Maurizio Lupi

 La mia intervista al Corriere della Sera, del 28/09/2017
Settembre 28, 2017

La mia intervista al Corriere della Sera, del 28/09/2017

«Berlusconi è l’interlocutore naturale»

Lupi: ma non andiamo da nessuno con il piattino in mano I veti su Alfano sono inaccettabili

Perché un sistema democratico funzioni c’è bisogno che poggi le basi su due «pilastri: un polo riformista e uno moderato». Forti, e capaci di contrastare la destra di Salvini e «gli arrabbiati» del M5S. E Maurizio Lupi, neo coordinatore di Ap intervenuto ieri a CorriereLive, dichiara quello che sarà l’impegno suo e del suo partito: «Costruire, rafforzare, rendere competitivo e si spera vincente il polo moderato che si riconosce nella famiglia del Ppe». Guardando in primo luogo a chi nei popolari europei c’è già: «Forza Italia è il nostro interlocutore naturale». Ma senza limitare il proprio raggio di azione alla ricerca di una alleanza purchessia con Berlusconi: «Non andiamo con il piattino in mano da nessuno. Siamo concreti, realisti, ci interessa il bene comune dell’Italia e più riusciamo a creare un soggetto forte più il nostro lavoro sarà efficace. Ma siamo pronti ad andare da soli con qualsiasi legge elettorale, perché prima dei tatticismi sulle alleanze viene la chiarezza sui contenuti e gli obiettivi, o finisci per voltarti e trovare dietro di te solo il vuoto. Noi, voglio ricordarlo, anche in un’alleanza anomala come quella di governo con il Pd siamo stati i primi a chiedere il Jobs act — e Renzi le definiva «chiacchiere estive» —, abbiamo lavorato per la riduzione della pressione fiscale, per gli aiuti alle famiglie».

Comunque con lei, di fatto a capo di Ap, i centristi tornano a dialogare con Berlusconi? 

«È chiaro che ci rivolgiamo a Forza Italia e ai centristi in prima battuta, poi starà a loro decidere su cosa fare: allearsi con una forza che condivide i valori comuni del Ppe, o unirsi in una posizione non più dominante ma laterale a un partito dichiaratamente e fortemente di destra come la Lega di Salvini, con la quale noi certo non possiamo stare».

Cosa farà Berlusconi? 

 

«Se vuole costruire il Ppe italiano, come dice, non può stare con quelli che chiama “i ribellisti”, vedremo cosa sceglierà. Io lavorerò per costruire, io scommetto su un Ppe italiano. Ma sicuramente, qualunque cosa decidano gli altri, andremo perla nostra strada».

Tra Ap e FI i rapporti sono tesi, Alfano è stato chiamato «traditore»: come potete rimettere assieme i pezzi?

«La politica non si fa con le recriminazioni personali, le vendette, le ripicche, e proprio Berlusconi ha sempre detto — e dimostrato anche — di sapersi fare “concavo e convesso”. Poi se si fa una cosa nuova si può anche non avere il ruolo di guida ma scegliere assieme la soluzione migliore. Lo dico con chiarezza: un veto su Alfano sarebbe inaccettabile. Tanto più oggi che Alfano ha scelto di fare un passo laterale mentre io nel mio nuovo ruolo ne sto facendo uno avanti».

Se l’alleanza non riuscisse, vi sentireste garantiti da una legge come il Rosatellum che prevede soglie d’accesso molto basse? 

«Non è il nostro sistema ideale, ma essendo per due terzi proporzionale, è vero che permette di correre e anche di ambire a numeri importanti».

Dunque lei esclude che alla fine potreste guardare ad un’alleanza col Pd? 

«Lo ripeto, noi non cerchiamo posticini, non chiediamo l’elemosina a nessuno. Sul piano nazionale non si è mai parlato di un’alleanza con Pd. Una forza come la nostra deve saper affrontare una corsa anche in piena autonomia».

Dopo il voto però, tanto più con il Rosatellum, è difficile che un singolo partito ottenga la maggioranza. Si può già cominciare parlare di larghe intese con il Pd?

«Premesso che nessuna legge assicura maggioranze e stabilità, il caso tedesco insegna, non è possibile fare una campagna elettorale ipotizzando le larghe intese. Tutti corrono legittimamente per vincere, e noi ci proveremo con tutte le forze. Poi siccome siamo persone realiste diciamo anche che se nessuno vincerà, bisognerà fare alleanze in Parlamento. E gli interlocutori non potranno essere M55 e questa Lega».

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