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Il terrorismo e la nuova Europa

20 dicembre 2016 di Maurizio Lupi

Di fronte alla strage del mercato di Natale di Berlino assale immediatamente un senso di impotenza. A quanto se ne sa, per ora, l’attentatore non ha dovuto pianificare la sua azione in territorio straniero, procurarsi documenti falsi e le risorse per una vita in clandestinità. Gli è bastato “dirottare” un Tir, sequestrare il conducente, e lanciarlo contro i frequentatori inermi degli stand allestiti nel centro di una capitale europea.
Hanno scelto Berlino, potevano farlo ovunque. Potevano farlo in un periodo qualunque dell’anno, hanno scelto i giorni immediatamente precedenti il Natale, quando, forse non pienamente consapevoli di ciò che il Natale significa, ci si prepara comunque a una festa che ha a che fare con la nostra identità e con la nostra vita comune. Anche a Nizza avevano scelto una giornata significativa per l’identità europea, il 14 luglio, la festa nazionale francese.
L’elemento simbolico presente in questi attacchi è evidente, ed è ulteriormente marcato dallo sfruttamento ideologico di una posizione religiosa alterata. Dire che l’Islam non c’entra è una semplificazione che non rende ragione di ciò è successo. Ma allo stesso tempo sappiamo che non c’è giustificazione religiosa per simili atrocità. Ce lo ha insegnato san Giovanni Paolo II, il quale disse a chiare lettere che “uccidere in nome di Dio è una bestemmia e un pervertimento della religione”. Lo ha ripetuto con altrettanta forza papa Francesco: “Uccidere in nome di Dio è satanico”.
C’è allora da riprendere coscienza della radice di quelle parole, di come è maturata la nostra identità nella storia e ritrovare in essa e nella sua evoluzione le risorse per fronteggiare il cambiamento d’epoca di cui parla il papa. Non ci si può affidare a scorciatoie ideologiche, politiche o securitarie, in chiusure che non hanno il coraggio di affrontare il problema illudendosi di tenerlo lontano. È vero, c’è gente che ci ha dichiarato guerra, ma la nostra risposta non può essere una nuova guerra di religione. “La storia – ha detto Benedetto XVI – conosce il triste fenomeno delle guerre di religione, ma simili violenze non possono attribuirsi alla religione in quanto tale, ma ai limiti culturali in cui essa viene vissuta e sviluppata da tempo”.
Allora è questo il nostro compito:, superare i limiti culturali nei quali ci vogliono costringere e nei quali spesso ci auto-costringiamo. C’è in questo compito un ruolo nuovo anche per la politica, che non può limitarsi alla gestione del potere e alla ricerca del consenso immediato ma deve trovare, in un ambito europeo, una nuova sintesi che – come chiede papa Francesco – “aggiorni” l’idea di Europa, perché “l’identità europea è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale”. Il papa declina questo “nuovo umanesimo” in tre capacità: “la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare”.
La nostra risposta al terrorismo islamista sarà tanto più ferma, anche sul piano della sicurezza, quanto più saprà ritrovare le radici di una convivenza che ha generato una civiltà piena di fascino e di attrattiva su coloro che ne venivano a contatto. Il problema, ancora una volta, è nostro.
Maurizio Lupi


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