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Sconto del 20% per il pendolari che usano l’autostrada tutti i giorni

16 gennaio 2014 di Maurizio Lupi
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(aggiornato 24 gennaio)  Sconto sul pedaggio dell’autostrada per i pendolari. Leggete la mia intervista al Corriere della Sera “Lupi: ai pendolari sconti del 20% fino a 50 chilometri” del 16 gennaio 2014.

 

Per attutire gli effetti sociali degli aumenti ho chiesto ai concessionari abbonamenti scontati fino al 20% per i pendolari su un percorso massimo di 50 chilometri.

Gli abbonamenti partono a febbraio. LEGGETE ANCHE: Sconto del 20% sulle autostrade per i pendolari

Ma il problema centrale è quello di rivedere il sistema tariffario, non è possibile che i pedaggi aumentino sempre, proprio per compensare il calo della domanda. Ieri ho incontrato l’Aiscat, l’associazione delle autostrade, e in nome della trasparenza ho scritto ai presidenti di Camera e Senato affinchè convochino le commissioni competenti per verificare l’iter seguito dal governo per decretare gli odiati aumenti.

 

Ministro cominciamo dalla richiesta di sconto. Come hanno reagito “i signori del pedaggio” e come dovrebbe funzionare?

Ho visto grande disponibilità e spero che nei prossimi giorni si raggiunga un accordo. La mia proposta si basa su una agevolazione variabile e graduale a seconda del numero delle tratte percorse (ognuna per un massimo di 50 chilometri: Milano – Varese per esempio) fino al 20% se un pendolare si sposta tutti i giorni. Se utilizza l’autostrada solo due-tre volte la settimana, il bonus scende.

Naturalmente il lavoratore dovrà dichiarare o dimostrare la sua necessità e munirsi di un Telepass che monitora frequenza e riduzione tariffaria.

 

Uno dei punti da rivedere nella convenzione è il cosiddetto fattore di riequilibrio tra costi e ricavi. In pratica il pedaggio sale per compensare il calo della domanda. Ma così il rischio di impresa non esiste più…

Certo ecco perchè si pone l’enorme necessità di rivedere le compatibilità per tenere in piedi investimenti privati e recupero tariffario. Negli ultimi sei anni si fanno solo aumenti. Voglio essere preciso:

  • nel 2009 +3,47%;
  • nel 2010 +2,7%;
  • nel 2011 +3,3%;
  • nel 2012 +4,2%;
  • nel 2013 +4,4%;
  • nel 2014 +3,9%.

LEGGETE ANCHE: Siamo riusciti a contenere gli aumenti delle tariffe autostradali

 

Ma chi ha fatto questa convenzione? L’ex ministro Di Pietro?

Non voglio fare polemica con lui. La realtà è che nel 2006-2007 il traffico autostradale aumentava sempre e quindi Di Pietro, anche con buona intenzione, volle introdurre un elemento nuovo che riequilibrasse le tariffe ma senza immaginare un calo della domanda che oggi ha un effetto devastante.

 

Resta il fatto che il pedaggio è come la benzina, aumenta sempre…

Inutile illudersi, le convenzioni passate vanno rispettate. E’ doveroso che il governo non cambi le regole pattuite altrimenti salta tutto il sistema Paese degli investimenti. Fatto salvo questo principio ora noi dobbiamo fare due interventi irrinunciabili:

  1. individuare agevolazioni immediate per alcune categorie più esposte come i pendolari;
  2. avere il coraggio di rivedere le compatibilità.

In questo la funzione dell’Authority sarà fondamentale.

 

Naturalmente vale per il futuro.

Si ma già adesso per concedere gli adeguamenti tariffari occorre la verifica che tutte le opere siano state concretamente eseguite e contabilizzate.

Per il futuro bisognerà valutare che tutte quelle previste siano necessarie. Non sarebbe accettabile che il ministero dell’Economia o quello dei Trasporti con le loro strutture di controllo abbiano concesso aumenti senza che venissero rispettate le regole.

 

Faccia un esempio.

Se una autostrada aumenta di una corsia è giusto che l’impresa venga remunerata con un aumento del pedaggio. Ma occorre verificare se quell’opera era necessaria, se è stata fatta bene, se gli aumenti si possono spalmare nel tempo, ripartirli in modo diverso. Detto questo le tariffe autostradali italiane sono sempre inferiori alla media europea.

 

I concessionari faranno muro. Abituati a considerare i caselli come un bancomat. O no?

Di fronte a un calo della domanda senza precedenti, è interesse anche loro fare di tutto per invertire il trend. Bisogna poi considerare che nel 2013 i tre concessionari privati hanno fatto 2 miliardi dei lavori, un terzo di tutti gli investimenti in grandi infrastrutture.

 

 


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