MOZIONE 1/00071 – Asia Bibi

Mozione 1-00071

presentato da

LUPI Maurizio

testo di

Mercoledì 7 novembre 2018, seduta n. 78
La Camera, premesso che:

il calvario di Asia Bibi, contadina di Ittanwali nel Punjab, inizia nel 2009. Durante una giornata passata a lavorare nei campi, due vicine si rifiutano di bere alla fontana dove ha bevuto lei. È cristiana, quindi è impura. Secondo alcune versioni lei avrebbe offerto dell’acqua, secondo altre le vicine avrebbero rifiutato un bicchiere, perché reso impuro dal contatto con le sue dita. Ma le versioni sono divergenti, ed è questo che oggi le ha salvato la vita: nessuna è stata giudicata attendibile. Di certo c’è che si scatena un litigio. Asia Bibi si è rifiutata di convertirsi all’islam, spiegando quanto fosse grande tutto quello che Dio aveva fatto per lei nella vita. Di conseguenza, le donne l’hanno accusata di blasfemia per insulti al profeta Maometto;

le vicine si rivolgono all’imam del paese, che non ha assistito alla scena ma che fa proprie le accuse di blasfemia lanciate contro Asia. Il suo principale accusatore è quindi un imam, Qari Muhammad Sallam, che l’ha denunciata cinque giorni dopo i fatti ammettendo di non aver sentito di persona gli insulti «a Maometto e al Corano». Asia rischia l’immediato linciaggio, e poi viene arrestata. Passerà in prigionia quasi dieci anni;

l’11 novembre del 2010 il tribunale del distretto di Nankana la condanna a morte. I legali difensori di Asia presentano ricorso all’Alta corte del Punjab, ma dopo tre anni l’Alto tribunale conferma la condanna. La difesa presenta il ricorso alla Corte Suprema, mentre inizia a prendere forza un movimento d’opinione a livello internazionale. Nel 2015 papa Francesco incontra il marito di Asia Bibi: «Prego per lei e per tutti i cristiani perseguitati». Il 24 febbraio 2018 incontra la famiglia in udienza privata in Vaticano: «Vogliamo pregare con il Santo Padre», annunciano il marito e la figlia della donna cristiana condannata a morte. In questa occasione papa Francesco dona alla famiglia di Asia un rosario che la donna riceve nel carcere di Multan nel mese di marzo 2018;

il caso viene esaminato diversi anni dopo: Asia rimane in carcere per tutto questo tempo, sottoposta a condizioni di detenzione molto dure;

l’esecuzione della pena – si tratta della prima vittoria processuale – viene sospesa, ma per la piena revisione del caso ricominciano i rinvii. Intanto, nel 2017, uno dei suoi principali avvocati, il cristiano Sardar Mushtaq Gill, è costretto ad abbandonare la professione dopo una raffica di intimidazioni e il sequestro della famiglia. Le resta un legale musulmano, molto combattivo, che si chiama Saiful Malook e che continua a impostare la battaglia processuale sull’inconsistenza delle testimonianze a carico;

all’inizio di ottobre 2018 c’è un nuovo rinvio: la Corte suprema ascolta l’appello della difesa contro l’esecuzione, ma prende tempo per decidere, senza annunciare una data per la sentenza. Gli islamisti pakistani minacciano «pericolose conseguenze» se la donna sarà assolta: «Se non sarà fatta giustizia e la condanna di Asia sarà trattata con indulgenza o con leggerezza o cercherà di fuggire in un altro Paese, ci saranno conseguenze pericolose» si legge in una nota del partito politico radicale pachistano Tehreek-e-Labbaik (Tlp) che nelle ultime elezioni ha difeso con forza l’applicazione della legge sulla blasfemia. Il Tlp esorta il governo a non cedere alla pressione delle Ong, «nemiche del Paese» o dell’Unione europea e quindi a confermare la condanna alla pena di morte;

il 31 ottobre 2018 arriva l’assoluzione che dà piena ragione alla difesa. Il processo, si legge nella sentenza, si è basato sulla testimonianza poco chiara e molto contraddittoria dell’imam del villaggio. «La pena di morte viene annullata. Asia Bibi è assolta da tutte le accuse» ha detto il giudice Saqib Nisar leggendo il verdetto della Corte. Nisar nella sentenza ha citato il Corano, scrivendo: «La tolleranza è il principio fondamentale dell’Islam». In base a questa sentenza Asia Bibi può tornare libera;

