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Sinistra ipocrita, in Rai vuole giornalisti dimezzati

7 aprile 2016 di Maurizio Lupi

“Non so che intervista abbia visto Anzaldi per definirla monologo. Io dall’intervista di Vespa a un mafioso, figlio di quello che fu il capo della mafia, ho capito di più che cosa sia la mafia nella vita quotidiana dei siciliani. La mafia delle stragi e del volto impassibile di Salvo Riina di fronte alle immagini dell’eccidio di Capaci, la mafia dei non so, non giudico, non parlo dei morti, la mafia che parla di scenette familiari. Traspare da questa intervista la stessa ‘banalità del male’ di cui Hannah Arendt  parlò a proposito dei gerarchi nazisti. A chi dice che questo giornalismo non è dal servizio pubblico chiedo: i giornalisti Rai devono essere giornalisti dimezzati? Devono intervistare solo i buoni? Chi fornisce la lista? Luciano Liggio sì, Salvo Riina no? Le interviste a Michele Sindona, al brigatista rosso Mario Moretti, agli assassini ospiti di Franca Leosini, a Renato Vallanzasca, a Massimo Ciancimino, a Saddam Hussein, a Gheddafi, a Graziano Mesina, al killer delle carceri Vincenzo Andraous  sono state servizio pubblico sì o no? Chi risponde no deve buttare via gran parte della storia del nostro giornalismo televisivo. L’assurdità della polemica scatenata preventivamente su questa intervista rivela tutta l’ipocrisia di una sinistra ideologica che in altri momenti avrebbe bollato tutto questo come un brutale (e goffo) tentativo di censura.


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