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Rai, La Maggioni pone un problema serio: c’è un progetto per il servizio pubblico?

28 febbraio 2017 di Maurizio Lupi

La presidente della Rai Monica Maggioni con la sua lettera al Corriere della Sera pone un problema reale: sulla televisione pubblica vogliamo continuare a eccitare facile indignazione moralistica o vogliamo porci il problema, molto più serio, del futuro di un’azienda che è la più grande istituzione culturale del Paese? Noi italiani siamo abilissimi nel dividerci in tifoserie opposte – difendi la Rai o la attacchi? – evitando così di affrontare il cuore della questione. Se ha senso, e per me lo ha, che esista in Italia un servizio pubblico che agisca da media company allora è giusto dotarlo delle risorse umane ed economiche che gli permettano di svolgere questo ruolo con dignità e con possibilità di successo. E ovviamente predisporre gli opportuni controlli sull’uso dei soldi che gli vengono consegnati dai cittadini e sul pluralismo culturale di cui deve farsi narratore. La lettera di Monica Maggioni ci aiuta a rifocalizzare il punto centrale della vicenda Rai: abbiamo un progetto sulla sua funzione per il Paese? All’interno di questo progetto vanno ricondotti e giudicati i palinsesti, la qualità dell’informazione, le spese e anche i compensi degli artisti. Il resto è astratto moralismo che avrà una sola conseguenza: depauperare economicamente e culturalmente la Rai e, conseguentemente, gli italiani.


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