delle tre persone che hanno reso possibile ad Asia Bibi di non morire sulla forca due sono stati uccisi, il terzo è un «dead man walking»;

il governatore musulmano e liberale Salman Taseer è stato ucciso da una delle sue guardie del corpo con nove colpi alla testa perché difendeva Asia e i cristiani perseguitati;

il Ministro cattolico del Pakistan Shahbaz Bhatti per aver difeso Asia è stato ammazzato con trenta colpi di arma da fuoco dopo aver fatto visita alla madre;

l’avvocato di Asia, Saif-ul-Mulook, in fuga dal Pakistan, ha detto: «Questo è il giorno più bello e più felice della mia vita. Ma non ho alcuna sicurezza. Nessuna sicurezza e io sono l’obiettivo più facile […] chiunque può uccidermi. Se conduci questi casi, devi essere pronto alle conseguenze. Penso che sia meglio morire da uomo coraggioso e forte che morire come un topo»;

la condanna di Asia Bibi è stata pronunciata in base alla cosiddetta «legge nera» sulla blasfemia, introdotta nel codice penale pakistano nel 1986. Non c’è peggiore disgrazia per un cristiano che essere accusato di blasfemia, infatti le pene per chi insulta l’Islam, Allah o Maometto, includono l’ergastolo e la condanna a morte. L’accusato può salvarsi convertendosi all’Islam;

in Pakistan la legge sulla blasfemia è stata applicata in 1.300 casi e ha provocato 40 condanne a morte. Ci sono state, inoltre, 60 esecuzioni extragiudiziali o assassini eccellenti. Lo scorso anno è stato avviato l’iter per la sua revisione, bloccato però dal «no» dei partiti integralisti;

in Pakistan, dopo la sentenza favorevole ad Asia Bibi, gli islamisti sono scesi in piazza al grido di: «Morte ai giudici». La sommossa ha bloccato la liberazione di Asia. In cambio della fine delle manifestazioni il Governo ha vietato ad Asia Bibi di lasciare il Paese, nonostante negli ultimi giorni diversi Paesi occidentali si fossero offerti di accettare una sua eventuale richiesta di asilo. Il Governo si è inoltre impegnato a non opporsi a un eventuale appello contro la decisione della Corte suprema e ha stabilito la scarcerazione di tutti i manifestanti che a causa delle violenze degli ultimi giorni erano stati fermati dalla polizia;

la famiglia di Asia Bibi vive da giorni nella paura di essere uccisa; il marito, prima ha fatto un appello alla comunità internazionale, poi tramite un video rilasciato ad Aiuto alla Chiesa che soffre si è appellato direttamente all’Italia, perché aiuti la sua famiglia a lasciare il Pakistan,

impegna il Governo:

1) ad adottare tutte le iniziative necessarie presso il Governo pakistano perché sia risolta in modo favorevole, come da sentenza di proscioglimento, la vicenda di Asia Bibi, assolta in base alla legge e al Corano dal reato di blasfemia;

2) a promuovere iniziative presso le organizzazioni internazionali e presso l’Unione europea al fine di sostenere la questione della libertà religiosa come diritto fondamentale dell’individuo, iniziative dirette a far sì che il rispetto della libertà religiosa diventi un principio fondamentale da affermare e garantire nei rapporti tra Stati;

3) ad adottare le iniziative necessarie perché lo Stato italiano, per primo, ponga il rispetto della libertà religiosa alla base del suo rapporto con gli altri Stati, specialmente quelli in cui questo diritto non è pienamente assicurato, posto che il rispetto della libertà religiosa è condizione minima della democrazia;

4) ad adottare iniziative per assicurare protezione ai perseguitati per motivi religiosi, anche attraverso gli enti che a livello internazionale si occupano del rispetto dei diritti umani;

5) ad accogliere l’appello del marito di Asia Bibi perché a lei e alla sua famiglia venga concesso il diritto di asilo in Italia e ad adoperarsi con il Governo pakistano per l’immediata liberazione della donna cristiana e la concessione della possibilità di espatrio, chiedendo, nelle more, al Governo pakistano un formale impegno che garantisca la sicurezza della famiglia di Asia Bibi.
(1-00071) «Lupi, Toccafondi, Lorenzin, Schullian».