«Siamo il valore aggiunto per governare. Quattro miliardi per il fattore famiglia»

Lupi (Noi con l’Italia): ne parlano tutti? Bene, ma si passi ai fatti

«Educazione e libertà di scelta nostre priorità. Centro vincente, nel Lazio Parisi in rimonta»

Senza la nostra proposta cattolico-liberale non si vince. D’altronde – dice Maurizio Lupi – se il centrodestra fosse stato autosufficiente non ci sarebbe stato bisogno del nostro valore aggiunto». “Noi con l’Italia” rivendica il suo ruolo nella coalizione, nel merito e nel metodo. Che preferisce la fattibilità ai grandi proclami. Come sul Fattore famiglia: «Costa 4 miliardi, si può fare», dice l’ex ministro di Ap.
Quali sono le vostre priorità?
Giorgio Squinzi intervenendo a un nostro incontro ci ha dato la linea: «Dateci un’Italia normale, perché il resto lo faremo noi». Vogliamo rimettere al centro le persone, le famiglie, le imprese, le associazioni, per restituire la politica il suo molo, che è servizio al bene comune.
Da dove partire?
Se la sfida è ricucire un’Italia che il cardinal Bassetti definiva “a pezzi” il primo punto è l’educazione: scuola, cultura, formazione università. Con tutto quel che comporta: il merito e un salario dignitoso peri docenti, e libertà di scelta per le famiglie fra le diverse offerte formative.
La famiglia e la natalità, al centro del vostro programma, sembrano diventate protagoniste della scena politica.
Se questi temi hanno recuperato centralità, ben venga. Ora, però, si tratta di andare oltre gli spot, con una programmazione seria. Serve un ministero della Famiglia con risorse adeguate e serve un Familyact, un testo unico della famiglia, da realizzare nei primi 100 giorni.
E il quoziente familiare?
“Costa troppo e sarebbe irrealizzabile, mentre il Fattore famiglia si può fare, e inserisce un elemento di proporzionalità in base ai carichi familiari, facendo leva sulle detrazioni. Sarebbe un segnale serio, non solo a parole. Altre misure necessarie sono l’eliminazione della casa di residenza dal calcolo dell’Isee e il rendere strutturali interventi come il bonus bebè.
La crescita c’è, ma la disoccupazione testa pesante.
Per noi lavoro e impresa sono alleati, non in contrasto. Il lavoro non lo crea lo Stato, e va finanziata l’occupazione, non la disoccupazione. Avessimo davvero i 20 miliardi che servono per il reddito di cittadinanza, andrebbero investiti tutti sull’occupazione e sulla riduzione del cuneo fiscale.
Altro tema collegato alla crisi, la povertà diffusa.
Siamo per un intervento di carattere sussidiario, sul modello “aiuta chi aiuta”. La social card è stato un errore, quei soldi li dati alla Caritas o al Banco alimentare hanno tutt’altra efficacia, perché queste realtà oltre a offrire un servizio portano compagnia umana, fondamentale per aiutare queste persone a uscire dalle difficoltà.
Un’alleanza così composita potrà reggere?
Intanto non era obbligatorio darsi un programma comune, ma lo abbiamo fatto. Abbiamo condiviso i 10 punti, ma abbiamo inserito, come forza moderata, una indicazione di metodo e che cioè tutte le proposte debbano essere economicamente e socialmente sostenibili. Sui grandi temi c’è condivisione: più società meno Stato, la famiglia, la riduzione della tassazione e della burocrazia, la persona al centra C’è poi il diritto alla vita e il no all’eutanasia, temi sui quali persone impegnate con noi sono state protagoniste, penso a Roccella e Bineni. Restiamo diversi, ma le diversità possono diventare ricchezza. Senza il centro non si vince, non solo per un fatto aritmetico, ma anche per una questione di metodo: serve concretezza nelle proposte, moderazione, e la scelta caduta su Tajani come candidato mi pare che riassume bene quest’esigenza.
E se nessuno avrà la maggioranza?
Intanto dobbiamo chiedere agli italiani la forza per poter governare, evitando operazioni di fantacalcio come quelle che si leggono in questi giorni. Il centrodestra è l’unica coalizione che può governare il Paese con una maggioranza stabile. Il voto conta, e le larghe intese sarebbero una sconfitta della politica. E noi siamo determinanti per arrivare a questo risultato. Altra cosa è descrivere gli altri come il male assoluto. Per noi neanche M5S lo è. Nel Lazio corre Stefano Parisi, un uomo molto vicino alla vostra impostazione. Fontana in Lombardia e Parisi nel Lazio rappresentano entrambi proposte di concretezza che noi sosteniamo convintamente. Attillo è stato un ottimo amministratore, Stefano come manager ha dimostrato visione di prospettiva. È partito in ritardo, ma può farcela, se in questo rush finale il centrodestra farà un ultimo sforzo compatto.
Fonte: Avvenire
Autore: Angelo Picariello
Data: 02/03/2018