeggia chiamando tutto ciò libertà d’espressione». «Rispetto per le vittime – la conclusione – rispetto per la fede di 1,5 miliardi di persone, rispetto per il profeta Muhammad: fermiamo Charlie Hebdo» era la parola chiave. E accompagnava alla «condanna» per «la terribile azione terroristica di Parigi» un pesante giudizio sulla rivista parigina, definita «blasfema, odiata e disprezzata in tutta la Francia».

«Ognuno è libero di parlare con chi vuole – commenta oggi Forte a proposito della foto milanese – E Sala è libero di chiedere voti a chiunque, soprattutto a liberi cittadini incensurati che hanno il diritto di appartenere alle più diverse fedi. Ma ci sono domande fondamentali a cui dovrebbe rispondere». «Quando dice che a Milano una moschea si farà, ne ha in mente una finanziata coi milioni del Qatar raccolti dall’Ucoii? È sicuro che questo privilegi un islam italiano?». E ancora: «Sala non crede che in questo modo rischia di importare nei nostri quartieri i conflitti tra musulmani che stanno ridisegnando i confini degli stati in Medioriente? Sala non crede che legittimare chi rappresenta l’islamismo politico non ha nulla a che fare con l’integrazione quanto invece con la sottomissione? Sarebbe importante che il candidato del centrosinistra rispondesse prima di domenica 19 giugno». Non si sa se lo farà. Ieri era a volantinare con Sumaya Abdel Qader, che del Caim è responsabile Cultura. E sicuramente ha detto che vuole una moschea «velocemente». Posizione legittima, certo. Ma a chi vuol farla costruire è il punto.


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