Per unire i moderati non bastano le parole di Toti

Intervista del Ministro Lupi al Corriere della Sera “Unire i moderati? Non bastano le parole di Toti” di mercoledì 7 maggio a cura di Elisabetta Soglio.

Non basta un appello in nome dei vecchi tempi per unire i moderati e non è neppure con l’investitura dinastica che si unisce questo mondo». Il ministro Maurizio Lupi ha letto le dichiarazioni con cui Giovanni Toti, al Corriere, ha dettato le tappe per la ricomposizione del centrodestra, un’alleanza «imposta dai numeri» da sancire dopo il voto. «Questo è un metodo da vecchia politica», accusa Lupi.
 
In che senso?
«Per unire i moderati devi cambiare la tua proposta politica rispondendo alle esigenze degli elettori. I cittadini ci chiedono di risollevare il Paese e serve un gesto di responsabilità da parte di tutti. Io intravedo un rischio».
 
Un rischio?
«Che il bipolarismo tanto perseguito non sia più tra moderati e centrosinistra, ma tra Grillo e il centrosinistra. FI e Berlusconi rischiano di costringerci ad un nuovo bipolarismo drammatico, dove i moderati non conterebbero più nulla».
 
Scusi, Lupi, ma lei con chi costruirebbe il fronte dei moderati?
«Come Nuovo centrodestra ci auguriamo di arrivare tra l’8 e il 10 per cento. Costruiremo con chi condivide il passo nuovo che abbiamo mosso il 2 ottobre: quando abbiamo stabilito che c’è un centrodestra che lavora per sé e uno che persegue l’interesse dell`Italia prima ancora che della propria parte. Questa rottura col passato verrà giudicata dai cittadini: se non avessimo scelto in quel modo, oggi il Paese sarebbe finito nel baratro. Da qui devono ripartire tutti i moderati, recuperando una capacità di proposta politica simbolo di una società civile forte».
 
Marina Berlusconi potrebbe diventare  capo dei moderati?
«Chi unirà i moderati dovrà essere un leader e l’investitura dinastica non è il mezzo per unire i moderati. Questo metodo usato in altre parti d’Europa appartiene a una destra che si isola, condannata non a governare ma a essere espressione di un’ala estrema».
 
Servono le primarie?
«Sicuramente sì, ma prima serve un passo nuovo. A Grillo non si tolgono i voti dicendogli che è un dittatore, ma dimostrando nei fatti che la politica cambia costruendo nella concretezza il bene comune».
 
Quindi, respinge al mittente l’appello di Toti?
«E’ evidente che questo appello è puramente formale. Mi spiace constatare che venga da chi non ha più capacità di attrarre e unire: il fallimento di questa FI è sotto gli occhi di tutti, come ha spiegato anche Sandro Bondi. E cosa pensano di fare? Ricercare un consenso perduto attaccando ogni giorno quelli “che non hanno il quid della gratitudine”?».