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Proposta liberalizzazione #cannabis non sarà mai legge, anche nel Pd tanti no – Intervista

18 agosto 2016 di Maurizio Lupi

ROMA «sono convinto che la proposta di liberalizzazione della cannabis non diventerà mai legge. Ci sono regolamenti e procedure parlamentari da rispettare: noi di Area popolare abbiamo depositato 1.200 emendamenti che dovranno essere discussi. Intendiamo usare tutto il nostro peso politico perché questo ddl non completi il suo iter: abbiamo un ruolo importante nel sostenere questo governo e lo giocheremo fino in fondo. E comunque in commissione Giustizia anche nel Pd i fautori della liberalizzazione sono una minoranza». Maurizio Lupi, capogruppo di Ap alla Camera, promette barricate contro la legalizzazione di hashish e marijuana. E respinge le aperture del capo dell’Anticorruzione.
Cantone le motiva con la paura del contatto dei giovani consumatori col crimine organizzato. La prima paura che dovremmo avere tutti è quella di permettere ai nostri ragazzi di entrare in contatto con una sostanza dannosa per la salute, come ormai dimostrato da tutte le maggioriorganizzazioni scientifiche: provoca danni al cervello, soprattutto se assunta in giovane età, e crea dipendenza. Affermare che il problema sia il contatto con la criminalità è una sconfitta per lo Stato. La posizione di Cantone oggettivamente è un cedimento, non è un male minore. Io sto piuttosto dalla parte di un altro magistrato, il procuratore Nicola Gratteri, che continua a dire che se vogliamo evitare che i nostri ragazzi entrino in contatto con la criminalità, dobbiamo fare un’azione di prevenzione e non permettere una sostanza che – pur se legalizzata – resta dannosissima E il mercato parallelo comunque continuerebbe ad esistere. Inviterei chi ha ancora dubbi a frequentare le comunità terapeutiche e parlare con chi ha vissuto drammaticamente l’esperienza delle droghe leggere come primo passo verso sostanze ancora più pesanti. 
ll tema della droga e dei danni umani e sociali che provoca sembra però fuori moda. Obiettivo di una legge è il bene delle persone. E qualunque motivazione, pur nobile come la lotta al crimine, viene meno di fronte a questo principio che deve laicamente guidarci: non si può permettere che una legge in nome di un male minore avalli un danno personale e sociale. Lo Stato non può essere strabico: sensibilizza sui rischi di chi si mette alla guida non sobrio e poi permette la vendita di sostanze ancora più pericolose? È inaccettabile. Una società che non mette al centro il bene della persona e non ha il coraggio di capire che non è liberalizzando tutto che si affronta il futuro di una nazione, è votata alla sconfitta. Noi diciamo no a queste scorciatoie. E condurremo con forza la nostra battaglia convinti che avrà successo. 
Le scorciatoie forse pagano dal punto di vista elettorale… Lo Stato e la politica sono deboli quando pensano di poter percorrere la strada più breve e in apparenza più facile che invece porta alla sconfitta. La via giusta è quella faticosa della prevenzione e dell’educazione. Bisogna avere il coraggio di dire che una cosa se è sbagliata non si può fare. Noi andremo controcorrente, anche se sono convinto che la maggioranza degli italiani la pensa come noi. 
Però si invocano le proprietà terapeutiche. Nulla contro l’uso terapeutico: basta che non sia adoperato strumentalmente per condurre la vecchia battaglia del Partito radicale per la libertà individuale assoluta. Che non tiene conto delle ricadute sociali: allora perché usare le cinture di sicurezza o il casco?
Di: Luca Liverani
Fonte: Avvenire


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