Il project financing ci avvicina all'Europa

Maurizio Lupi intervistato da Il Sole 24 Ore: «Il project financing ci avvicina all’Europa» lunedì 5 maggio a cura di Federica Micardi.

Il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Maurizio Lupi è l’interlocutore per eccellenza se si parla di investimenti strategici.
 
Le Casse sono disponibili a investire nel sistema Paese, ad esempio in infrastrutture funzionali alle esigenze sia delle imprese che dei cittadini. Secondo lei come si può percorrere questa strada?
Credo che la strada sia quella del project financing. È un sistema collaudato e che ha dimostrato nei fatti il superamento di una contrapposizione tra pubblico e privato che ha mostrato la corda perché era in fondo solo ideologica. La collaborazione tra pubblico e privato, soprattutto in periodi di scarsità di risorse come questi, è più che utile, è necessaria per dotare il Paese di infrastrutture adeguate che ci facciano recuperare il gap in logistica rispetto agli altri Paesi europei.
Si tratta di investimenti che vanno assolutamente incentivati, e quest’anno finalmente abbiamo dato attuazione al decreto sulla defiscalizzazione degli investimenti in project financing delle grandi opere, abbassando a 200 milioni la soglia del valore dell’opera che permette di accedere al beneficio. Gli sconti fiscali riguardano Ires, Irap e Iva sostenuti dalla società di progetto o dal concessionario dell’opera.
 
Sono diversi i settori in cui le Casse professionali potrebbero investire: ad esempio l’alta velocità o le infrastrutture ad alto contenuto tecnologico. Quale meglio si adatta ad attrarre gli investimenti della previdenza privata?
Credo entrambi i settori. L’alta velocità, perché è la mobilità del futuro ma è già una realtà ben consolidata nel presente, che ha rivoluzionato il modo di
muoversi degli italiani. Il successo delle tratta Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli e delle singole tratte al suo interno è testimonianza di come sia stato giusto investire nell’alta velocità superando tutte le obiezioni, rivelatesi ancora una volta ideologiche, che ne hanno accompagnato la realizzazione.
Adesso bisogna chiudere il cerchio, anzi quel quadrilatero che unisce l’Italia tra Nord e Sud su entrambe le dorsali e tra Est e Ovest. Si tratta di progetti in essere: la velocizzazione della dorsale adriatica, il prolungamento dell’alta velocità sino a Reggio Calabria, l’importantissimo collegamento tra Bari e Napoli e quello a Nord sino a Trieste. Già queste  sono infrastrutture ad alto contenuto tecnologico con investimenti dimostratisi redditizi.
C’è poi l’altra grande opportunità: lo sviluppo delle infrastrutture e delle reti immateriali. Questa è più una scommessa, ma è indubbio che qui sia il futuro.  Proprio per questo stiamo ragionando
con il ministero dello Sviluppo economico retto da Federica Guidi, intorno a un provvedimento che equipari le strutture immateriali a quelle materiali estendendo alle prime le conseguenze dei benefici fiscali del project financing già previsti per le seconde.
 
Le Casse di previdenza quattro anni fa hanno investito nell’housing sociale, ma solo di recente il progetto si sta concretizzando. È possibile immaginare meccanismi che accelerino l’iter dalla progettazione alla realizzazione?
Accelerazione è la parola giusta. Accelerazione, semplificazione,  sburocratizzazione. Nel secondo decreto per la casa approntato dal mio ministero – il primo fu varato sotto il governo Letta – all’articolo 10, oltre a molte novità sul recupero del patrimonio edilizio, ad esempio la demolizione e ricostruzione di immobili senza vincolo di sagoma, sono previste tempistiche certe entro le quali le Regioni devono emanare i criteri per l’housing sociale.
È previsto anche che le Regioni possano introdurre norme di semplificazione per il rilascio del titolo abilitativo edilizio convenzionato e ridurre gli oneri di urbanizzazione.Tempi brevi anche per i Comuni per approvare i criteri di valutazione della sostenibilità urbanistica, economica e funzionale dei progetti di recupero edilizio.
 
Nel decreto Renzi la tassazione sulle rendite finanziare sale dal 20 al 26% una manovra  che pesa anche sulle Casse di previdenza dei professionisti che in Italia, diversamente dal resto d’Europa, vengono tassate come fondi speculativi. Le Casse si dicono disponibili a investire cifre importanti nel sistema ma lamentano un’eccessiva tassazione diretta. Come uscire da questa impasse?
Penso che il problema della tassazione delle rendite finanziarie sia uno dei più delicati, sul quale bisogna intervenire con saggezza, e senza preconcetti ideologici. Il fisco, d’altronde, può essere uno strumento molto efficace per promuovere sviluppo come dimostra l’esempio dei bonus per le ristrutturazioni, il miglioramento energetico delle abitazioni e l’adeguamento delle case alle norme anti-sismiche.
Aver voluto con forza detrazioni dal 50 al 65% a seconda  del tipo di intervento ha portato solo nel 2013 investimenti per 29 miliardi di euro, quasi due punti di Pil, ed entrate Iva per lo Stato di quasi 5 miliardi.  Detto questo, io ritengo che si debba lavorare per allineare il nostro sistema di tassazione delle rendite finanziarie uniformandolo a quello europeo.