COR. SERA: LA RISPOSTA AI RIFORMISTI, TRASLOCARE? NO GRAZIE. CON LA SINISTRA PIÙ DISPARITÀ

Cari Alessia Cappello, Sergio Scalpelli, a leggere il vostro appello ai moderati di centrodestra perché traslochino nel centrosinistra che sostiene Sala viene immediatamente un pensiero (soprattutto pensando a Scalpelli): il primo amore non si scorda mai.

Vale lo stesso anche per noi: il riformismo l’abbiamo vissuto e praticato partendo dal basso, dalle esperienze di impegno in università e nei quartieri, costantemente contrastato dalla sinistra e accolto invece dal centrodestra liberale e popolare coagulato da Silvio Berlusconi. È la stessa casa nella quale è cresciuta l’esperienza pubblica del sindaco Giuseppe Sala, city manager di Letizia Moratti.

Colpisce nella vostra lettera aperta che consideriate la sua candidatura in continuità con la grande esperienza amministrativa del centrodestra che ha rilanciato Milano. Ed è singolare che per voi quella continuità sia nel centrosinistra.

Ognuno ha la sua casa, e per dialogare e lavorare insieme per il futuro della nostra città non è necessario traslocare.

Milano popolare ha una chiara identità e un lavoro di cinque anni (anche se all’opposizione) da continuare. Non difendiamo astratti valori, ma esperienze. A Milano è cresciuta la disparità sociale, si è aggravata la mobilità, l’urbanistica con regole sempre più rigide si è ridotta a quella «tattica», le periferie sono sempre più distanti (non solo per mezzi pubblici) dal centro e su tutti questi problemi concreti grava un’ipoteca culturale, centralista, di cui la sinistra non riesce a liberarsi e per la quale continua a guardare con sospetto all’iniziativa privata anche quando è gratuita e solidale.

Per non aprire il capitolo giustizia, che Sala stesso ha avuto modo di sperimentare, sul quale buona parte della sinistra che lo appoggia è su posizioni che farebbero sentire i garantisti come noi come ospiti indesiderati.

Detto amichevolmente, no grazie.

Lettera di Maurizio Lupi e Matteo Forte pubblicata il 29 settembre 2020 dal Corriere della Sera Milano