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Servizio pubblico guardi a futuro, innovazione e formazione

14 luglio 2016 di Maurizio Lupi

Roma, 14 lug. (LaPresse)-“Dai palinsesti della Rai sembra evidente che, tra la strada nuova, certamente difficile perché sconosciuta ma entusiasmante, e quella vecchia, si sia scelto di intraprendete la seconda, con la quale si portano a casa risultati forse sicuri, ma non certo innovativi e dirompenti. E’ con queste scelte che la dirigenza della Rai pensa di portare la tv pubblica nel futuro? Siamo nel 2016, i linguaggi sono profondamente cambiati e la Rai che noi immaginiamo, in virtù del suo ruolo di servizio pubblico nazionale, deve saper guardare al futuro, parlare un linguaggio moderno ed innovativo, pur muovendosi nel solco della tradizione. Di tutto questo, sino ad oggi, stando alle scelte compiute sui palinsesti, sui contenitori televisivi e nelle scelte di conduzione, non scorgiamo segnali significativi” lo ha detto Maurizio Lupi, oggi, durante l’audizione del direttore di RaiUno, Andrea Fabiano, in Commissione di Vigilanza Rai.

Roma, 14 lug. (LaPresse)-“Il servizio pubblico deve investire in formazione e creazione di nuovi talenti, sia artistici che giornalistici, da crescere e coltivare al suo interno. In tutti questi anni, ed in particolare negli ultimi, quanti giovani talenti sono figli della Rai? Il Parlamento, con la designazione di Monica Maggioni a presidente, ha compiuto una scelta importante e coraggiosa ma soprattutto ha voluto mandare un segnale preciso: una giornalista interna, cresciuta in Rai ed ora ai vertici. La domanda che poniamo è: quanto si sta facendo, in termini di investimenti e formazione, perché vi siano tante Maggioni nel futuro della Rai? Noi vogliamo sapere quanto c’è di produzione interna ed esterna nei palinsesti che si stanno creando, quanto la Rai attinga da risorse interne e quanto da quelle esterne, anche in termini di valutazioni di costi” ha aggiunto Lupi.

Roma, 14 lug. (LaPresse)-“Infine, oltre al pluralismo televisivo e dell’informazione, la Rai del futuro deve essere in grado di garantire il pluralismo culturale. Ben vengano film, ben venga l’informazione sui conflitti ma accanto a tutto questo ci deve essere anche il racconto di quel Paese positivo che c’è, esiste e che vale la pena raccontare e far conoscere, come accaduto in passato attraverso ad esempio la sperimentazione del format “La buona novella” ha concluso Lupi.

 


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