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#Perché Sì, le risposte alle vostre domande

2 dicembre 2016 di Maurizio Lupi

La diretta Facebook di mercoledì 30 novembre è durata più del previsto, 45 minuti, ma nonostante questo non ha potuto  rispondere a tutte le domande che sono arrivate. Ci provo adesso, per iscritto, in modo sintetico. (Non trascrivo i commenti positivi, sono stati tanti, né i botta e risposta tra gli intervenuti che non ponevano una domanda).

Ancora grazie a tutti

Maurizio Lupi

 

Luigi Nacci · Un Senato così congegnato non porterebbe comunque a fasi di stallo circa alcune decisioni importanti in virtù di una maggioranza diversa rispetto a quella della Camera?

 

Lupi – Non posso escluderlo a priori, ma solo per le leggi (e sono pochissime, ad esempio la riforma costituzionale) che prevedono ancora l’approvazione  delle due Camere. Tutte le altre leggi vengono votate solo dalla Camera dei deputati, il Senato può fare osservazioni una sola volta ed entro un tempo prefissato (solitamente 10 giorni) e chiedere modifiche. La Camera decide se approvarle o respingerle, dopodiché la legge entra in vigore.

 

Fabiola T. Congias · Io ho gia’ votato oggi dall’estero.. mi spiace ho sempre ammirato Lupi ma non ritengo di dover condividere questo referendum come cambiamento soprattutto perche’ promosso da una sinistra non eletta dalla nazione.

 

Lupi – Rispetto la sua posizione, ma il Parlamento che ha approvato questa riforma è stato regolarmente eletto in base alla legge vigente e la Corte costituzionale, pur dichiarando incostituzionale in alcune parti il cosiddetto Porcellum, ha detto chiaro che l’attuale Parlamento non era delegittimato, come purtroppo si sente spesso dire a sproposito.

 

Maila Sansaini · Puoi chiarire la storia degli 85 milioni di emendamenti? Chi li ha presentati, perché cosa contenevano? È davvero possibile presentare 85 mln di emendamenti???

 

Lupi – Era una manovra ostruzionistica del leghista Roberto Calderoli, che grazie a un sistema informatico ha presentato 85 milioni di emendamenti. Ma il presidente del Senato li ha dichiarati quasi tutti inammissibili.

 

Gianfranco Galli · Nadia campo scusami ma hai le idee poco chiare i Senatori vengono eletti dalle regioni e non dal popolo tu non vedrai più la scheda del Senato!!

 

Lupi – La legge elettorale per il Senato ancora non c’è. Per farla occorre sapere se il futuro Senato sarà come quello attuale o come quello disegnato dalla riforma. D’altronde già la Costituzione attuale non si occupa di leggi elettorali ma le demanda al Parlamento. La riforma prescrive che i nuovi senatori (consiglieri regionali e sindaci) saranno eletti secondo le indicazioni dei cittadini alle elezioni regionali. Questo può essere fatto, ma solo dopo il referendum,  in modo indiretto o diretto, indicando cioè sulla scheda il nome del consigliere che vogliamo faccia il senatore. Io sono per questa seconda ipotesi. E mi sembra che la pensi così anche Rezi.

 

Alessandra Sciullo · Se passa la riforma, si taglieranno tanti rami secchi nel cdx . Cosa ne pensi in merito? Questo è uno dei motivi x cui voterò sì.

 

Lupi – Se vince il Sì il centrodestra dovrà ripensarsi seriamente. Anche perché vorrà dire che molti elettori di centrodestra (moderati, cattolici, liberali, riformisti) hanno votato Sì contro le indicazioni dei loro leader perché non si sentono rappresentati dalle posizioni estreme di Salvini e Meloni.

 

Carolina Pellegrini · Nicola….se non ci fosse stata Area Popolare oggi avresti una legge sulle Unioni Civili molto diversa. Con le adozioni e l’ equiparazione al matrimonio.

 

Lupi – Per chi non ci crede consiglio di leggere la sentenza del Tribunale di Milano che ha negato la stepchild adoption a una coppia di donne esattamente con la motivazione che la legge sulle unioni civili non la contempla non avendo mutato in nulla la legge vigente sulle adozioni. Come noi di Area popolare abbiamo sempre sostenuto, anche perché quell’emendamento l’abbiamo fatto inserire proprio noi.

