GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO: IL MERIDIONE ASSISTITO DEVE ESSERE UN RICORDO

Lupi (Noi con l’Italia): «È ora di dire basta al reddito di cittadinanza»

Bari. «Il Mezzogiorno deve smettere di essere un problema per l’Europa o per l’Italia. Il Mezzogiorno è una risorsa dell’Italia e dell’Europa. È il cuore del Mediterraneo, e il Mezzogiorno lo si ammazza con l’assistenzialismo, con il reddito di cittadinanza, con il salario minimo garantito. Il Mezzogiorno lo si rilancia e diventa una vera risorsa per l’Italia e per l’Europa solo se investe in capitale umano, nelle imprese, contro la burocrazia e valorizzando le risorse che ci sono»
Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, componente della coalizione di centrodestra, risponde alle domande della Gazzetta durante il suo tour elettorale che ieri sera lo ha portato a Taranto, a sostegno del candidato sindaco Walter Musillo.

La stagione turistica è partita con il botto al sud ma gli operatori lamentano la mancanza di addetti: colpa del reddito di cittadinanza?
Intanto ricordo all’Unione Europea che se adottassimo quel salario minimo tanti operai e lavoratori in Italia guadagnerebbero molto meno. In secondo luogo ricordo che dobbiamo smetterla con l’assistenzialismo, con l’idea che il salario lo si da per legge. Il lavoro lo danno le imprese e quindi l’unica strada che abbiamo davanti da percorrere con coraggio è diminuire il costo del lavoro alle imprese per dare salari più ampi e più dignitosi a tutti i lavoratori. Il reddito di cittadinanza persegue la logica dello Stato che ti assiste, una logica sbagliata. Vogliamo il massimo del salario, non il salario minimo. L’Italia non è la Bulgaria e in Europa esistono situazioni molto diverse tra di loro.

Basterà il PNRR a colmare il divario esistente tra il Sud e il Nord soprattutto riguardo le infrastrutture viarie e ferroviarie e l’assistenza sanitaria?
Il PNRR, intanto, ha dato un segnale di svolta visto che la maggior parte delle risorse sono state destinate al Sud e le risorse sono una condizione necessaria per fare le opere. Dopodiché dobbiamo capire come i soldi vengono spesi perché va interrotta la logica assistenzialista. Le infrastrutture e la sanità costituiscono il cuore del problema meridionale, non c’è un tema di scarsità di risorse quanto temo piuttosto di progetti. Al sud bisogna investire sullo straordinario capitale umano e sul miglioramento delle infrastrutture.

Taranto è la città simbolo della possibile transizione ecologica: che futuro immagina per la città dei due mari? Sarà ancora polo dell’acciaio?
Intanto va detto che Taranto è anche il simbolo della politica demagogica, dell’idea di come si è trattato il Sud, con una valanga di promesse che non sono state mantenute. Che ne è stato dell’annunciata chiusura dell’acciaieria fatta da Grillo che vi voleva realizzare un parco giochi? Il Movimento 5 Stelle nel 2018 ha vinto le elezioni politiche a Taranto promettendo la chiusura dell’Ilva ma Di Maio appena diventato ministro si rimangiò tutto. La sfida di Taranto è la sfida di una città, nella quale la salute è un dovere ma prima ancora un diritto. Dobbiamo riuscire a coniugare sviluppo, sostenibilità e diritto alla salute. Simbolo di questa battaglia è l’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro che ha saputo anche sopperire alla società civile, dimostrando cosa vuol dire essere attenti al lavoro e all’ambiente

In Puglia e la Basilicata fioccano le istanza per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici ma in alcuni casi le popolazioni protestano per l’impatto sul paesaggio: quale è il suo punto di vista?
La transizione ecologica è fondamentale ma le energie rinnovabili spesso finiscono per diventare un mito. Il rispetto ambientale va chiesto sia alle centrali a carbone che ai pannelli fotovoltaici e alle pale eoliche, serve il giusto equilibrio, senza insultare la storia e la tradizione del paesaggio del nostro Paese. Pensiamo, piuttosto, ai rigassificatori e al nucleare di quarta generazione, quello green.

 

 

Intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno di Mimmo Mazza del 08/06/2022