
L'onorevole Pezzotta ha detto che si sarebbe aspettato che il Presidente del Consiglio pronunciasse parole chiare e responsabili e invece - dice - non sono state pronunciate parole nuove.
Sarebbe facile rispondere all'onorevole Pezzotta con un vecchio detto popolare - d'altra parte, noi crediamo molto nel nostro Paese e nella sua tradizione - che dice: «Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire».
Sono convinto - per questo sono deluso - che, a prescindere dalle parole che il Presidente del Consiglio avesse pronunciato qui in quest'Aula (questa forse è la mancanza di rispetto delle istituzioni), il solito teatrino della politica sarebbe stato comunque rappresentato. Volevo intervenire sulle questioni poste dal Presidente del Consiglio nei suoi tre grandi punti toccati. Mi sono segnato le cose che ho sentito dai colleghi, con tutto il profondo rispetto.
L'onorevole Lanzillotta ha parlato di «intollerabile ipocrisia», il presidente Bindi nel suo intervento molto accalorato di «patto di potere» e di «impianto legislativo costruito sugli interessi personali». Addirittura, l'onorevole Leoluca Orlando ha parlato di «saltimbanco in un Parlamento di nominati». Chiedo a Leoluca Orlando e ai colleghi della sinistra e dell'opposizione e a coloro che in questi giorni stanno continuamente ripetendo che dobbiamo cambiare questa legge elettorale, a coloro che mi stanno ascoltando adesso alla radio o attraverso il canale satellitare del Parlamento se hanno mai sentito questi stessi miei colleghi, questi esponenti delle opposizioni quando la regione Toscana introdusse una legge, anni addietro, con la quale tolse tutte le preferenze. Fece una legge di nominati e non si è mai sentito qualcuno del Partito Democratico schierarsi contro o urlare allo scandalo.
Allora il problema dell'ipocrisia - cara collega Lanzillotta - non diventa oggettivo. È ipocrita chi ovviamente non parla della tua parte, chi non dice le cose che tu ti aspetti. Viceversa, per la stessa questione e sulla stessa sostanza è invece giusto, serio, chi invece rafforza la sua posizione.
Voglio citare anch'io una frase - lo hanno fatto tutti - di un filosofo importante della nostra cultura europea, Nietzsche, il quale diceva che «il pregiudizio è l'inizio dell'ideologia». Io, purtroppo, sono appassionato delle istituzioni, credo profondamente che la politica sia quella che il Presidente del Consiglio ha richiamato nel suo intervento, cioè servizio al bene comune. Noi abbiamo a cuore il Paese e siamo scesi in politica per dare un pezzo della nostra vita, delle nostre risorse e delle nostre capacità al servizio di questo Paese. Debbo dirvi con molto dispiacere che ho sentito molto pregiudizio e molta ideologia nei vostri interventi (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Mi sarebbe piaciuto intervenire, discutere e confrontarci - lo dico al Presidente Bindi e agli altri colleghi di cui ho profondo rispetto - a proposito di una serie di questioni che il Presidente ha posto nel suo intervento, d'altra parte rivendicando con profondo orgoglio i risultati che ci sono stati. Parlare di bene comune, di ottimismo, di rigore e crescita, confrontarsi su ciò che è stato definito, nell'intervento, con forza e passione, il grande tema della prima eccellenza e della prima risorsa che questo Paese ha. Guardate che noi siamo abituati e abbiamo una cultura della politica come Popolo della Libertà per la quale certamente abbiamo ben presente i problemi, ma ci hanno educato e siamo stati educati innanzitutto a guardare le positività grandi che ci sono in questo Paese perché è solo dalle positività che si può partire per affrontare anche le difficoltà.
La prima grande risorsa, signor Presidente Bindi, è il capitale umano, la persona. Allora più che parlare delle occupazioni, delle scuole e dell'università perché non ci confrontiamo seriamente sulla riforma dei licei che abbiamo voluto e che è stata approvata? Perché questa estate, mentre il teatrino della politica è andato in onda e in scena, non ho sentito un esponente politico dell'opposizione intervenire, magari criticamente e duramente, sulla riforma dell'università che al Senato abbiamo approvato, che è epocale, che cambia radicalmente una sfida che ci era stata posta da tutti i cittadini? Perché non entriamo mai nel merito e stiamo sempre nel teatrino?