 

Luigi Sigismondi · Onorevole, nel caso in cui vinca il SI e Renzi decida comunque di andare al voto nel 2017 per passare all’incasso, Ncd cosa farà?

 

Lupi – Non vedo ragioni né possibilità di elezioni nel 2017 in caso di vittoria del Sì.

 

Giada Giadina · Io credo che questo si è come una nave che sta affondando cercando di portare tutti noi ad affondare con il SI , bisogna votare NOOOOOOOOOOO

 

Lupi – … andando in cabina elettorale con il salvagente già addosso…

 

Marco Ross · Nel caso ci fosse una maggioranza al senato e una alla camera si potrebbe creare stallo?

 

Lupi – Vedi sopra, risposta a Luigi Nacci.

 

Dario Narducci · Bene onorevole Lupi, sempre molto chiaro nelle sue spiegazioni

 

Lupi – Grazie. Le domande, anche quelle più critiche, aiutano a chiarirsi,

 

Raffaele Violante · Buonasera on. perché tutti parlano di deriva autoritaria?

 

Lupi – Non lo chieda a me. Io non la vedo. Gli esempi portati sono inaccettabili e offensivi. Chi parla del Cile dovrebbe ricordarsi lo stadio di Santiago trasformato in lager, i 2000 morti ammazzati, gli arresti di massa le decine di  migliaia di desaparecidos. Serve rispetto, conoscenza e senso della storia. Dove sia la deriva autoritaria in un sistema che non cambia i poteri del presidente del Consiglio, che continua a prevedere i contrappesi all’esecutivo (presidente della Repubblica, Corte costituzionale, magistratura indipendente, anzi, si aggiunge anche lo statuto dell’opposizione) proprio non lo capisco. Ma senza arrivare agli eccessi dell’accusa di deriva cilena, forse che  si possono considerare regimi autoritari quelli che prevedono più ampi poteri per il capo dell’esecutivo come il presidenzialismo (Stati Uniti), il semipresidenzialismo (Francia), il premierato (Gran Bretagna), il cancellierato (Germania)? Mi sembra che gli esempi chiariscano che si tratta di un’accusa assurda.

 

Luigi Nacci · Non sarebbe stata cosa buona e giusta introdurre il vincolo di mandato?

 

Lupi – Vedo che Renzi si dice favorevole. Su questo tema io sono più portato a comprendere le ragioni e le preoccupazioni dei padri costituenti che decisero che il parlamentare “rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (art 67). Le faccio un esempio: io vengo eletto con le preferenze direttamente dai cittadini, poi entro in contrasto con il mio partito su una legge con implicazioni etiche per me inaccettabili, il mio partito mi espelle.  Devo dimettermi o prevale il mio impegno con i cittadini che mi hanno eletto?

Si tratta comunque di una questione che richiede discussioni approfondite, perché ne va di mezzo la libertà di ogni parlamentare e la tutela della sua indipendenza da qualsiasi potere politico, economico o sociale.

 

Luigi Nacci · E circa la legge elettorale non pensa che sia giunto il momento ti dare la possibilità ai cittadini di potere sceglie in modo chiaro, scrivendo il nome e sbarrando un simbolo, i proprio rappresentati?

 

Lupi – È il sistema delle preferenze (sulle quali, va ricordato, si è comunque molto discusso) o dei collegi uninominali. L’Italicum prevede le preferenze eccetto che per i capilista. L’Italicum va riformato ma tenendo fisso questo paletto: la diretta espressione dell’elettore su chi vuole che lo rappresenti.

 

Nadia Campo · Appunto…decideranno i cittadini esprimendo il proprio voto alla riforma……si chiama democrazia.

 

Lupi – Già lo fanno per il sindaco e per il consiglio comunale, per il presidente della regione e per il consiglio regionale, per il parlamento europeo. Non parliamo, per favore, dell’Italia come un paese in cui è sospesa la democrazia.

 

Emanuele Leoni · Lupi fino a quando c’era la Lombardia di Formigoni chiedevamo e chiedevi autonomia. Adesso ci vieni a spiegare perché è bello che questa autonomia torni allo Stato. Non sarà che ai tempi stavi con la Lega e adesso stai con Renzi? Io penso che quanto dicevamo allora vale anche adesso. Meglio decentrare che accentrare.

