Int. a Lupi: "Dobbiamo fare il Ppe italiano"

"E' innegabile che dal dopoguerra in poi la Dc abbia contribuito al rilancio del paese ma, allo stesso tempo, l'Italia sconta le scelte degli anni '80 quando la politica è stata piegata a mera macchina di consenso e lo Stato trasformato in un distributore di ammortizzatori sociali - così esordisce Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, in un'intervista di oggi su Il Secolo XIX - 1950 miliardi di debito non si creano da un giorno all'altro e sono un drammatico peso che ci trasciniamo dietro. Ha ragione Berlusconi, se il paese è indebitato fino all'osso, è tutta colpa dei cattocomunisti".

"La politica non ha guardato al bene comune ma si è soffermata sull'ideologia e sul potere - spiega Lupi - Prima che dall'economia e dalla politica oggi bisogna ripartire dalla responsabilità individuale. Lo ha detto anche Napolitano a Rimini.
Bisogna tornare a mettere al centro il principio di sussidiarietà e il rinato protagonismo cattolico che può dare un grande contributo. Accolgo la sfida di Alfano di creare un grande partito dei moderati ma quel che non condivido è l'idea che tutto possa risolversi con un passo indietro di Berlusconi".

"Abbiamo posto la fiducia sulla manovra per prenderci la responsabilità delle nostre scelte. Semmai, dopo il voto alla Camera, si potrà cominciare un nuovo percorso - continua il vicepresi dente della Camera, che conclude - Spero che nel 2013 con l'Udc si possa riprendere il discorso interrotto nel 2008, per creare un grande partito popolare che si contrapponga alla sinistra che, legittimamente, si sta riaggregando intorno al Pd e a Vendola".