Mi sarebbe piaciuto, inoltre, confrontarmi anche - criticamente o meno - su quello di cui il Presidente del Consiglio ha parlato nella sua relazione, cioè un grande tema: sempre nelle difficoltà ci si rivolge alle istituzioni.
Se c'è un dato oggettivo e serio che tutti noi abbiamo percepito, anche girando tra la nostra gente, è che lo Stato, non nel senso dello Stato oppressore che opprime i cittadini, ma dello Stato che si assume le sue responsabilità e difende la libertà e la responsabilità dei cittadini, è tornato ad essere presente, è tornato ad essere vicino (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Noi ci riempiamo la bocca ogni volta che la Chiesa ci richiama alle grandi questioni, ma, anche qui, sempre con pregiudizio e ideologia, tiriamo la tonaca della Chiesa quando ci fa comodo, quando parla per noi, quando dice cose che noi pensiamo. E allora, se richiama ad una cosa nel nostro interesse, viva la Chiesa e viva il Papa. Se, invece la Chiesa, richiama ad altri temi in contrasto con la nostra idea, abbasso la Chiesa e abbasso il Papa.
Parliamo di dignità della persona: ma i 30 mila clandestini che sbarcavano nel nostro Paese e che erano rinchiusi in quei luoghi che non erano umani, senza dignità, senza rispetto di quello che erano, erano trattati come esseri umani o come bestie?
E il fatto che non entrino più, che non vi siano più sbarchi di clandestini e che, come ha ricordato il presidente Berlusconi, questi si siano ridotti di oltre l'80%, non è forse lavorare per il rispetto e la dignità della persona? Questa è esattamente la differenza tra il pregiudizio, l'ideologia e noi che, invece, abbiamo una concezione dell'avversario, che comunque vogliamo sempre rispettare ed ascoltare.
Lei, Presidente Bindi, ha parlato del fallimento del Governo o del fallimento del Pdl. Anche qui voglio chiarire una cosa (almeno questa è la nostra concezione di politica): il fallimento del Governo, dei partiti o dei progetti politici non lo decide la maggioranza e l'opposizione, ma i cittadini. Questa si chiama democrazia!
Non abbiamo votato nel nostro Paese sessant'anni fa: vi sono state tre elezioni durante i due anni e mezzo di Governo del centrodestra e del Presidente del Consiglio. In tutte le tre elezioni, la prima che ci ha chiamato a governare, la seconda per il Parlamento europeo e la terza, per le elezioni regionali, i cittadini, che decretano il fallimento dei progetti politici e dei Governi, ci hanno dato sempre e comunque un'ampia maggioranza.
Questi sono i fatti! Le altre sono opinioni e, purtroppo, dietro questa visione diversa, oggettivamente diversa, si nasconde una concezione: in tutti questi quindici anni, a proposito del richiamo al cardinal Bagnasco, che richiama in merito ai personalismi, dico a chi ci ascolta: cosa è successo? L'opposizione ha ridotto la politica ad un personalismo, cioè alla descrizione che il problema del sistema politico italiano è il Presidente Berlusconi e che Berlusconi è il nemico da abbattere. Se richiamo deve esserci, come è giusto che sia, ognuno lo prenda innanzitutto per sé. Ma la vera anomalia non è il Presidente Berlusconi, che è stato eletto dai cittadini, ma è che non si considera che la democrazia è sovrana e che i cittadini scelgono chi li deve governare.
Noi abbiamo profondo rispetto verso i cittadini, sia che scelgano il centrodestra, il Popolo della Libertà o il Presidente Berlusconi, sia laddove dovessero scegliere, come è già capitato il centrosinistra. Perché la democrazia è sempre il profondo rispetto, la profonda decisione di riconoscere nell'altro una risorsa della nostra azione comune. Servire il bene comune e servire l'Italia, questo è il compito del Presidente del Consiglio, del nostro Governo e del Popolo della Libertà.