 

Lupi – Ho già spiegato nella diretta di mercoledì che la sussidiarietà che a noi piace è più quella orizzontale di quella verticale, e che sussidiarietà non è sinonimo di regionalismo. Perché un comune e una regione possono essere centralisti e indifferenti alle realtà sociali e ai corpi intermedi, cioè statalisti, esattamente come lo stato centrale. Con la Lega ci sto ancora al governo della Regione Lombardia, e lo stesso Maroni, che è intellettualmente onesto, ha detto in un’intervista che per quanto riguarda la sanità (che è il grosso di un governo regionale) nulla cambia, organizzazione, programmazione e gestione restano alle regioni. Certo più un’istituzione è vicina ai cittadini più ha la possibilità di essere sussidiaria, ma sussidiario vuol dire aiuto reciproco, non localismo indifferente all’unità del paese. Anche perché su certe questioni, come ad esempio l’energia, una responsabilità nazionale è obbligata, o pensiamo che il Veneto si possa fare il suo gasdotto, la Puglia andare ad eolico, il Piemonte a idroelettrico, la Campania decidere per il nucleare… Se l’energia, che adesso a un’impresa italiana costa il 30% in più dei concorrenti europei, diventerà più a buon mercato, ne godranno tutti i lombardi e tutti i calabresi, ognuno secondo i suoi meriti e le sue capacità. Il regionalismo deve essere virtuoso e responsabile. La Lombardia di Formigoni lo era e infatti potrà chiedere, avendo i bilanci a posto e avendo dimostrato capacità ed efficienza di vedersi delegate alcune materie di competenza dello Stato.

 

Luigi Angelino · Tutti voi di Area Popolare, siete degli opportunisti, che hanno tradito i loro elettori per tenersi le poltrone!!!!!

 

Lupi – Libero di pensarla come crede, ma non parli a me di poltrone tenute. Quanto all’opportunismo le ricordo solo l’opportunità che ha avuto il paese, in piena crisi economica internazionale, di avere un governo e non l’instabilità a cui pareva condannarla il risultato delle elezioni del 2013 (non si riusciva a fare un governo né a eleggere il presidente della Repubblica, abbiamo dovuto tutti supplicare Napolitano di accettare un secondo mandato, primo caso nella storia della Repubblica), in questi tre anni grazie proprio alla decisione di Area popolare.

 

Vincenzo Aquilina · on. Lupi le volevo fare questa domanda: Se vincesse il no, quali sono gli impatti sulla maggioranza di governo? Grazie

 

Lupi – Penso che Renzi si dimetterà. A quel punto la mano passa al presidente della Repubblica. Ma è uno scenario che voglio scongiurare, per questo fino all’ultimo minuto lavorerò per convincere quanta più gente possibile a votare sì.

 

Emanuele Matarise · Buona sera Maurizio. Era meglio se la camera si dimezzava e il senato la stessa cosa e rimaneva tutto come era?

 

Lupi – Il meglio è nemico del bene. La politica, e le riforme, si fanno nelle condizioni date, e il risultato è sempre un compromesso. Benedetto XVI diceva che “non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”. Il concetto è condiviso da papa Francesco che parla della “santità piccolina del negoziato” e per il quale “dire ‘o questo o niente’ non è cattolico ma è eretico”. E pensate che anche per Machiavelli in ogni decisione si deve “considerare dove sono meno inconvenienti e pigliare quello per miglior partito, perché tutto netto, tutto sanza sospetto non si truova mai”.

Monica Barile · Ma questa riforma è un testo voluto prettamente dal PD o anche dal centrodestra?

 

Lupi – Mi sembra evidente che ci abbiamo lavorato insieme. Dirò di più, all’80% è stato scritto anche con Forza Italia, che l’ha pure votato due volte (alla camera e al Senato), poi hanno cambiato idea.

 

Tommaso Fasani · Chi elegge il presidente della repubblica?

 

Lupi – Camera e Senato, cioè 730 tra deputati e senatori. Sinora era eletto dalla maggioranza di due terzi del Parlamento in seduta comune (nell’ultima elezione 762 su 1009). Dopo il terzo scrutinio bastava la maggioranza assoluta (505 voti su 1009). Ora per i primi tre scrutini servono sempre i due terzi, dal quarto scrutinio servono i tre quinti dell’assemblea (438 su 730) e dal settimo i tre quinti dei votanti.

