Siamo sicuri che Renzi rispetterà i patti: no a nuove tasse

Intervista al ministro Maurizio Lupi al Corriere della Sera “Non si può partire così. Renzi rispetterà i patti” di lunedì 24 febbraio a cura di Paola Di Caro.

 
L’annuncio del sottosegretario Delrio è «sbagliato nel metodo e nel merito». In ogni caso, se la via imboccata dal governo fosse quella di un aumento fiscale «il Nuovo centrodestra non potrebbe accettarlo». Perché, avverte il confermato ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi «i patti si rispettano, e siamo sicuri che Renzi lo farà». Sulle tasse, sulle riforme e sulla legge elettorale che «va varata al più presto, ma potrà entrare in vigore solo quando sarà stato riformato il Senato».
 
Il governo non ha ancora la fiducia ma già si annunciano nuove possibili tasse: se doveva essere inizio choc lo è, non crede?
«Renzi ha detto no a proclami, ha detto che saremo concreti come i sindaci e siamo assolutamente d’accordo. Evitiamo però di partire con il piede sbagliato: annunciare che potremmo tassare i Bot è un errore sia di metodo che di merito».
 
Nel merito?
«Il primo nostro atto non può essere una nuova tassa, ne paghiamo già tante. E poi, tassare i risparmi delle famiglie che hanno creduto nello Stato? No, assolutamente no. Nel metodo poi, voglio credere che si tratti di una battuta. Ma se lo è, è battuta che crea sconcerto, tanto più perché arriva da una persona seria e autorevole come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio».
 
Ma di questi temi avete mai parlato? Siete sicuri che nel programma di Renzi non ci sia questo punto?
«Ma questo non è un monocolore, non è un governo del Pd. Gli accordi si prendono insieme in Consiglio dei ministri, si discute e si decide insieme. E noi non siamo disponibili ad aumenti delle imposte».
 
In verità il famoso patto di coalizione, se anche lo avete scritto, non lo ha visto nessuno…
«Ci stiamo lavorando e abbiamo davanti ancora settimane per metterlo a punto, ma tre pilastri sono chiari:

  1. no ad un aumento della pressione fiscale ma diminuzione;
  2. riforma della burocrazia;
  3. nuove politiche sul lavoro incentrate su una maggiore flessibilità in entrata e, per compensare quella in uscita, migliori sistemi di ammortizzazione sociale.

 
Per la fretta di far nascere il governo non ci sono troppi non detti su programma e come procedere? E se Renzi vi dirà «chi decide sono io»?
«Non siamo riusciti a scrivere un patto alla tedesca, ma lo faremo. Abbiamo condiviso l’idea dell’accelerazione pur essendo stati tra i pochi a criticare il passaggio con cui si è chiusa l’esperienza del governo Letta. Il fatto che il segretario del Pd si impegni direttamente può dare una sterzata alla legislatura, noi daremo il nostro contributo. Ma l’idea che ora ci sia un uomo solo al comando non vogliamo nemmeno prenderla in considerazione: questo è il tempo del lavoro e non delle polemiche».
 
Altro patto di cui si è parlato è quello sulle riforme e la legge elettorale: esiste o anche qui si vedrà cammin facendo?
«Esiste eccome, è stato sottoscritto e sono certo che sarà rispettato. Vogliamo dare un forte segnale approvando subito la nuova legge elettorale, ma vogliamo che questa legge si applichi a un Parlamento cambiato, con una Camera che fa le leggi e il Senato con diverse funzioni. Dunque, dovrà entrare in vigore solo quando la riforma del bicameralismo sarà attuata: non avremmo mai accettato un governo con doppio mandato, uno per le riforme e uno per i provvedimenti…».
 
Con quale meccanismo si impedisce alla legge di entrare in vigore?
«Esiste un emendamento del senatore Lauricella che va in questo senso: andrà aggiustato per evitare ogni profilo di incostituzionalità, ma dovrà essere inserito nella legge già alla Camera».
 
L’esigenza di non trovarvi con la pistola puntata alla tempia del voto anticipato qualora faceste resistenza su questo o quel provvedimento è evidente, ma se per caso il governo cade prima delle riforme istituzionali che si fa, non si vota più?
«C’è la legge che è stata in qualche modo disegnata dalla Consulta, si può votare con quella. Ma non avrebbe senso lavorare solo sulla legge elettorale senza avere come obiettivo un cambiamento radicale delle nostre istituzioni. Noi siamo al governo per fare quello che serve al Paese, per questo siamo nati»