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La verità su Alitalia: le mie risposte alle vostre obiezioni

11 ottobre 2013 di Maurizio Lupi
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Quante obiezioni ho letto sul salvataggio di Alitalia. Molte sono assolute falsità, ecco le mie risposte.

 

 

 

 

 

Basta leggere alcuni tweet che ho ricevuto o le tante email di chi mi ha scritto. Sulla questione Alitalia voglio essere chiaro: non c’è nessuna azione del governo che tenda a farla tornare una società pubblica. Alitalia non viene salvata, come molti hanno scritto “con i soldi degli italiani”.

 

COME FUNZIONA L’INGRESSO DI POSTE ITALIANE

Lo Stato non ci ha messo un euro delle tasche dei cittadini e non ripianerà di un euro i debiti che i privati hanno creato. Le Poste sono un’azienda pubblica che sta sul mercato e che fa utili.

Il governo si è impegnato perché i soci privati della compagnia di bandiera varassero un aumento di capitale di 300 milioni. Di questa cifra complessiva:

  • 225 milioni (il 75%) versati da loro (soci)
  • 75 milioni (il 25% dell’aumento, non delle quote sociali come qualcuno sta scrivendo) da una azienda sana (Poste), che è in utile e che ha possibilità di evidenti sinergie con il trasporto aereo, come dimostrano le esperienze di altri Paesi tra cui la Germania.

Per l’investimento di Poste in Alitalia – come ha dichiarato l’amministratore delegato Massimo Sarmi

“non può essere utilizzata alcuna risorsa proveniente né da conti correnti postali né da Buoni e Libretti Postali. Le risorse finanziarie per l’investimento saranno reperite esclusivamente dalla liquidità disponibile di Poste”

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ALITALIA ASSET STRATEGICO

Il governo considera Alitalia un asset strategico per un Paese industriale come il nostro e vuole che cittadini e imprese possano continuare a volare con il resto del mondo partendo da Roma e Milano, e non con una compagnia regionale che si limiti a portarli a Parigi o Amsterdam.

Per questo il governo si è prodigato per favorire questa assunzione di responsabilità da parte dei soci.

 

IL FUTURO DI ALITALIA

Una rinforzata compagine societaria permetterà di trattare alla pari per l’integrazione con un partner straniero. Perché è chiaro a tutti che oggi nel mercato aereo internazionale ci si sta con grandi concentrazioni tra compagnie.

Mentre scrivo, annunciano il via libera del Cda Alitalia all’aumento di capitale, “all’unanimità”. E’ stato quindi sottoscritto anche da Air France. La compagnia francese sarà a questo punto, come ovvio, il primo interlocutore, se non lo avesse fatto la sua quota (il 25%) sarebbe diminuita e sarebbe allora stato possibile rivolgersi ad altri interlocutori internazionali.

Il governo ha favorito questa soluzione con due richieste:

  1. Una discontinuità con la precedente gestione
  2. Una profonda revisione del piano industriale. Non può essere riproposto ciò che ha dimostrato di non funzionare.

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SE ALITALIA FALLISSE

Un’ultima nota per chi critica il tentativo di salvare Alitalia (sia chiaro, ne ha tutto il diritto, ma bisogna conoscere e tener conto di tutti i fattori in campo); se oggi il consiglio di amministrazione di Alitalia avesse deciso per il fallimento:

  • Domani 14.000 persone si sarebbero trovate senza lavoro. Tanti sono i dipendenti Alitalia nel mondo.
  • Gli aeroporti di Fiumicino e di Malpensa avrebbero diminuito fortemente la loro attività con ulteriori conseguenze sull’occupazione.
  • E poi Linate, Torino, Catania, Napoli, Venezia… quasi tutti gli aeroporti italiani sarebbero entrati in crisi e tutto l’indotto che il trasporto aereo mobilita

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UN GOVERNO ATTENTO AL PAESE

Un governo deve o non deve occuparsi delle conseguenze sociali di certe scelte?

E, senza sostituirsi agli imprenditori privati, può fare tutto ciò che è in suo potere per evitare il fallimento e favorire il rilancio di un’azienda strategica per il sistema economico del Paese?

Abbiamo lavorato per una soluzione liberale del caso Alitalia, i teorici del liberismo più sfrenato continuino pure con le loro teorie indifferenti alla realtà, noi preferiamo occuparci del bene comune.


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