Se restasse l’attuale sistema elettorale (l’Italicum), ma cambierà, è evidente che non basterebbe la maggioranza della Camera (340 deputati) per leggere un “suo” presidente. Gli servirebbero i voti di 98 senatori su 100, che non mi sembra una maggioranza ipotizzabile in nessuno scenario. Quanto poi ai tre quinti dei votanti del settimo scrutinio in poi, è vero che se votassero in cinque per eleggere il presidente della Repubblica basterebbero tre voti, ma questo vorrebbe dire che gli altri 725, astenendosi, hanno così voluto.

 

Nadia Campo · Impatto sul tessuto sociale economico e produttivo

 

Lupi – Detto in linea generale per non voler incorrere nell’accusa di fare terrorismo: il sì premia la stabilità, il no l’instabilità. Imprenditori e investitori, i mercati, i partner commerciali… (ma anche le famiglie e i lavoratori ) preferiscono la stabilità.

 

Roberto De Grandis · Cosa succede se vince il Si politicamente?

 

Lupi – Anche qui molto sinteticamente. La legislatura va avanti sino al suo termine naturale. Nel centrodestra si apre un problema: coi moderati o con gli estremisti? Nel Pd pure: che fa la sinistra che ha votato no?

 

Nicola Morini · 20:18 Unioni civili… complimenti davvero

 

Lupi – Credo di aver spiegato sufficientemente la nostra posizione. Il giudice del Tribunale di Milano che la settimana ha negato la stepchild adoption a una coppia di donne, spiegando che la legge non la consente, l’ha capita.

 

Martino Lanza · È vero che questa legge va contro i valori cristiani?

 

Lupi – Se tra i valori cristiani vanno annoverati anche il bicameralismo perfetto, il numero dei parlamentari e la legislazione concorrente tra Stato e regioni… sì.

 

Raffaele Violante · 34:54 La famiglia finalmente al centro grazie

 

Lupi – Questo non c’entra con la riforma della Costituzione, ma con l’attuazione di uno dei suoi articoli, il 31, dove si dice che “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. È quanto abbiamo cercato di fare nella legge di bilancio del 2017 dove per la prima volta c’è un capitolo dedicato espressamente alla famiglia, con stanziamenti per 600 milioni di euro, conferma del bonus bebè, introduzione del bonus mamma al settimo mese di gravidanza, bonus asilo nido di 1000 euro senza condizioni di reddito eccetera. Grazie per il riconoscimento di un lavoro in cui ci siamo impegnati a fondo.

 

Liviano Mazzarini · 30:14 da 50000 a 150000 firme e devono essere esaminate e discusse. limitazione democrazia

 

Lupi – L’aumento del numero delle firme per le leggi di iniziativa popolare è congruo con l’aumento della popolazione (nel ‘48 eravamo 45 milioni ora siamo quasi 61) ed è compensato, proprio perché rappresenta una vera popolarità dell’iniziativa, dall’obbligo della camera di discutere le leggi così presentate. Finora finivano in un cassetto. Che il Parlamento le analizzi, ne discuta e giunga a un voto su di esse mi sembra un aumento non un limite della democrazia.

 

Liviano Mazzarini · Non doveva esserci caro onorevole “nessun tetto”?

 

Lupi – Non so a quale tetto si riferisca. Se è quello ISEE per il bonus da 1000 euro per ogni bambino da zero a tre anni che va al nido le confermo che non c’è.

 

Vincenzo La Salandra · Ma i sindaci che andranno al senato di quali città saranno?

 

Lupi – Uno per regione, non si sa ancora chi, la legge elettorale per consiglieri e sindaci che faranno parte del senato può essere fatta solo dopo il referendum. La Costituzione prevede che debba essere approvata da entrambe le Camere.

 

Nadia Campo · Caro On, aldilà delle paventate ripercussioni politiche che agli italiani non servono, cosa davvero cambierebbe con la vittoria del Sì, non parlo naturalmente di spending review che non crea sviluppo ma di impulso reale per quanto…

 

Lupi – Cambia che una legge in qualsiasi materia, ritenuta strategica per il paese, quindi anche leggi economiche e sul lavoro, può essere approvata in 70 giorni invece che in 563, che è l’attuale media per l’approvazione di una legge

 

CARDIE . Onorevole Lupi, buona giornata. Rivolgo a Lei questo, quesito.

