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Unioni civili, le ragioni del sì a una legge controversa

27 febbraio 2016 di Maurizio Lupi

Matrimonio gay, no all’adozione, no all’utero in affitto.

Certo, con la nostra azione non abbiamo assecondato chi sul popolo del Family Day forse aveva altri progetti, intestandosi un’opposizione dura e pura, un no intransigente a tutto che avrebbe fatto approvare la legge nella sua versione originaria e offerto il pretesto per l’indizione di un referendum come primo passo verso la costituzione di un soggetto politico di cui farsi rappresentanti e portavoce. No, questo non era e non è nelle nostre intenzioni. Crediamo che non lo sia neanche in quelle del popolo accorso in piazza San Giovanni e al Circo Massimo, e nemmeno dei suoi organizzatori, non tutti almeno.

Quanto all’eticità del mio voto di parlamentare cattolico a una legge che non corrisponde a quello che la Chiesa dice della famiglia, io so che ognuno di noi è chiamato a dare testimonianza della sua fede e dell’intelligenza della realtà che si alimenta con la sua appartenenza alla Chiesa nel posto in cui lavora e con gli strumenti che ha disposizione. Io non devo testimoniare la coerenza con i mie ideali, con i miei valori, ma la ragionevolezza con cui cerco di realizzarli. In quanto deputato io devo lavorare per fare le migliori leggi possibili al servizio del bene comune, per bloccare quelle che al bene comune sono contrarie o per limitarne gli effetti se questo non fosse possibile. La decisione di “dare testimonianza” decidendo per una sicura ma nobile sconfitta, avendo la possibilità concreta di incidere in modo positivo sul testo di una legge, non è per me una scelta morale, ma una scelta politica. E comunque va presa insieme, tenendo conto di tutti i fattori che quella scelta implica e di tutte le conseguenze che comporta.

Ma non lo dico io. Non lo dice un cattocomunista teorico del “camminare insieme” con lo spirito del mondo. Lo dice un Papa che è stato riconosciuto santo: Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae quando – parlando dell’aborto, altro che unioni civili – affronta il problema di coscienza in cui viene a trovarsi un politico nel caso in cui il suo voto risultasse determinante per favorire una legge più restrittiva, in alternativa a una più permissiva già in vigore o messa al voto. “Nel caso ipotizzato – scrive Papa Woytjla – quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui”.

E si badi bene, non solo i parlamentari, ma i cattolici italiani, forse non tutti ma certamente molti, questo principio l’hanno applicato già almeno due volte: in occasione del referendum sulla legge 194 che non abrogava totalmente l’aborto ma ne limitava le possibilità, e astenendosi nel referendum sulla legge 40, confermando così una legge da tutti definita “cattolica”, ma che permetteva una pratica, la fecondazione articolare, che con la morale cattolica ha poco a che fare.

In casi come questi l’intenzione morale è l’eliminazione di tutti gli aspetti ingiusti di una legge che qui e ora non si può eliminare, senza essere responsabili di altri aspetti ingiusti che non si vogliono e non si accettano, ma che non si è in grado di eliminare. Si valuta cioè quello che si può concretamente fare, perché non si è responsabili di ciò che è impossibile.
Tutto questo, tornando alla parola d’ordine iniziale, “difendere la famiglia” non avrebbe senso se adesso non percorressimo con decisione la strada di nuove politiche fiscali e di welfare a sostegno della famiglia e del suo ruolo insostituibile nella società. Area popolare ha chiesto l’impegno in tal senso del Parlamento presentando una mozione alla camera dei deputati e una proposta di legge organica sulla materia, il Family Act. In un Paese dove nascono meno bambini che nel 1861 il coraggio di queste politiche e dei costi che le sostengono non è più rinviabile.

Maurizio Lupi


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