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Sentenza errata. La legge non aprirà sulle adozioni – Intervista ad Avvenire

23 giugno 2016 di Maurizio Lupi

“Ritengo che la sentenza sia un errore, ma non penso che sia da imputare a questa legge”. Maurizio Lupi, capogruppo di Ap, difende il compromesso che ha espunto dal testo del ddl Cirinnà la stepchild adoption e rimanda ai decreti attuativi, suggerendo eventualmente di inserire nei decreti attuativi e nelle enorme transitorie l’esplicito riferimento al fatto che il Parlamento non ha previsto l’adozione del figlio del partner per le unioni tra persone dello stesso sesso.

 C’è chi sottolinea che il compromesso raggiunto ha lasciato la strada aperta alla giurisprudenza creativa. Come replica? 

Mi dispiace che le partite non finiscano mai, ci sono sempre supplementari in cerca di rivincite. In questo caso sulla pelle delle persone. La legge, oltre a non prevedere per le unioni civili le adozioni, non prevede la stepchild adoption, che è stata stralciata. Invece c’è chi dice che c’è un “vuoto legislativo” oppure che la legge prevede lo stesso l’adozione… Ma noi di cosa dovremmo pentirci? Basta leggere la sentenza, che fa riferimento ai casi particolari previsti dalla legge, come abbiamo detto sempre noi in tutte le sedi del dibattito. Smettiamola con le rivincite e piuttosto affermiamo un principio:i tribunali  devono applicare le leggi e confrontarsi con esse. Consiglio a tutti di leggere il passaggio della sentenza in cui si cita il ddl Cirinnà. Per dire che non si applica, perché è arrivato dopo rispetto al caso in esame e comunque perché non ci sono i decreti attuativi. Non dico di essere soddisfatto, ma smettiamola di strumentalizzare.

 Ma questa sentenza non è un’invasione di campo rispetto al Parlamento?

 E la tipica situazione che abbiamo nel Paese tra Parlamento e tribunali. II problema è che il vuoto normativo è stato colmato con un istituto che, può piacere o no, prima non esisteva: le unioni civili a cui sono stati dati alcuni diritti e non altri. E attenzione a teorizzare il referendum. Non è lo strumento più adatto, perché se lo si perdesse, a quel punto ci sarebbero le adozioni e pure i matrimoni. E ognuno si dovrà assumere le sue responsabilità.

 Il problema si risolve, come suggerisce qualcuno, accelerando sulla riforma delle adozioni?

 Attenzione ad aprire ulteriori varchi. Ci siamo dati il tempo giusto. Credo che il Parlamento debba approfondire questo tema per non tomarea dibattiti sull’idea che le adozioni internazionali possano essere concesse alle coppie omosessuali. Chi pensa di riaprire il tema delle adozioni, ci farebbe tornare in una situazione di minoranza assoluta. Quindi, stiamo sul punto del compromesso raggiunto: né adozioni, né step-child sono possibili. 

Nel verdetto c’è una postilla che fa riferimento a 14 Stati europei che hanno l’adozione e altri che permettono la stepchild. Per i sostenitori delle adozioni omosessuali la sentenza ci avvicina all’Europa. Un trend inevitabile? 

Per questo dico che abbiamo realizzato un buon presidio: ogni Paese su questi temi deve guardare alle proprie storia e tradizioni. Non solo, ha autonomia legislativa. Quindi, mi dispiace, ma non ci adegueremo mai a diventare per forza i quindicesimi. 

DI GIANNI SANTAMARIA 

Fonte: Avvenire
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