Renzi ha affermato che in occasione rinnovo Consiglio Regionale, verranno consegnate 2 schede di cui una per indicare il nuovo Senatore!!! Siccome , ipoteticamente,  uno qualsiasi degli iscritti nelle liste può essere eletto consigliere, potrebbe capitare che quello da me indicato non viene eletto, consigliere riducendo il mio voto ininfluente. Occorre prima eleggere i Consiglieri e successivamente alla convalida, procedere alla rivisitazione che dovrebbe essere libera e non condizionata da imposizione partitica!! Potrebbe succedere che nel corso di successive consultazioni s trovino maggioranze in Senato diverse da quella della Camera ed allora sarebbe caso! Saluti

 

Lupi – Che la persona che lei vota non abbia la sicurezza di andare in Senato è implicito in ogni elezione democratica: c’è chi vince e c’è chi perde. Ma questo non vuol dire che il suo voto è ininfluente. Sarebbe come dire che in democrazia l’opposizione non ha un ruolo, e invece ce l’ha, importantissimo, tant’è che questa riforma istituisce finalmente alla camera dei deputati  lo statuto dell’opposizione. Quanto alle maggioranze diverse tra Camera e Senato ho già detto rispondendo ad altre domande.

 

MARIA SOLE LUPI – Onorevole Lupi, sono una ragazza di 22 anni e uno dei presupposti che mi spinge a votare SI alla riforma è l’approvazione dopo il referendum della legge Fornaro-Chiti proposta in parlamento. Che probabilità abbiamo che questa legge venga approvata e che dunque noi elettori possiamo eleggere i membri del Senato? Non finirà che la Corte Costituzionale giudicherà tale proposta di legge incostituzionale perché contraria al nuovo art. 57? Sono fiduciosa e confido nella lealtà del governo e delle camere.

Cari Saluti

 

Sull’elezione del Senato propendo anch’io per l’indicazione diretta da parte dei cittadini. Su cosa farà la Corte costituzionale in caso di approvazione della proposta Fornaro-Chiti mi permetta di non fare pronostici. Non mi compete né ho gli strumenti per farlo. Le ricordo solo che l’enfasi su “non potremo eleggere i nostri senatori” sembra dimenticare che il nuovo Senato non ha un ruolo politico in senso stretto, non rappresenta il corpo elettorale, non dà la fiducia al governo, ma rappresenta le autonomie, come fanno gli altri Senati europei,  e ha funzioni di controllo. Ha un altro ruolo, del quale abbiamo già parlato, che porta non più in conferenze tecniche intergovernative ma in un’assemblea democratica tutte le questioni inerenti al rapporto Stato-Regioni. La voce delle regioni a livello centrale aumenta.

 

LUCIANO FINESSI

Carissimo Maurizio, sono indeciso se votare si oppure no, anche se sarei più per il si.

quello che si dice di questo referendum sono sempre le stesse 3/4 cose: diminuiscono i costi, il Senato passa da 315 a 100 senatori, sparisce il CNEL, ma non vanno nello specifico.

Prima domanda: quello che vorrei sapere: i 315 senatori dove vanno? vanno a casa oppure vengono riciclati nei meandri del governo?

Seconda domanda: le regioni, la Lombardia rimane cosi come è ora oppure cambia qualcosa? io credo che, se il governo vuole equiparare le altre regioni (meno efficienti) alla Lombardia lo potrebbe fare anche ora senza modificare la costituzioni, o no.

Terza domanda: si dice che se passa il si le leggi si faranno più velocemente, come mai la legge sulle unioni civili è passata in poco tempo, senza tenere conto del popolo sceso in piazza per il no?  dicono che ci è stata imposta dall’Europa, ma se cosi fosse, se passa il si,  saremo imbavagliati ancora di più dall’Europa?

Ultima domanda: in merito la sussidiarietà, ho sentito dire che se passa il si sparirà, è vero oppure è una bufala.

