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No ai quartieri-ghetto Case pure agli italiani – Intervista a Il Giorno Milano

4 maggio 2016 di Maurizio Lupi

Occuparsi di ordine pubblico non basta per risolvere problemi. Servono anche interventi sociali e riqualificazione urbana 

MILANO – «SALA sostiene che “serve una forte discontinuità sulle periferie”? Mi fa piacere che Sala lo dica. È una delle critiche più forti che noi abbiamo rivolto alla Giunta Pisapia. Le periferie sono una delle delusioni più grandi che l’amministrazione di centrosinistra ha dato ai milanesi, era uno dei punti qualificanti del loro programma elettorale del 2011». Parole di Maurizio Lupi, capolista di Milano popolare alle Comunali e capogruppo di Area popolare alla Camera. 

Qual è la ricetta del centrodestra per la riqualificazione delle periferie? 

«Serve un piano straordinario e immediato di manutenzione delle periferie: interventi concreti su case popolari e aree verdi». 

II degrado delle case è uno dei temi-chiave della campagna elettorale.

 «Per noi di Milano popolare è una delle sfide più grandi da affrontare. Vogliamo riportare la barra al centro: la politica deve tornare a parlare di cose concrete». 

Ma ci sono case popolari gestite dall’Aler e altre gestite da Mm… 

«Guardi, lo scaricabarile delle colpe non serve a nulla e a nessuno. Non importa che gli alloggi siano di Regione o Comune, ai cittadini interessa che il sindaco riesca a sbloccare la situazione. Certo, non è più accettabile che Comune e Regione vadano ognuno per conto proprio nella gestione delle case, occorre una collaborazione fattiva. E questa la vera discontinuità, che serve anche per un’altra questione collegata alla gestione delle case popolari».

Quale?
«Il modo in cui vengono fatte le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Dopo quanto è accaduto nelle banlieue di Parigi e di Bruxelles, è evidente che anche in Italia abbiamo un problema: non possiamo permetterci di fare dei quartieri-ghetto in cui vivono solo immigrati. Non perché non li vogliamo, ma perché l’integrazione in quel modo non avverrà mai. In una scuola al Gratosoglio, su 220 iscritti, 140 sono figli di immigrati».

 Ripensare le graduatorie, ma come? La Lega propone di alzare gli anni di residenza in Italia. E voi? 

«Alla fine degli anni Novanta la Giunta comunale ha affrontato il problema del mix abitativo nei nuovi quartieri in questo modo: una quota di case popolari in affitto, un quota in edilizia convenzionata e una quota in edilizia libera. Nell’assegnazione delle case si può utilizzare lo stesso metodo delle quote».

 Sicurezza. Quali differenze tra la vostra ricetta e quella della Lega?

 «Noi diciamo che bisogna occuparsi di ordine pubblico, ma che non basta per risolvere i problemi. Serve la presenza dei vigili di quartiere e delle forze dell’ordine, ma anche la riqualificazione urbana e gli interventi sociali. Sugli interventi sociali, proprio oggi (ieri, ndr) il Governo ha presentato un emendamento che afferma un principio: anche le famiglie con figli disabili (12 mila in tutta Italia) che scelgono la scuola paritaria hanno diritto a un sostegno da parte dello Stato. Spero che la discontinuità di cui parla Sala preveda anche interventi simili, perché Milano è la città italiana che ha il numero maggiore di scuole paritarie. Questa è una delle differenze rilevanti tra centrodestra e centrosinistra». 

Sala sostiene che un centrodestra che va da Milano popolare alla Lega non riuscirebbe a governare Milano. 

«Nella nostra coalizione le diversità sono una ricchezza, noi non abbiamo paura della Lega. Il candidato sindaco Stefano Parisi è la miglior garanzia per fare la sintesi politica tra le diverse sensibilità».

Di: Massimiliano Mingoia

Fonte: Il Giorno Milano 


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