Maurizio Lupi

 I moderati possono tornare centrali – intervista
Marzo 18, 2016

I moderati possono tornare centrali – intervista

Adesso Silvio faccia come Sarkozy
Punti su scelte che uniscano noi a Forza Italia. E su Marchini ci ripensi

ROMA Quello che si è consumato a Roma non è stato «un parricidio», ma qualcosa di ancora più significativo: «È stato l’epilogo del vecchio centrodestra per come lo abbiamo conosciuto finora, e la traduzione reale di quello che è successo sul palco di Bologna». Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare, parte dall’analisi della «lite romana» per arrivare a quello che sembra un appello: «Si è chiusa una fase ma può aprirsene un’altra: come ha fatto Sarkozy, che in Francia non si è alleato con il Front national ma ha riunito i tanti pezzi di centro e centrodestra e alle Regionali è tornato a essere protagonista, anche Forza Italia con Berlusconi può percorrere la stessa strada per far tornare centrali i moderati, e metterli in futuro in condizione di scegliere da una posizione centrale e di forza le alleanze».
Roma, in somma , potrebbe essere assieme morte e rinascita del polo moderato?
«Sicuramente nella Capitale si è assistito alla nascita di una destra guidata da Salvini e Meloni che non nasconde il suo volto lepenista. Se questo è il progetto che parte da Roma, non penso che FI possa diventare ancella di un movimento di questo tipo, ma che debba invece riconquistare lo spazio naturale che spetta ai moderati: quello di rappresentare l’alternati va alla sinistra ma anche ai populismi di destra».
In che modo?
«Per quanto riguarda le Amministrative, le scelte sulle persone contano: a Milano In Francia l’ex presidente non si è alleato con il Front National e ha riunito i tanti pezzi di centro e centrodestra Stiamo assistendo alla nascita di una forza guidata da Salvini e Meloni che non nasconde il suo volto lepenista con Parisi abbiamo individuato e scelto un candidato espressione dell’area di centro che sa guardare avanti e che ha avuto una forza attrattiva capace di farci costruire una coalizione che va dalla Lega a noi dell’Ncd. A Roma con Bertolaso l’operazione nelle intenzioni di Berlusconi doveva essere simile, ma non ha funzionato perché il candidato, persona capace, appare come espressione del passato , non come apertura al nuovo».
Ma c’era, o magari c’è ancora, una via d’uscita?
«A Roma la figura unificante sulla quale bisognava costruire era quella di Marchini, che noi sosteniamo. E se volesse Berlusconi potrebbe ancora imboccare questa strada, appoggia n do la sua candidatura e ripartendo da qui per costruire un a forte proposta moderata. Questo proprio nel luogo e dal momento in cui Salvini e Meloni hanno deciso di definire e far partire la loro legittima proposta di destra».
Sta dicendo che oggi il ricongiungimento tra voi centristi e FI potrebbe essere più vicino?
«Non lo so. Ma certamente potrebbe aprirsi uno spiraglio importante . Non vogliamo l’esclusione di nessuno, ma per riconquistare gli elettori perduti dovremmo tutti assieme costruire una forte proposta popolare sapendo che il modello della Casa delle libertà, che aveva funzionato benissimo in altre stagioni, oggi non è riproponibile. Prima va ricostituita l’area moderata e le va ridata forza e autonomia, poi ci si può alleare con chi si vuole. In fondo, anche a sinistra si assiste ad una contraddizione: Renzi come può stare assieme a chi gli organizza il referendum contro il Jobs act?».
Significa che in futuro è immaginabile perfino un’alleanza tra i l Partito democratico di Renzi e una FI diversa?
«No, questo non lo credo. So qual è il nostro compito: lavorare a una proposta credibile alternativa al Pd. Sta andando ad esaurirsi la legislatura che ci ha visto alleati con Renzi non perché mirassimo alla leadership di Berlusconi ma perché pensavamo che un governo che portasse avanti le riforme servisse al Paese per uscire dalla crisi economica. I risultati si vedono. Ora occorre una nuova proposta. Noi ci lavoreremo comunque, sarebbe utile per i moderati italiani che non lo facessimo da soli».
di Paola Di Caro
fonte: Corriere della Sera

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