In un governo di sinistra noi non ci stiamo. Piuttosto meglio elezioni.

Leggete l’intervista a Maurizio Lupi pubblicata dal Corriere della Sera “Lupi: noi siamo stati vicini a Enrico fino all’ultimo” di venerdì 14 febbario a cura di Paola di Caro.

Ci tiene a dire che lui, e i suoi colleghi del Nuovo centrodestra, a Enrico Letta sono stati vicini «fino all’ultimo». Fino a ieri pomeriggio, quando con il premier dimissionario, nella sua stanza, hanno assistito a quella che è stata la sua cruenta defenestrazione da Palazzo Chigi: «Sarà perché ho sempre pensato in modo idealista la politica – dice Maurizio Lupi, ministro per le Infrastrutture – ma una cosa come questa non l’ho mai immaginata e tantomeno vista, né nella forma né nel merito».
 
Davvero non avevate capito in che direzione si stava muovendo Renzi?
«Beh, è piuttosto difficile da capire perché Letta, che era a capo del governo da vicesegretario del Pd visto che Bersani si era detto indisponibile alle larghe intese, senza aver commesso gravi errori ma anzi dopo aver compiuto un lavoro difficile, faticoso, ostacolato da divisioni nel suo partito, nel centrodestra, dalla condanna di Berlusconi, sia stato messo da parte in questo modo».
 
Il governo però non è che godesse di grandi consensi negli ultimi tempi…
«Premesso che Letta e noi tutti abbiamo commesso l'”errore” di essere stati poco demagogici, di aver mostrato realismo, di aver chiesto tempo per fare cose difficili, è vero che negli ultimi due-tre mesi tempo ne abbiamo perso. Ma che si debba cambiare passo con una forte e coraggiosa azione di rilancio nei contenuti e negli uomini era ed è chiaro a tutti noi. Le liti nel Pd, il congresso finito solo oggi, lo hanno impedito».
 
Lo farete con Renzi il cambio di passo?
«Adesso ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Il Pd ha deciso di sostituire il suo presidente del Consiglio con il segretario del partito e si aprono due strade.

  1. La prima è che si vada alle elezioni, delle quali non abbiamo nessuna paura;
  2. La seconda – un governo di emergenza, di necessità, di larghe intese o come lo si voglia definire – va verificata nei contenuti. Che intende Renzi con “rilancio”? E a che governo pensa? Perché sia chiaro, in un governo di centrosinistra noi non ci stiamo».

 
Centrosinistra vuol dire con Sel?
«Mi pare chiaro che, se ci fosse Vendola, saremmo come dice lui di noi “antropologicamente diversi“. In ogni caso, dobbiamo verificare punti di programma, passaggi, tempi di attuazione: riforme, legge elettorale, politica economica e sociale, sburocratizzazione per le imprese ma anche nella pubblica amministrazione per noi sono le priorità, partendo dai bisogni delle famiglie».
 
Nel Pd si parla di governo di legislatura: possibile con un premier non votato e tra forze politiche che non hanno vinto le elezioni?
«Parlare di non legittimazione non ha molto senso, Renzi è diventato segretario con un voto e nel loro statuto il segretario è anche candidato premier. Detto questo, come si fece per le larghe intese, bisogna chiedersi se questo passaggio può servire al Paese per uscire dalla crisi economica e istituzionale che lo attanaglia. Sui tempi, per noi è ovvio che una volta realizzati gli obiettivi fissati si dovrebbe andare a votare».
 
Renzi è arrivato come uno tsunami, ha giubilato un premier del suo partito, si dice «ambizioso»: ma voi vi fidate?
«Visto che a Renzi piacciono le citazioni, gliene regalo una di Arturo Graf che mette in guardia dall’”ambizione a cui non siano proporzionate l’avvedutezza e le forze“. Pensare in grande è sempre giusto, ma bisogna farlo con realismo, serietà, coraggio e anche umiltà».