Tav, non abbandoneremo le aziende minacciate

Leggete alcuni passaggi della mia intervista a La Stampa del 2 settembre 2013 “Tav, non abbandoneremo le aziende minacciate”.

 
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LE IMPRESE DELLA TAV MINACCIATE
Lo Stato, i lavoratori, le imprese coinvolte nei cantieri della Tav, così come quelle che ci hanno lavorato in passato, non possono fare passi indietro. Gli attentati degli ultimi tempi sono un colpo di coda, l’ultimo tentativo di bloccare l’opera. Ma non ci riusciranno. Una volta che sarà partita la talpa non potranno più fare nulla.
“Il titolare di una ditta di Bussoleno che ha lavorato alla Tav non trova più commesse e soffre un clima insopportabile. Vuol chiudere l’azienda e lasciare il paese”. Chiamerò questo imprenditore e gli dirò che deve resistere: se lascia la Val di Susa è una sconfitta per tutti. E’ diventato un simbolo, il segno positivo di un paese che è disponibile anche a fare sacrifici grandi ma per un’impresa ancora più grande.
Lo Stato non può essere assente. Dobbiamo stargli accanto per evitare che abbandoni tutto. Purtroppo, pur in un contesto diverso, ci troviamo nella stessa situazione di quegli imprenditori che sono minacciati dalla mafia e dalla ‘ndrangheta. Anche questa è una lotta che dobbiamo fare insieme per affermare un concetto semplice: che in Italia si può e si deve fare impresa, senza problemi, e che i lavoratori devono poter fare il loro mestiere e guadagnarsi da viviere senza rischiare la vita, senza dover sottostare a minacce.
 
ISOLARE I VIOLENTI
Bisogna isolare questi violenti, chiamarli con il loro nome, e bene ha fatto il procuratore Caselli che assieme alle forze dell’ordine sta facendo un ottimo lavoro, a procedere con le nuove denunce. Ed è giusto che gli ultimi arrestati siano stati accusati di terrorismo perchè in questo caso non centra nulla la realizzazione di una grande opera. E’ una minoranza che sta usando la violenza per sovvertire una comunità intera.
Poi però occorre creare le condizioni perchè le imprese possano fare il loro mestiere senza temere per l’incolumità di chi le guida o di chi lavora per loro. In questi mesi abbiamo testimoniato con forza la presenza dello Stato: se non è sufficiente lo faremo ancora di più.
Siamo nelle ultime fasi di questa battaglia: una volta partita la talpa chi ha scommesso sul fatto che l’opera non sarebbe mai partita risulterà sconfitto. Si sono attaccati a tutto ma si sono scontrati con la volontà ferrea del governo di andare avanti. Io credo che, al di là delle esigenze di sicurezza che vanno garantite a tutti, l’unica possibilità che abbiamo per uscirne sia quella di isolare una volta per tutti questi violenti. Bisogna tagliare loro l’erba sotto i piedi.
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IL DIALOGO E L’AZIONE DI GOVERNO
E poi occorre continuare il dialogo con i sindaci, col territorio, in Parlamento, un altro luogo in cui confrontarsi in vista della ratifica del trattato internazionale che ci sarà questo mese.
Più che le parole contano i fatti, è importante dare il segno di una presenza. Appena insediato:

  • Ho fatto visita al cantiere
  • Insediata una task force
  • E simbolicamente ho accettato anche l’invito del senatore Esposito per essere alla festa del Pd a Torino l’8 settembre

Perchè secondo me è con la presenza ed il dialogo che si superano anche le diversità di posizione. Poi ho intenzione di tornare al cantiere a metà settembre, di continuare il confronto coi sindaci non solo di questo territorio ma anche quelli interessati ad altre grandi opere.
 
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