Il mio intervento a Piazza Pulita sul tema Eutanasia


 
Ieri sera a Piazzapulita la storia di Loris Bertocco che ha deciso di andare a morire in Svizzera mi ha toccato nel profondo. L’eutanasia dei malati gravi è un tema molto difficile da affrontare, un tema su cui non è possibile rimanere indifferenti e su cui non è possibile non interrogarsi intimamente.
Nessuno di noi ha o deve pensare di avere il monopolio sulla verità, sulla dignità della persona o sulla pietà: non esistono risposte precostituite su certe questioni e non si può avere la presunzione di mettersi nei panni di chi, secondo me in un gesto che in realtà è un grido di speranza, decide di non combattere più.
Rispetto chi prende una decisione così dolorosa che mi mette in discussione anche come rappresentante dello Stato. E come tale mi chiedo: il primo compito dello Stato non è quello di sostenere il diritto alla vita? Non è sostenere quello che poi è un grido alla vita da vivere nel miglior modo possibile? Non è prendersi carico della sofferenza per aiutare a sopportarla piuttosto che lavarsi le mani legalizzando la morte?
Io credo che possa esserci la libertà dell’individuo di prendere una determinata strada, ma credo anche che sia nostro dovere creare uno Stato che non si arrenda davanti a questo tipo di pretese.
Altrimenti che ordinamento giuridico creeremmo?
Sono temi su cui dobbiamo continuare ad interrogarci tutti, per capire se sia più dignitoso aiutare una persona nel suo percorso naturale verso la morte, cercando di alleviare il più possibile le sue sofferenze, oppure accompagnarla in un percorso prestabilito verso la morte che, lo si voglia o no, diventerebbe un suicidio di Stato.
Penso, alla fine, che il più grande insegnamento in merito ce l’abbia dato “l’ateo” Enzo Jannacci, il quale, di fronte al dramma di Eluana Englaro disse: “Ci vorrebbe una carezza del Nazareno”.
Ci vorrebbe qualcuno che non li lasci mai soli.