Ti ringrazio

Un caro Saluto

Luciano

 

Lupi – Parto dalla fine. La sussidiarietà resta a pieno titolo in Costituzione, la nuova formulazione dell’articolo 118 è identica a quella precedente salvo una parola: Province. Non le cita più perché sono abolite. E poi aggiunge una frase: “Le funzioni amministrative sono esercitate in modo da assicurare la semplificazione e la trasparenza dell’azione amministrative, secondo criteri di efficienza e di responsabilità degli amministratori”. Si dice insomma che la sussidiarietà si coniuga con la responsabilità. Mi sembra giusto, in linea con quanto abbiamo sempre detto: la sussidiarietà premia chi dimostra capacità ed efficienza, chi sa rispondere meglio ai bisogni dei cittadini. Non chi la fa sprecando il denaro pubblico, costruendo ospedali che sono cattedrali nel deserto, gestendo insomma la sanità in modo tale che ben 12 regioni sono state commissariate per il disastro che hanno creato.

Quanto ai 315 senatori, sanno che questo è l’ultimo giro. Stop. (A meno che non si candidino in qualche consiglio regionale o alla carica di sindaco. Ma lì decideranno gli elettori).

 

GIORGIO PIZZOL

Gent  On Lupi,

Le pongo due quesiti:

1) Dalla lettura delle Disposizioni transitorie della Legge di revisione costituzionale (punto n. 13) mi sembra di capire che gli statuti delle Regioni a Statuto speciale potranno essere modificati solo previa intesa con le regioni stesse. Ciò, a mio modesto parere, significa che se l’intesa non sarà raggiunta detti statuti non potranno mai più essere modificati. In base alle norme costituzionali vigenti gli stessi statuti possono essere modificati con legge costituzionale anche senza intesa. Mi sembra pertanto che la nuova Costituzione, con la norma su indicata, crei una situazione immotivata di privilegio per le Regioni a statuto speciale (e soprattutto per Province di Trento e Bolzano) che già sono privilegiate sia in base ai benefici di cui oggi godono sia per il fatto che nel nuovo Senato disporranno di un numero di Senatori superiore a quello loro spettante in riferimento alla loro popolazione. Le faccio notare che le disposizioni in questione violano palesemente il principio di uguaglianza dei cittadini stabilito dall’art. 3 della Costituzione.

2) Non sono riuscito a capire quali siano le norme della Legge di revisione che dispongono in materia di prima costituzione del nuovo Senato (quello che – una volta costituito – dovrà approvare (ex art. 57comma 6) assieme alla Camera dei Deputati la legge elettorale per l’elezione del Senato stesso).

Le segnalo che vari sostenitori del Sì (alcuni dei quali particolarmente esperti in diritto costituzionale) ai quali ho posto i due quesiti non mi hanno saputo rispondere. Di conseguenza devo pensare che il testo di riforma in   esame risulta gravemente peggiorativo del testo vigente e quindi mi induce a votare No. Se Lei fosse però in grado di risolvere le mie perplessità sulle questioni su indicate non sono pregiudizialmente contrario a votare come Lei propone, anche perché in passato ho condiviso alcune Sue posizioni politiche.

La ringrazio per l’attenzione e Le chiederei la cortesia di inviarmi una risposta scritta poiché non sono molto esperto nell’utilizzo di Facebook.

La saluto cordialmente.

 

Lupi – Lei chiede troppo alle mie competenze di diritto costituzionale, ho girato le sue domande a Peppino Calderisi che meglio di tutti noi si muove bene in questi meandri. Mi permetto solo di dirle che il motivo per votare sì è di carattere più generale ed è in ultima analisi la volontà di dare una sferzata di cambiamento alle nostre istituzioni per renderle più pronte e più efficienti nel rispondere alle esigenze di un mondo che è molto cambiato rispetto a settant’anni fa. A scavare un’imperfezione la troveremo sempre, le indicavano già i padri costituenti mentre approvavano la Carta invitando a correggerle presto. E infatti la cambiarono già nel 1963. Il mancato intervento sulle regioni a statuto speciale è anche secondo me un errore, ma in politica si procede per passi, per riforme e non per rivoluzioni (che comportano sempre la violenza) e per quell’intervento non c’erano le condizioni. Però se non iniziamo a imboccare la strada del cambiamento rimandiamo sine die anche quelle modifiche che lei cita, perché si tratterà sempre di ripartire da zero. Il sì a questa riforma non è un traguardo  ma avvia, a mio avviso, un processo di manutenzione costituzionale che renderà più facili anche i passi successivi.

