Lupi: "Costruiamo il futuro con i giovani o lo faranno da soli"

Intervista dell’Occidentale a Maurizio Lupi.

“O siamo in grado di creare le condizioni perché le nuove generazioni costruiscano il futuro insieme a noi, o i giovani il futuro, e anche il presente, se lo prenderanno” da soli.
Sono trascorsi pochi giorni dalla conclusione della Summer School organizzata a Sorrento da Costruiamo il Futuro, ma il nodo giovani, formazione politica, costruzione di una nuova classe dirigente, resta in cima ai pensieri del ministro Maurizio Lupi. Che allarga il tiro a vicende di più stretta attualità, come l’accordo su Alitalia e le priorità della Ue in materia di infrastrutture nel semestre italiano.
summer school sorrento 2014 foto di gruppo HD
 
Ministro Lupi, com’è andata la Summer School di Sorrento?
E’ andata bene perché si è lavorato seriamente. Il metodo si è rivelato giusto: testimonianze, esperienze, provocazioni intellettuali (nel significato positivo del termine) come quella del professor Magatti, poi il lavoro a gruppi dei ragazzi in cui si raccoglievano le domande da porre in seduta plenaria dove a fianco dei relatori sedevano politici  in un mix di idee, esperienze e pragmatismo.
 
Che seguito ci sarà per i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato alla Summer?
Il seguito è garantito solo dall’impegno, dal lavoro, dal coinvolgimento e dall’ascolto che noi politici sapremo dare alle istanze, alle idee, alle critiche, alle esigenze che possono venire  da chi ancora si appassiona alla politica. La cosa belle di eventi come la Summer School è che stabiliscono dei rapporti e iniziano una storia. Bisogna essergli fedeli.
 
Che spazi di manovra vede per le nuove generazioni? C’è veramente una prateria davanti a chi avrà il coraggio di impegnarsi?

C’è una frase che è stata a lungo ripetuta negli anni scorsi: ai giovani abbiamo tolto il futuro. Vorrei dire, innanzitutto a me stesso e ai miei colleghi, che anche questa è una illusione. Non abbiamo nessun potere di togliere il futuro a qualcuno. O siamo in grado di creare le condizioni perché le nuove generazioni lo costruiscano insieme a noi, o i giovani il futuro, e anche il presente, se lo prenderanno, noi volenti o nolenti. In questo senso, nel campo della politica,  le preferenze sono un strumento – da non divinizzare perché abbiamo visto in passato come può essere usato – ma che certo crea pari opportunità per tutti coloro che vogliano impegnarsi in politica.
 
Formazione politica. Il premier Renzi l’ha ‘rottamata’ parlando di nuovi strumenti come le serie tv americane… Pensando ai “mille giorni” che attendono il governo e la maggioranza, Lei che serial suggerirebbe al presidente del Consiglio e al Pd?
Non prendiamoci troppo sul serial.
 
La giornata di inaugurazione della Summer a Sorrento ha coinciso con la trattativa fiume su Alitalia. Cosa non ha funzionato nella battaglia per la italianità del nostro brand condotta in passato e perché oggi bisognerebbe parlare invece di un successo politico-economico?
Su Alitalia chi vuole guardare al passato ha intere pagine di analisi fatte dai giornali da compulsare. Io preferisco guardare al presente e al futuro. Quello tra Etihad e Alitalia è un grande accordo sul piano industriale che può far tornare la nostra compagnia di bandiera tra le prime al mondo. Che per partire chiede che si facciano sacrifici anche in termini di occupazione, ma che ha – come ha detto l’amministratore delegato di Etihad, Hogan –  tutte le potenzialità per creare nuova occupazione nei prossimi anni. Non si trova tutti i giorni una società pronta a investire un miliardo e duecento milioni di euro.
 
Il semestre italiano e l’agenda di Europa 2020. Sinteticamente, può dirci almeno tre priorità che vede nello sviluppo delle reti di trasporto, energetiche ed informatiche europee?

Liberalizzazioni e governace delle reti ferroviarie, il cielo unico europeo (con tutto quello che comporta anche in fatto di vera concorrenza nel trasporto aereo), processi di stimolo e di incentivo per gli investimenti privati in infrastrutture materiali e immateriali (reti telematiche).
 
In estate chi può si porta il tradizionale libro sotto l’ombrellone. C’è un libro – non troppo impegnativo vista la stagione – che suggerirebbe ai giovani della Summer per le vacanze?

Non è una novità, è in libreria da un anno: “La verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker. La mole è notevole, sono quasi 800 pagine, ma non so se possa essere definito un libro per l’estate, ti prende talmente che io l’ho letto in due giorni.