Il piano di Etihad per Alitalia è un'occasione da non perdere

Intervista a Il Messaggero: Lupi: «Sì al piano Etihad, ma i soci decidano» di mercoledì 14 maggio.

 
«E’ arrivato il momento delle decisioni perché l’intesa con Etihad è davvero a un passo e tutti, dai soci privati alle banche, sono chiamati a fare la loro parte per far decollare l’alleanza. E’ serio e credibile i piano industriale della compagnia di Abu Dhabi su Alitalia. Punta tutto sullo sviluppo e non possiamo perdere un’occasione simile».
Maurizio Lupi va dritto al punto. Non vuole che l’accordo salti in extremis. «Perché – spiega in questa intervista al Messaggero – non ci sono alternative».
 
Ministro, che cosa manca per far decollare subito l’alleanza? Da quel che dice sembra che lei abbia letto nei dettagli il piano.
«Si tratta di un piano che ha grandi potenzialità per rilanciare Alitalia al livello che gli spetta. Trasformandola da una compagnia a tre stelle ad una grande compagnia a cinque stelle, puntando su eccellenza e qualità. Con una flotta più ampia, nuovi aerei e rotte internazionali a lungo raggio.
In un mondo del trasporto aereo che cambia, l’Italia, grazie a Etihad, ha la possibilità di assumere un ruolo predominante, centrale. E il rilancio di Alitalia significa il rilancio di tutto il settore aeroportuale, del turismo, dell’intero Paese».
 
Insomma, passiamo dal piano di difesa immaginato da Del Torchio alla fase di sviluppo?
«Questo è l’obiettivo».
 
Ma gli arabi chiedono garanzie su debiti, esuberi, sistema aeroportuale.
«Abbiamo già scritto nero su bianco nel piano trasporti che l’alta velocità arriverà a Fiumicino, Malpensa e Venezia. Saremmo dei pazzi se non lo avessimo previsto.
Malpensa sarà l’aeroporto strategico per il Nord Ovest, Fiumicino il nostro hub, Venezia un polo di rilievo».
 
E la liberalizzazione delle rotte per Linate?
«Ci sarà anche quella nel quadro delle opportunità legate all’Expo. Stiamo lavorando al decreto che arriverà dopo l’intesa».
 
E gli esuberi? Etihad non vuole contratti di solidarietà, ma tagli secchi.
«Mi lasci dire che i sindacati hanno fino ad ora avuto un grande senso di responsabilità se si pensa che solo a ottobre la compagnia era a un passo dalla legge Marzano, dal fallimento, con il rischio di lasciare a casa 14 mila dipendenti.
Noi siamo in linea con i numeri indicati nel piano Del Torchio, circa 2.600 esuberi, e per quanto ci compete abbiamo già varato a fine anno un decreto che rifinanzia il Fondo speciale per il trasporto aereo fino al 2018. Per cui grandi problemi non ne vedo».
 
Gli arabi sembrano però stanchi di aspettare per colpa dell’indecisione delle banche.
«Guardi che se l’intesa si farà, si deve decidere subito, chiudere in settimana. I soci, e lo abbiamo ribadito nel vertice di Palazzo Chigi, devono sbrigarsi. Il rischio che Etihad cambi idea resta sempre sullo sfondo. E in tanti all’estero se lo augurano».
 
Sarebbe il tracollo?
«Non ci voglio pensare. L’arrivo di Etihad avrebbe invece un effetto eccezionale, un detonatore di positività, la dimostrazione che si torna a credere al nostro Sistema-Paese. Ripeto, la palla ora è in mano ai soci».
 
Fino a che punto le banche tireranno la corda? Ieri Intesa è sembrata più disponibile.
«Le banche stanno facendo la loro parte ed è legittimo che sollevino dubbi. Hanno degli azionisti a cui rispondere. Ma se poi l’alleanza dovesse svanire non vengano a piangere sul latte versato.
Credo sia anzitutto loro interesse puntare su una grande compagnia internazionale in grado di macinare ricavi e utili».
 
Lo dica, state chiudendo.
«C’è senso di responsabilità e sul debito si troverà la mediazione. Del resto, il tempo è ormai scaduto. La scelta non è tra la fucilazione e la corda, ma tra sviluppo e un nuovo orizzonte di crescita. Le banche lo sanno bene».
 
Poste aderirà all’aumento di capitale? Se Etihad è pronta a investire fino a 600 milioni, i soci dovrebbero invece sborsare circa 200 milioni (100 per il fondo perdite e 100 per il rischio contenzioso del passato): lo faranno?
«Spetta loro decidere, è una trattativa tra privati. Poste, credo, farà la sua parte alla luce del piano di Etihad che, lo ripeto, esiste, è credibile e ha una grande prospettiva. Non dobbiamo perdere questa occasione»