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Ora la campagna per il Sì, poi aiutare il progetto di Parisi – Intervista al Corriere della Sera

31 luglio 2016 di Maurizio Lupi

Il capogruppo di Area Popolare alla Camera: pronti a un passo indietro. Diamo voce a chi è lontano dal Partito Democratico ma vuole la riforma costituzionale

Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area popolare, voi ci sarete alla convention organizzata da Stefano Parisi?
«Non si tratta di fare una gara tra i partiti a chi ci sarà. Dobbiamo piuttosto aiutare Stefano affinché il suo progetto di apertura agli elettori moderati vada in porto. Penso alle categorie, all’associazionismo. Quella convention dovrà parlare soprattutto a questi mondi molto più che al ceto politico. Eviterei il gioco un po’ infantile del chi c’è e chi non c’è».
Guardate a Parisi e alla ricostruzione del centrodestra e intanto state al governo con Renzi. Come si risolve questa contraddizione?
«Abbiamo fatto un percorso durato tre anni e mezzo. Un percorso che rivendichiamo e di cui siamo orgogliosi perché l’Italia del 2016 per fortuna non è quella del 2013. Questo percorso termina però con le riforme costituzionali. Noi siamo per il sì, ma comunque vada dopo il referendum si aprirà un bivio: il governo nato come un esecutivo di responsabilità nazionale dovrebbe diventare un governo pienamente politico. Io credo invece che il nostro compito sarà quello di ricostruire una proposta seria e credibile per i moderati».
Sta dicendo che uscirete dal governo dopo novembre, qualsiasi sarà l’esito del referendum?
«Ora dobbiamo lavorare a alla legge di Stabilità e poi c’è il tema enorme delle banche. Certo che guardiamo con molta attenzione al tentativo di Parisi e di una Forza Italia che torna a essere il perno dei moderati».
Berlusconi è quindi tornato al ruolo di leader moderato lontano dal populismo salviniano?
«Le scelte su Milano e su Roma vanno in questa direzione. D’altra parte, il rischio che nessuno di noi può correre è di consegnare questo Paese alla scelta secca tra la sinistra e il M5S. Dobbiamo lavorare per offrire un’alternativa seria e credibile».
Può esistere un centrodestra che tenga insieme voi e Salvini?
«Mi sembra che Parisi nella sua intervista al Corriere abbia usato toni molto netti contro i populisti. Se si tiene a un progetto politico bisogna innanzitutto lavorare perché sia condiviso da quelli vicini a te e poi al limite porsi il problema di aprire a forze diverse. Da questo punto di vista, se son rose fioriranno».
In vista di una reunion con Forza Italia siete disponibili a rinunciare a nome e simbolo?
«La nostra storia è frutto di una scelta di coraggio. Ci abbiamo sempre messo la faccia e abbiamo dimostrato di essere una forza credibile che ha una percentuale di voti decisiva. Detto questo, siamo disponibili a un passo indietro in vista di un serio progetto moderato d’ispirazione liberal-popolare».
Con Parisi e Berlusconi rimanete divisi sul referendum.
«A chi si scandalizza della nostra posizione chiedo: ”Se non ci fossimo noi, chi darebbe rappresentanza, su questo punto, a quel vasto mondo di categorie e associazioni che, lontanissime dal Pd, sono schierate a favore della riforma”? Costruiremo i nostri comitati per il Sì che saranno distinti da quelli organizzati dal Pd. L’autogol, degno del miglior Niccolai, lo ha fatto semmai Renzi personalizzando il quesito».
L’Italicum va modificato?
«Presenteremo prima dell’autunno le nostre proposte. Premio alla coalizione, turno unico e ripristino delle preferenze».

FOnte: Corriere della Sera
di: Andrea Senesi


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