 

FABIO CONTI Buongiorno on Lupi, sono un suo estimatore. Ma ora mi spiace dirle che non la sosterrò più, il suo SI a questa riforma conferma la confusione sua e del suo gruppo che le ricordo aveva un patto con noi elettori del PDL. Detto ciò #iovotono perché il senato diventa un dopo lavoro, perché così come è previsto dalla riforma nel caso di vittoria del cdx alle politiche ci si ritroverebbe un senato di sinistra; per non parlare poi dell’art 70 in cui vengono previste ben dieci modalità di processo legislativo. Caro Maurizio con il vostro SI state distruggendo il cdx ma soprattutto L Italia. Un suo ex elettore

 

Lupi – Sul Senato abbiamo detto  molto. Dobbiamo solo metterci d’accordo sulla critica da rivolgergli: è un dopolavoro o c’è troppo da lavorare e sindaci e consiglieri non avranno il tempo per farlo. In Germania (e non mi sembra un paese che difetti di democrazia o inefficiente) i senatori fanno esattamente questo doppio lavoro, nei Lander e al Bundesrat.

Quanto alla polemica sul nuovo articolo 70. Sul quale gli oppositori danno un giudizio “estetico”: prima era semplice e lungo due righe, ora è lunghissimo. Il fatto è che la vecchia formulazione tanto era “bella” tanto creava problemi di lungaggine nell’approvazione delle leggi. Quella nuova elenca minuziosamente i casi in cui una legge è di competenza solo della Camera e quelli in cui è di competenza anche del Senato, per semplificare deve essere necessariamente analitico e quindi lungo, ma la questione è il risultato che si ottiene, non il giudizio letterario sul testo. Anche perché altrimenti i molti che definiscono quella del 1948 Costituzione più bella del mondo dovrebbe fare i conti con il giudizio di un mostro sacro come Arturo Carlo Jemolo: «Non amo la Costituzione perché piena di espressioni che non hanno nulla di giuridico; apprezzo di più la secchezza, oserei dire la serietà, dello Statuto albertino».

I procedimenti legislativi previsti dalla riforma sono sostanzialmente due: leggi approvate dalla Camera, leggi approvate da Camera e Senato.

Il procedimento bicamerale riguarda determinate categorie di leggi: leggi di sistema o di garanzia, leggi relative al Senato o allo status dei Senatori, leggi sull’ordinamento degli enti territoriali.

Tutte le altre leggi vengono votate e approvate solo dalla Camera dei deputati. Su di esse il Senato può richiedere di esaminare il testo ed entro 15 o 30 giorni  proporre modifiche sulle quali si pronuncerà la Camera in via definitiva.

Per fare un esempio: su 264 leggi approvate nella legislatura in corso solo 5 leggi (l’1.89%) sarebbero state approvate con procedimento bicamerale (votate cioè da Camera e Senato come adesso), tutte le altre (oltre il 98%) avrebbero previsto la partecipazione del Senato una sola volta e con tempi certi (al massimo 40 giorni). Per 12 di queste, anche qui una percentuale minima, si poteva ipotizzare un problema di interpretazione sull’iter tra Camera e Senato.

Un meccanismo che esclude a priori l’interpretazione è impossibile, per capirlo basta seguire un qualsiasi processo o anche solo un’assemblea condominiale.

 

 

Filippo Arpaia Ti ho seguito ieri sera a Porta a Porta, rispondo velocemente: le riforme si fanno in meglio e non  in peggio. Serve un “Governo di salute pubblica” formato da amici onesti ed intraprendenti. L’attuale situazione politica ed economica italiana è drammatica, Renzi, Alfano e Padoan, devono dimettersi prestissimo, hanno perso credibilità e il lume della ragione, non hanno mantenuto gli impegni presi. Le famiglie non hanno soldi. Debito pubblico, accoglienza immigrati, disoccupazione e disastri ambientali, sono mostri che ci attanagliano e impediscono la rinascita dell’Italia! VOTO NO!

Cordialmente, Filippo

 

Lupi – Un governo di salute pubblica formato da “amici onesti e intraprendenti”. Amici di chi?

Comunque grazie per non avermi messo nell’elenco di quelli che “hanno perso il lume della ragione”.

 

ENRICO REGHINI Vivo all’estero e guardano con preoccupazione all’esito del voto. Saremo più credibili con questa riforma?

 

Lupi – Saremo più credibili se vince il sì. Chi, come l’Economist, vuole che vinca il no per insediare un governo tecnico ci vuole più deboli

 

 


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