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Niente adozioni né similmatrimonio, vince la ragionevolezza

24 febbraio 2016 di Maurizio Lupi

Ho letto il testo del maxiemendamento sul ddl sulle unioni civili. Posso dire con cognizione di causa che il nostro lavoro e le nostre ragioni hanno sconfitto il radicalismo della relatrice, che camuffava da unioni civili dei similmatrimoni. Il nuovo testo riconosce innanzitutto il principio che ha visto la nostra battaglia prioritaria in questi mesi e dice chiaramente no alla possibilità di adozione per le coppie dello stesso sesso, dice no alla spechild adoption e no alla pratica dell’utero in affitto. I bambini restano titolari del diritto di avere una famiglia con un papà e una mamma. Tutti i riferimenti diretti e indiretti sulla possibilità di adozione e di omogenitorialità sono stati esclusi, non solo quindi lo stralcio dell’ormai famoso articolo 5. La distinzione tra unioni civili e istituto del matrimonio è netta, si parla chiaramente, come noi avevamo chiesto, di unioni sociali con riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione. Per capirci, salta, ad esempio, l’obbligo della fedeltà tra i partner dell’unione, che resta una condizione e un impegno del matrimonio tra un uomo e una donna, tant’è che anche le procedure di scioglimento dell’unione sono diverse e di fatto pressoché istantanee.  Questo risultato – non c’è più ‘la Cirinnà’ – dimostra che non i ricatti ma il lavoro paziente portato avanti con ragioni che sono condivise dalla maggioranza degli italiani è la strada da percorrere per legiferare avendo di mira i diritti, soprattutto quelli dei più deboli, quelli dei bambini.


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