NON SONO D’ACCORDO CON QUELLO CHE DICI MA DIFENDERÒ FINO ALLA MORTE IL TUO DIRITTO A DIRLO

Io sono un fautore del Green Pass lo sapete, e lo sono in buona compagnia con l’80% degli italiani che si sono vaccinati: è uno strumento che ci rende più liberi, altro che limitare la libertà, ne abbiamo parlato insieme molte volte. Sono anche d’accordo con il fatto che chi lavora in questo palazzo debba averlo, compresi noi parlamentari quando andiamo in mensa, al ristorante o alla buvette.
Ma non dobbiamo fare confusione: i parlamentari non vanno in aula perché dipendenti della Camera o del Senato, i parlamentari vanno in aula – senza vincolo di mandato – perché rappresentano gli italiani, e ogni italiano ha diritto di essere rappresentato democraticamente, anche i no-green pass e i no-vax. Non è questione di privilegi, ma di prerogative a cui ci obbliga la nostra Costituzione e a cui non possiamo (né dobbiamo) rinunciare.
Ripeto io sono favorevole al green pass, ho fatto il Covid, il vaccino e – come diceva un comico, Paolo Cevoli – “c’ho il certificato”, ma, come diceva Voltaire (anche se pare non sia stato il primo a dirlo) «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo».
Chiedo quindi che all’obbligo di green pass ci sia una sola eccezione (a parte i casi medici già contemplati) e che ne sia esentato il parlamentare quando entra in Aula o in commissione. Quando svolge cioè il suo ruolo legislativo che la Costituzione e il mandato dei cittadini gli assegna.
La difesa delle nostre istituzioni e della nostra democrazia passa anche da questo.