Decreto lavoro: il Nuovo Centrodestra è protagonista delle riforme

Decreto Lavoro: intervista del Corriere della Sera a Maurizio Lupi «Non siamo i cespugli del premier. Con lui vogliamo fare riforme vere» di giovedì 24 aprile a cura di Elisabetta Soglio.

 
Il ministro Maurizio Lupi è soddisfatto per la fiducia al decreto sul lavoro e avverte: «Non siamo cespugli di Renzi, anzi siamo più riformisti di lui. Le contraddizioni esplose all’interno del centrosinistra hanno peggiorato un testo che inizialmente era ottimo. Ma non possiamo seguire la deriva demagogica e populista di certa sinistra: il governo Renzi deve caratterizzarsi per la concretezza delle sue proposte e in questa partita riformatrice ognuno deve fare la propria parte».
 
Il testo votato alla Camera verrà modificato?
«Diciamo che il testo originario, uscito dal Consiglio dei ministri, era da dieci e lode. Questo è da sette ma in Senato lavoreremo su alcuni punti per garantire ancora di più il criterio della flessibilità in modo da consentire alle imprese di tornare ad assumere tenendo presente quello che Marco Biagi ha sempre detto: il nostro primo dovere morale è rimettere i giovani nel mercato del lavoro».
 
Ministro, anche questa volta avevate annunciato battaglia e poi siete tornati nei ranghi: schiacciati sul premier Renzi?
«Chi ragiona così non ha capito nulla. Questa è la logica che ha portato i partiti in Italia ad avere il più basso indice di gradimento della loro storia. La gente oggi
non ci chiede di diversificarci, ma segnali concreti di rilancio. Ci chiede di lavorare insieme per cambiare l’Italia. Noi siamo il centrodestra e sappiamo di essere diversi e alternativi al centrosinistra, ma il governo Renzi sta rimettendo al centro alcuni nostri valori: più imprese, meno burocrazia, più tagli alla spesa pubblica».
 
Sta dicendo che date voi la linea?
«Sto dicendo che si può lavorare insieme per evitare al Paese di finire nel baratro. Renzi porta avanti principi che sono distintivi del Nuovo centrodestra: noi, ad esempio, abbiamo sempre detto che non basta far ripartire i consumi se non si abbassa la pressione fiscale facendo riprendere fiato alle famiglie, alle partite Iva, alle piccole e medie imprese».
 
Un esempio di risultato ottenuto?
«Penso al tema del diritto di proprietà e al mio decreto casa: abbiamo concordato sul fatto che dobbiamo sì aiutare le famiglie che non riescono a pagare l’affitto, ma allo stesso tempo dobbiamo avere il coraggio di dire che chi occupa abusivamente una casa commette reato e non ha diritto agli allacciamenti di gas, acqua e luce e alla residenza. La solidarietà con chi ha bisogno è un dovere, sancire l’illegalità no».
 
Su quali punti cercherete di migliorare il decreto lavoro?
«Il ministro Poletti ha proposto una mediazione: gli veniamo incontro sul tema del massimo di cinque contratti a tempo determinato nei 36 mesi, ma non cediamo sulla questione dell’apprendistato. Perché imporre una formazione pubblica, visto che il mestiere si impara sul posto di lavoro?».
 
Sorpreso dalle dichiarazioni di Sandro Bondi a proposito del declino di Forza Italia?
«Non mi aspettavo un’uscita così forte, ma l’analisi è molto lucida e corrisponde a quanto abbiamo sostenuto noi del Nuovo centrodestra mesi fa: il fatto che arrivi a queste conclusioni anche il più berlusconiano dei berlusconiani deve far riflettere».
 
Aria di nuovi addii al Cavaliere?
«Il tema non è questo, ma prendere consapevolezza del fatto che Forza Italia ha fallito perché, dopo una storia importante, non è stata capace di guardare al futuro e raccogliere la richiesta di rinnovamento che arriva dal Paese.
Il fatto poi che persone come Paolo Bonaiuti, entrato nel nostro gruppo, o Sandro Bondi facciano queste riflessioni dimostra che FI non è più capace di attrarre moderati, non rappresenta più il sogno di un cambiamento vero nel senso sussidiario e liberale».
 
Lei parla di rinnovamento poi però alle Europee vi alleate con l’Udc: non sono cose da vecchia politica?
«Se fosse una scelta per superare lo sbarramento, sì. Ma la nostra idea è di rimettere insieme tutte le forze connaturate da una stessa idea dipolitica e inserirsi nell’area del Ppe».
 
Quindi non siete preoccupati dalla eventualità dì non superare lo sbarramento del 4 per cento?
«Nessuna preoccupazione. Anche l’ultimo sondaggio del Corriere della Sera, comunque, ci dava oltre il 6 per cento».
 
Lei si candida come capolista al Nord Ovest: perché questa decisione?
«Perché oggi più che mai dobbiamo metterci in gioco e ognuno deve farlo con la propria storia e credibilità, facendosi giudicare dai cittadini. E decisivo per l’Europa ma anche per l’Italia e il centrodestra che non vinca chi sa solo gridare allo sfascio, ma che trovino più consenso i partiti che lavorano per il cambiamento».
 
Quindi non è per mettere in cima alla lista un nome “forte” che porti voti?
«Non è una candidatura di bandiera, se intende questo. Oggi c’è in gioco la possibilità di sperare in un futuro diverso per tutta l’Europa e il Nuovo centrodestra vuole raccogliere questa sfida di credibilità»