Altre violenze allo stesso operaio Tav aggredito mentre tornava a casa

Durante la visita al cantiere della Tav a Chiomonte avevo stretto la mano ad un operaio aggredito dai no-tav che ora lo stanno perseguitando e sono indagati per stalking.
 
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AGGIORNAMENTO 27 GIUGNO
Quattro militanti No Tav sono stati indagati dalla procura di Torino per stalking nei confronti di quello stesso operaio del cantiere Tav in Val Susa. Sono ritenuti responsabili di diversi episodi di minacce all’operaio e alla sua famiglia.
La vittima è lo stesso operaio oggetto di una sassaiola la sera del 7 maggio, mentre con un mezzo rientrava dal lavoro, e della quale non sono ancora stati individuati gli autori che avevano agito a volto coperto.  La mia massima solidarietà a questa persona che non può rischiare la vita soltanto perchè sta facendo il suo dovere: noi non indietreggiamo di un millimetro.
 
IL SEDICENTE MOVIMENTO ANTAGONISTA
Li chiamano movimento antagonista, a me sembrano delinquenti veri. Cosa pensare dopo gli ultimi episodi di violenza? Dicono che il cantiere sia militarizzato e che chissà cosa succeda dentro, ma ad andare a vedere invece, ti accorgi invece di cosa si sta realizzando, nel profondo rispetto dell’ambiente. Questo è un cantiere all’avanguardia. Dare solidarietà agli operai e alle forze dell’ordine mi sembrava fosse il minimo da parte del governo.
C’è una minoranza di questo genere di delinquenti che prende di mira non l’opera, ma usa l’opera come simbolo per un suo progetto come movimento antagonista. Quello che una volta era “lo Stato si abbatte, non si cambia” aveva bisogno di simboli. Oggi la Tav è diventata un simbolo di questo genere. Non si parla più di un problema di impatto ambientale, si dice solo che l’opera non va più fatta.
Ma l’opera è già iniziata. Questo è un paese che deve smetterla di tornare sulle decisioni che ha preso nel confronto con tutti. Mai come in quest’opera il progetto è stato radicalmente cambiato tenendo conto di tutte le indicazioni della valle. Mi sembra importante dire che lo Stato non è a Roma ma è qui.

L’INCONTRO CON L’OPERAIO
L’incontro e la stretta di mano con l’operaio è stato uno dei più commoventi. Le parole che ha usato mi hanno profondamente colpito e fatto pensare ai miei genitori che erano operai. Ha subito un agguato da parte di alcuni incappucciati che avevano tirato pietre contro il furgone che stava guidando, all’uscita dal lavoro.
Pensare che uno per lavorare, per guadagnarsi il pane, per fare il suo dovere in un’opera in cui è stato assunto debba rischiare l’incolumità della vita sua e dei propri familiari, credo che questo sia un pugno nello stomaco per un Paese come il nostro ed è per questo che non possiamo indietreggiare di un millimetro.
Ho visto una voglia da parte sua di andare avanti e di non arrendersi, che credo sia un segnale di un paese come l’Italia che non vuole arrendersi neanche di fronte alla crisi.
Sono con lui. Lo Stato è con loro. Tutti siamo con loro in questa grande opera.