Maurizio Lupi

 Impresa, ambiente e migranti: una politica a misura d'uomo.
Settembre 8, 2018

Impresa, ambiente e migranti: una politica a misura d'uomo.

Impresa, ambiente e migranti: una politica a misura d’uomo.

 

Articolo di Marzio Bartoloni e Andrea Marini sul Sole 24 ore del 8/09/18

 
Mettere sempre al centro la persona. È questa l’indicazione principale che il mondo della politica fa propria, dopo l’intervista in esclusiva rilasciata ieri al Sole240re da Papa Francesco.
Una politica a misura d’uomo, sia quando si parla di imprese, di ambiente che quando ci si occupa di politiche migratorie. Proprio da quest’ultimo punto parte il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, ieri a margine della 44esima edizione del Forum The European House Ambrosetti a Cernobbio: «Ho avuto più volte occasione di dire che non dobbiamo mai dimenticare che i migranti sono persone, non dobbiamo però neanche dimenticare il loro numero. Questi sono flussi migratori epocali. L’Europa non dovrebbe mai lasciare soli i Paesi di fronte alle grandi sfide che il mondo globalizzato pone. In particolare di fronte a questa, proprio per la sua sensibilità, che concerne i movimenti di persone», ha detto il ministro.
Maurizio Lupi, ex ministro delle Infrastrutture e deputato di Noi con l’Italia, nell’intervista del Papa sottolinea «la centralità della persona nell’economia. Questa frase che molti usano resta quasi sempre una frase astratta o al più un supplemento d’animo lasciato alla buona volontà dell’imprenditore che si aggiunge al fare economico che comunque continua ad avere le sue leggi autonome, la prima: il profitto.
Mettere al centro la persona invece per il Papa – sottolinea Lupi – può cambiare proprio il modo di fare impresa perché questo implica due cose: la preminenza del lavoro sulla finanza e anche sul reddito e la dimensione comunitaria e sociale dell’impresa». Ma Lupi vede anche una «attualità bruciante» nella frase di Francesco che dice: «I sussidi, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzazione». Ma per la politica, un punto di riferimento, spiega Lupi è anche la posizione di Francesco sul «bene della comunità»: «C’è qui – spiega il deputato – un criterio chiaro per individuare il tanto citato bene comune che è sempre dato dall’incontro fra diversi in cui si riesce a fare sintesi, non dall’imposizione di ricette politiche che si presumono giuste». C’è poi il capitolo sulla responsabilità sociale d’impresa: «Qui – conclude Lupi – c’è tutta la concretezza di cosa voglia dire la centralità della persona e nello stesso tempo il riconoscimento dell’importanza dell’impresa e del lavoro dell’imprenditore in una società che sia così orientata e non guidata dall’alto o dal centralismo statale. Vedo in queste parole del Papa una traduzione molto moderna del concetto di sussidiarietà, con prospettive tutte da studidiare e da scoprire».
Un punto da cui parte anche la riflessione di Ermete Realacci ex deputato Pd e soprattutto presidente della Fondazione Symbola che da anni difende gli investimenti nell’economia sostenibile: «L’economia più produttiva e competitiva è proprio quella che è più a misura d’uomo. Le nostre analisi suffragate dai numeri ci dicono che le imprese che investono su green economy e sostenibilità non si indeboliscono, ma si rafforzano, è quello che dice anche il Papa in questa meravigliosa intervista». Perché «trattare con rispetto i lavoratori, la comunità e il proprio territorio vuol dire essere più forti generando anche nuovo lavoro: l’anno scorso il 40% dei nuovi occupati era legato alla green economy», aggiunge Realacci. Che si dice convinto che già oggi «un pezzo del nostro made in Italy e della nostra manifattura che guarda ai va-lori e allabellezzava nella direzione indicata dal Papa».
Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà si dice «colpito, subito all’inizio della conversazione con il direttore Guido Gentili, dal richiamo del Papa alla “crescita di un popolo” come base e chiave di uneconomia fondata sul lavoro e di una società vitale e sostenibile. Il progresso tecnologico e il semplice dinamismo economico, ci dice Francesco, non sono e non crea-no vero sviluppo se non coinvolgono “il cuore dell’uomo”», conclude.

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