
Il Corriere della Sera ha pubblicato, domenica e lunedì, due sondaggi che si sostengono a vicenda e spiegano quello che Renato Mannheimer definisce il “successo persistente” e la “buona salute” del centrodestra. Ormai a quasi due anni dal voto delle elezioni politiche del marzo 2008, i partiti di maggioranza, contrariamente a quello che accade di solito, specie se la congiuntura è sfavorevole, aumentano il loro consenso espresso nelle intenzioni si voto.
Il Popolo della libertà, infatti, è passato dal 37% al 38,4%, dato ottenuto facendo la media dei risultati dei sondaggi condotti dai principali istituti demoscopici tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio di quest’anno. A ciò si deve aggiungere l’incremento della Lega, dall’8% a un 10,3% medio. Se a queste percentuali si aggiunge l’1,7% dell’MpA, si arriva a un 50,4% che rappresenta la maggioranza assoluta.
Non solo: il consenso nei confronti dei partiti di maggioranza incrementa il proprio distacco sull’opposizione formata dall’alleanza del Partito democratico e dell’Idv: era di 9 punti alle politiche del 2008, salita a 11 punti alle europee del 2009 e adesso è arrivato a 14 punti. Infatti al Pd si attribuisce un’intenzione di voto media pari al 28,2% e all’Idv il 6,7%. Se il Pd è ancora molto lontano dal risultato conseguito nel 2008 (33%), l’Idv sta perdendo posizioni rispetto all’8% cui era pervenuta alle europee del 2009. Si assiste ad un modesto e lento recupero del Pd di voti che si erano spostati sul partito di Antonio Di Pietro.
Gli altri partiti sono stazionari: il Prc+Pdci è mediamente al 2%; Sinistra e Libertà al 2,6; i Verdi allo 0,8%. La lista Pannella-Bonino, all’1,6%, rimane ben lontana dai fasti di un tempo e sembra comunque alimentarsi dal serbatoio del Pd. L’Api di Rutelli è valutata allo 0,6% e l’Udc al 6,4%. Questi dati confermano la valutazione di Mannheimer, ma trovano una spiegazione più profonda nei risultati del sondaggio pubblicato domenica, relativo alla fiducia degli Italiani sul futuro. Confrontando le posizioni espresse nel settembre 2009 con quelle di gennaio 2010, emerge che le preoccupazioni per il futuro sono in netta diminuzione. Ad esempio, per quanto riguarda la situazione del mercato del lavoro, si assiste ad un vero e proprio crollo: dal 94% al 52%.
Anche la preoccupazione per la sicurezza del posto di lavoro scende dall’80% al 45. Il miglioramento complessivo della situazione del Paese nei prossimi anni, in cui credeva il 47% degli Italiani nel novembre 2009, ora è condivisa dal 60%. È evidente che questa fiducia crescente non è il risultato di una vaga speranza, ma l’effetto delle condizioni concrete di vita che il Governo, con i suoi diversi provvedimenti, ha provveduto a sostenere: dalle garanzie per il risparmio agli aiuti di cui hanno beneficiato circa cinque milioni di famiglie, dagli interventi di emergenza (rifiuti in Campania, terremoto in Abruzzo) alla lotta contro le mafie, per finire con la riduzione delle tasse (dall’abolizione integrale dell’Ici sulla prima casa agli sgravi per le imprese). Nulla di sorprendente, quindi, sul “successo persistente” della maggioranza di governo nell’opinione degli Italiani. Una opinione che si fonda sui fatti di questo che è sempre più percepito come il “Governo dei fatti”.