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Unioni Civili, impegno politico e morale cattolica

25 febbraio 2016 di Maurizio Lupi

Invito anch’io, come ha fatto Angelino Alfano,  gli amici cattolici che mi chiedono una testimonianza di coerenza pura – e quindi di votare no a ogni legge, quale che sia, sulle unioni civili – a leggere il passaggio della Evangelium Vitae di Papa San Giovanni Paolo II, dove il Papa dice che è doveroso limitare gli effetti iniqui di una legge quando non si possa scongiurarla totalmente: “Quando non fosse possibile scongiurare o abrogare una legge abortista, un parlamentare la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuire gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo infatti non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli effetti iniqui”.

In Italia i cattolici, non solo i politici, anche gli elettori l’hanno già fatto due volte, nel referendum che non abrogava ma limitava le possibilità di aborto concesse dalla legge 194, e nel referendum sulla legge 40, da tutti definita una legge “cattolica” nonostante contemplasse la fecondazione assistita altrimenti detta ‘figli in provetta’, non proprio un principio della morale cattolica, limitandone la possibilità all’interno della famiglia.


“Non l’assenza di ogni compromesso – diceva un altro Papa, Joseph Ratzinger – ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”.


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