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Riforma è l’inizio del cambiamento. Se vince il No s’ingessa tutto fino al 2023 – Intervista a Il Gazzettino

1 dicembre 2016 di Maurizio Lupi

«Non si può restare con il sistema attuale, lo dicono anche i contrari alla riforma»

MESTRE Maurizio Lupi, lei il 4 Dicembre voterà sì. Perché? Perché finalmente ai cittadini viene data la possibilità, votando sì, di togliere tutti gli alibi ai quali la classe politica ha sempre fatto ricorso quando, dopo cinque anni, doveva spiegare ai cittadini come mai non era riuscita a fare le cose. La maggioranza rissosa, il sistema farraginoso e lento di approvazione delle leggi, l’instabilità politica, verranno tolti di mezzo. Per la prima volta c’è l’occasione di passare dalle parole ai fatti.

Ma è appunto questo il problema. Quali fatti, quale riforma. Ci sono cambiamenti che è meglio non fare… Questo clima che si è creato sul referendum mi dispiace. Da una parte si dice che se vince il No è la catastrofe, dall’altra che se vince il Sì è un attentato alla democrazia. Io credo che sia giusto confrontarsi nel merito, e valutare se questa sia una buona riforma o no.

E lei valuta che sia davvero una buona riforma? Io dico che cambiare si deve, e anche chi dice che questa è una pessima riforma, ammette che non si può restare col sistema attuale. Questo è l’inizio del cambiamento. Saranno i fatti a dirci se abbiamo intrapreso la strada giusta. E comunque che una sola Camera voti la fiducia al governo, mi sembra positivo.

Sul federalismo però il passo indietro è clamoroso. Lei approvò la Devolution, ed ora è d’accordo a riportare tutto al centro? Bisognava togliere le competenze concorrenti, riportare al centro i poteri fondamentali. Ma non c’è solo accentramento: il Senato è una sede politica, ben diversa dalla attuale Conferenza Stato-Regioni. E resta la possibilità di dare più poteri alle Regioni efficienti.

Mah. Si spogliano le ordinarie e si premiano le speciali… Obiezione giusta. Ma sul punto non c’era maggioranza in parlamento. Però ci sarà spazio per ulteriori riflessioni. Il fatto è che la scelta non è tra sì e no ma tra sì e mai. Se vince il no, le cose restano così come sono almeno fino al 2023.
di Fontanella Alvise

Fonte: Il Gazzettino 


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