Con Renzi un patto alla tedesca per favorire imprese e famiglie

Leggete l’intervista di Maurizio Lupi ad Avvenire “Due miliardi e mezzo per famiglie e casa. Matteo ci ascolti, serve un patto tedesco” di martedì 18 febbraio a cura di Vincenzo Spagnolo.

 
Chiediamo che si investa un miliardo di euro in misure in favore delle famiglie e un miliardo e mezzo per finanziare un vero “Piano casa…».
Parte da due cifre concrete, il ministro ai Trasporti Maurizio Lupi (Ncd), per illustrare i punti imprescindibili da cui partirà il suo partito nell’incontro col premier incaricato Matteo Renzi: «Se, come ha detto, punta davvero a costruire un patto di legislatura, allora dev’essere un contratto alla tedesca, dettagliato e condiviso.
E noi proporremo al premier incaricato d’inserire 10 capitoli, partendo dalle riforme costituzionali, ma che comprendano anche interventi concreti, e non promesse, per le famiglie, per le piccole e medie imprese, per i lavoratori…».
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Interventi di quale genere?
Le famiglie, specie quelle numerose, hanno pagato il prezzo più alto della crisi, surrogando il welfare deficitario. Ora servono detrazioni vere per i figli, riconoscimento degli investimenti dei genitori nella loro educazione e sostegno concreto a chi cerca una casa. Inoltre, va bene regolare nel codice civile i diritti delle coppie dello stesso sesso, ma senza voler tirare in ballo istituti come il matrimonio, l’adozione e la reversibilità.
 
E per le imprese?
C’è il mondo in sofferenza delle piccole e medie imprese e degli artigiani, schiacciato da carichi che bisogna alleggerire, cancellando il fardello della burocrazia e tagliando le tasse sui beni strumentali (negozi, aziende).
Sul fronte del lavoro, bisogna introdurre elementi premiali per chi assume giovani a tempo indeterminato. E ancora, si deve ridurre il peso delle tasse su stipendi e salari.
 
Quali punti non vorreste vedere nel programma?
Non vorremmo vedere politiche ostili alle imprese e neppure misure, come dire, a favore della disoccupazione.
 
Cosa intende?
Penso al salario minimo garantito. Non è una buona idea investire risorse per garantire una situazione che comunque resta di disoccupazione, è meglio destinarle per far aumentare il tasso di persone occupate. Vista la penuria di risorse, occorre avere ben chiare le priorità.
 
Sfide difficili. Sarà per questo che le personalità evocate per il dicastero dell’Economia si sfilano una dopo l’altra?
Non entro nel merito delle scelte personali. Ciò che penso è che, in questa nuova fase, in via XX Settembre non debba sedere un “tecnico” ma un politico…
 
Perché? Con Saccomanni non è andata bene?
Tutt’altro. Io mi ci sono inteso perfettamente. Ma ora, per garantire la condivisione e la tenuta delle scelte economiche del governo, è necessario che sia un politico, espresso dai partiti che sostengono la maggioranza.
 
E non potrebbe essere il premier uscente, Enrico Letta?
Ha statura e capacità, ma non accetterà.
 
E stato fatto anche il nome di Romano Prodi…
Quello è proprio il nome che non potremmo accettare.
 
Perché?
Per il motivo al quale accennavo: serve un nome politico forte, che sia ben accetto a tutta la coalizione, perché dovrà portare sulle spalle scelte difficili e condivise. Quello di Prodi resta invece, per noi, un nome “divisivo”.
 
E voi? Si dice che chiederete di restare alla guida di tre ministeri, Interno, Trasporti e Salute…
È una questione di programma, non di poltrone. Il Ncd è un partito di centrodestra nato da un atto di coraggio, responsabilità e passione politica. Ciò detto, è chiaro che la squadra del governo dovrà ben rappresentare i partiti che lo sostengono…
 
Quale esecutivo immagina il Ncd? Potrà davvero arrivare al 2018?
Intanto, non siamo stati noi a mandare a casa Letta ma il Pd, con una soluzione che non abbiamo condiviso. Ma se davvero il Pd punta a un esecutivo di legislatura, allora per noi la tipologia del “governo di servizio” non cambia: non può essere un governo di centrosinistra.
Renzi dice che si baserà sull’attuale maggioranza, ma deve farlo davvero, realizzando con essa sia l’azione di governo che il percorso delle riforme costituzionali…
 
Si riferisce alle trattative con Silvio Berlusconi su legge elettorale, monocameralismo e Titolo V?
Ora è finito lo schema “Letta governa, Renzi fa le riforme d’intesa con Berlusconi”. L’Italicum va bene, ma può essere migliorato. E senza doppio binario: atti di governo e riforme si discutono nella maggioranza che si costruirà. Sulle riforme è auspicabile un confronto e, se ci sarà, una condivisione con le opposizioni. Ma si parte dalle forze di governo, dev’essere chiaro.
 
A proposito: i vostri rapporti con Forza Italia restano tesi…
Chi ha suggerito a Silvio Berlusconi la frase infelicissima sugli “utili idioti” non gli ha fatto un favore. Abbiamo affrontato una dolorosa scissione e fondato un partito per senso di responsabilità verso il Paese. E gli italiani se ne stanno accorgendo: i sondaggi ci danno in crescita, oltre il 6%. Chi crea divisione rifletta sulla sconfitta alle regionali in Sardegna. Nel centrodestra bisogna dar vita a una nuova classe dirigente e un buon padre dovrebbe compiacersi quando i figli diventano grandi.