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Senza una svolta liberale leviamo il sostegno al governo – Intervista a La Stampa 

3 luglio 2016 di Maurizio Lupi

“Nessun divorzio in Area popolare” ROMA Maurizio Lupi non vuole rassegnarsi al bipolarismo tra Pd e 5 Stelle, con un’area moderata fuori dai giochi o, peggio ancora, succube del populismo leghista «destinato a perdere perché il campo della protesta è presidiato dai grillini». Lupi chiede a Renzi di confermare l’intenzione di modificare l’Italicum e a Berlusconi di rilanciare un centrodestra moderato. 

Il divorzio del suo partito è annunciato: lei vuole ricostruire l’alleanza con Fi, altri guardano al Pd. La seconda strada viene suggerita da Confalonieri. Come ne uscite? «Nessun divorzio. Prima delle amministrative avevamo detto che con il referendum si conclude la vocazione istituzionale e riformatrice del governo. Alfano aveva parlato di un tagliando. Sono convinto che sapremo fare sintesi al nostro interno». 

Non è una contraddizione una sintesi tra chi vuole andare a sinistra e chi a destra? «No perché tutti condividiamo che l’Italia abbia bisogno di una proposta politica liberal popolare. Le contraddizioni evidenti e pericolose sono nel Pd tra un partito riformista e una sinistra nostalgica. Renzi o risolve questa contraddizione o rischia che il governo non tenga: se nei prossimi 18 mesi non ci saranno politiche liberali e per la famiglia, la nostra presenza viene meno. Questo chiarimento politico con Renzi è necessario». 

In ogni caso lei immagina per il futuro di costruire un’alternativa a Renzi con Berlusconi. Non condivide il suggerimento di Confalonieri di aiutare Renzi? «Confalonieri ha fatto un’analisi condivisibile, confermandoci nella ragione per cui sosteniamo questo governo. La sfida è il futuro. Bisogna offrire agli elettori moderati un’alternativa riformista, credibile, con un candidato aggregante, come a Milano. Se candidi Salvini vai a sbattere su un muro». 

Allora Berlusconi deve rompere con la Lega e i Fratelli d’Italia? «Berlusconi è un federatore, spetta a lui indicare con chiarezza a FI la scelta europeista. Io credo che un’alternativa liberal-popolare a Renzi faccia il bene della democrazia italiana e allo stesso Renzi. Interpreto in questa chiave le sollecitazioni di Confalonieri. In ogni caso non si può pensare a un centro-destra al traino di posizioni lepeniste. Bisogna scegliere il modello Milano». 

Un modello però che non sembra essere decollato. Anzi sembra morto. «Quel modello vive o muore se si vuole farlo vivere o morire. Il metodo è quello milanese: un candidato credibile e un programma riformatore attorno al quale si costruisce una coalizione. Purtroppo, dopo aver sostenuto questa scelta, Salvini e Meloni hanno detto che quel metodo non andava bene. Dopo le comunali e la Brexit il rischio che il populismo si candidi a governare non è lontano. Renzi pensava di veleggiare verso la vittoria. Allora invito il mio partito e chi ha a cuore le sorti dell’Italia a una riflessione lucida». 

Cosa fare nell’immediato? «Bisogna evitare di policiticizzare il referendum, tornando al merito dei quesiti. Anziché un unico quesito, con la scelta secca tra No e Sl, occorre proporre agli elettori più quesiti, consentendo di votare a favore o contro ogni parte della riforma. Quanto all’Italicum, va assolutamente cambiato. Mi sembra che ci sia stata un’apertura di Renzi. Vedremo cosa dirà alla direzione del Pd. È necessario che ci sia un premio di maggioranza alla coalizione, non alla lista. I listoni sarebbero una finzione: sarebbero delle coalizioni sotto mentite spoglie». 

Comunque, lei non vede il suo destino politico con il Pd. «No. Così come non vedo un divorzio in Area popolare. Serve aprirsi e non dividersi».
di La Mattina Amedeo

Fonte: La Stampa 


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